Storia di Antemnae

Le fonti antiche sono chiare sulla posizione dell’antica città di Antemnae che sarebbe da mettere in relazione al nome stesso ante-amnes (o ante-amnem) cioè davanti ai fiumi; Varrone in particolar modo specifica “dove l’Aniene si riversa nel Tevere“, Dionigi di Alicarnasso ci informa che “Antemnae era sita sulla sponda sinistra dell’Aniene, vicino al punto dove questo fiume che divide il territorio di Roma da quello della Sabina, incontra in Tevere” (lib III).

La fondazione di  Antemnae si perde nella notte dei tempi. Non è chiara se la nascita di tale insediamento debba ascriversi ai Latini o ai Sabini. Gli stessi autori antichi sono concordi nel ritenere la città una tra le più antiche del Lazio; sempre Dionigi afferma che fu fondata dai Siculi ed in seguito strappata a questi dagli Aborigeni; Silio Italico ci informa invece che”Antemnae era più vetusta dell’antichissima Crustumerium”. Virgilio inoltre nell’Eneide (libro VII) cita Antemnae come una delle cinque città che muovono guerra contro i Troiani di Enea e la ricorda come turrigerae (turrita, ben difesa).

L’insediamento si sviluppa nell’VIII sec. a.C. in cima al colle tufaceo che domina l’Aniene, alla confluenza con il Tevere, e proprio la sua posizione strategica di controllo sul guado dell’Aniene (reso possibile dallo scemare della corrente in prossimità del Tevere) lungo il tracciato dell’antica via di transumanza e di commercio che diventerà la via Salaria dovette essere motivo del suo a sviluppo.

Allo stato attuale delle conoscenze si può affermare che la città conosce il suo maggior splendore nel VI-V secolo a.C. e infatti Dionigi (II, 32, 2), Livio (I, 9, 8-9) e Plutarco (Rom., XVII) citano Antemnae in aperto contrasto con Roma sin dall’epoca Regia.

La tradizione lega il nome della città al ratto delle Sabine, nel 753 a.C.: gli Antennati, insieme con i Crustumini e ai Ceninensi, sono tra i popoli più danneggiati da quell’episodio della storia romana. Infatti, mentre il re sabino Tito Tazio si riconcilia con i rapitori delle fanciulle, i Ceninensi attaccano Roma. Romolo li sconfigge e li insegue nella loro città, distruggendola insieme a Crustumerium.

Approfittando dell’assenza di Romolo e del suo esercito, gli Antennati irrompono in territorio romano. Ma il successo è effimero: le milizie romane tornano indietro e sconfiggono gli Antennati dispersi a far razzie nei campi. La città di Antemnae è presa e la sorte dei suoi cittadini sarebbe stata atroce se non fosse intervenuta la matrona Ersilia, moglie di Romolo, intercedendo presso il marito. Gli Antennati sono accolti nella città di Roma come cittadini (deportati) e nella loro città furono mandati trecento coloni romani.

Dionigi (M, 55, 3-4), ricorda la città nell’episodio al tempo di Tarquinio Prisco nella guerra tra Romani, Sabini ed Etruschi. Lo stesso autore (V, 21, 3) ricorda Antemnae come una delle città che appoggiano l’azione dell’etrusco Porsenna durante il tentativo dei Tarquini di riprendere il potere su Roma.

Entrata nell’orbita di Roma, la città continua a essere abitata ma non viene più menzionata, nemmeno nell’episodio di Manlio Torquato contro i Galli nel 367 o 361 a.C. che si erano accampati su entrambe le rive dell’Aniene all’altezza di ponte Salario (Livio VI, 42, 5). Successivamente si va gradualmente spopolando. Plutarco (XXX), ritorna a parlare espressamente di Antemnae al tempo di Silla (82 a.C.) quando l’esercito Sannita respinto a porta Collina si ritira asserragliandosi nell’abitato di Antemnae prima di essere definitivamente sconfitto dai Romani.

In età Augustea, Antemnae diventa una lussuosa villa. Strabone (V, 3, 2) ricorda come “Collatia, Antemnae, Fidenae, Lavinium che erano siate città, ora sono piccoli villaggi o proprietà di privati’. Plinio (N.H. III, 68-70) la menziona come una delle antiche città scomparse. Tuttavia il ricordo della sua grandezza rimase vivo tanto che Virgilio cita gli abitanti della turrita Antemnae tra le popolazioni che muovono guerra ad Enea, insieme alla forte Atina e alle superbe Tivoli, Crustumèrio, Ardea. (Eneide libro VII verso 630).
Nel III secolo d.C.  la villa decade e sulle alture di Antemnae, un secolo dopo, si accampano i Goti di Alarico che, venendo dal Nord, si apprestano a conquistare Roma. Da  sui luoghi calò un velo di oblio e nessuno più frequenta queste parti. Ci vorrà più di un millennio prima di avere una traccia di cosa stesse succedendo in quei luoghi che entrano a far parte della Tenuta di Ponte Salario e sono oggetto, nel Settecento e nell’Ottocento di indagini per il recupero di materiale artistico antico.

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