Borghetto di via Flaminia 58, un luogo e i suoi artisti

In questa pagina è stato riportato un saggio sul Borghetto dell’AOCF58 di Enrica Lippolis. Ringraziamo gli artisti dell’AOCF58 per aver concesso la pubblicazione.   

Lungo la via Flaminia, a poche decine di metri da Porta del Popolo, si trova la sede dell’Associazione Operatori Culturali Flaminia 58 (AOC F58), luogo diverso e segreto, notevole per l’originalità della sua storia e della suo attività, ma anche per l’atmosfera di rara tranquillità che vi si respira.

L’immobilec ospita l’associazione era anticamente la Villetta della famiglia Piccolomini Blank e fu forse il suo fascino decadente e il fatto di trovarsi in un quartiere storicamente frequentato da molti artisti (un prosieguo ideale della zona di via Margutta) che spinsero l’architetto Tullio Dall’Anese a prenderlo in affitto nel 1933. L’architetto ne occupa una parte per realizzare il suo studio e subaffitta i restanti spazi come studi per artisti.  Lo scultore Edgardo Mannucci è il primo a prendere in affitto, per centomila lire al mese, uno spazio della Villetta per farne il proprio studio. Da allora via Flaminia 58 è la memoria di chi vi lavorò, dei numerosi giovani artisti che si avvicendarono in questi studi, richiamati a Roma dal suo fermento culturale: da Edgardo Mannucci a Franco Gentilini, da Angelo Modotto a Venanzo Crocetti, da Silvio Olivo a Ugo Attardi.

«Amico Franco», scriveva un amico al pittore Franco Gentilini, «io ricordo che, diciassettenne nel luglio del 1933, partii di primo mattino in bicicletta, per Nettuno […] Arrivato al portone di casa, mi accorsi d’aver dimenticato le chiavi. Allora mi portai, sfinito, là dove sapevo che abitavi, in via Flaminia. Si salivano alcuni scalini e, intorno a un giardinetto, c’erano tre o quattro studi per artisti. Il tuo era a pianterreno [..J. Quanta strada, amico Franco, da quando povero in canna potevi sfamarti, come altri artisti di via Flaminia, da un barista che, a sera inoltrata, ti donava le paste invendute». (1)

Anche lo scultore Venanzo Crocetti ebbe il suo studio a via Flaminia che occupò suo malgrado, a giudicare dalle parole scritte qualche tempo dopo: “Verso la primavera del 1933, mi fu indicato un ambiente di comodo accesso in via Flaminia 58, un complesso di piccole fatiscenti costruzioni addossate al pendio collinoso quale confine di Villa Strohl Fern, locali mal conservati che un veneto aveva preso in affitto in blocco per riaffittarli a giovani artisti, riservandosi la parte migliore. Il locale disponibile per me era estremamente modesto, una specie di corridoio largo tre metri e lungo quattordici, di poco quindi più grande di quella che avrei lasciato, un piccolo lucernario da un capo, una fragile finestra dall’altro, nessuna difficoltà per accedervi da parte dei male intenzionati. Mi preoccupava la vicinanza delle persone che nel conoscerli non ebbi l’impressione di gente silenziosa, faceva parte del gruppo il pittore Gentilini e lo scultore Mannucci, in quel tempo ignoti più di me”. (2)

Le parole di Crocetti ci fanno comprendere quanto, negli anni Trenta, gli studi ricavati negli spazi della Villetta fossero di fortuna, quindi sistemazioni poco confortevoli, spazi minuti e spesso condivisi, poco adatti al lavoro d’artista. Notevole quindi il processo di trasformazione e miglioramento che la Villetta subi nel tempo. Visitare oggi gli spazi di AOCF58 suscita sicuramente tutt’altra percezione, a una verosimile sensazione di precarietà di allora si è oggi sostituita l’idea di un serena stabilità.
Nel dopoguerra, giunse, tra gli altri, negli studi di via Flaminia, Virgilio Marchi, noto esponente del movimento futurista, importante architetto e scenotecnico, la cui poetica di stampo futurista apparteneva all’ala meno chiassosa che faceva capo al più sottile esteta del gruppo, Umberto Boccioni. Creatore di progetti architettonici e di numerosi disegni, fu anche autore delle scenografie di circa sessanta film, tra cui alcuni molto noti di Vittorio De Sica e di Roberto Rossellini. (3)

Dal 1947, in uno degli studi, lavorò per diversi anni l’artista Ugo Attardi. A confermarci questo dato, oltre alle informazioni tratte dalla biogrofia, anche delle foto che lo ritraggono nello studio, accanto alle sue opere, illuminato dalla luce della grande finestra che contraddistingue l’ambiente. Di Ugo Attardi si parla nel libro “L’Osteria dei pittori” di Ugo Pirro, che racconta dell’Osteria dei Fratelli Menghi ubicata sulla via Flaminia a pochi passi dagli studi in questione, dove si riunivano gli artisti nel clima entusiastico del dopoguerra, ricco di speranze e di attese. L’Osteria fu un centro di riunione e scambio culturale, di innovazione e creatività, grazie ai proprietari, i fratelli Menghi, che permettevano agli artisti di rimandare i loro pagamenti a tempi più floridi. (4)

Alla fine degli anni 60 cominciò a formarsi un nucleo stabile di artisti tra i quali il pittore Bruno Lisi e lo scultore Enzo Rosato, che decisero di fermarsi negli spazi di via Flaminia 58 per farne i loro studi. Questi ultimi, ed altri artisti arrivati in seguito, decisero, alla metà degli anni Ottanta, di creare AOCF58, un’associazione dedicata alla promozione e attuazione di iniziative artistiche. In uno degli spazi dell’immobile venne creata la galleria dove ospitare mostre d’arte di artisti selezionati dai membri dell’associazione.

AOC F58 fu fondata nel 1984 e la sua attività espositiva ebbe inizio nel 1988: l’associazione si occupa della promozione, elaborazione, attuazione di iniziative artistico-culturali attraverso le quali instaurare un interscambio dialettico con la realtà sociale circostante. I soci sono artisti, architetti e studiosi interessati a divulgare conoscenza nel settore dell’arte in un quartiere chiave per la storia culturale di Roma. La vicinanza con il centro storico e con alcuni dei luoghi tradizionalmente legati alla vita artistica di questa città, per la presenza di gallerie, di studi di artisti, di luoghi di ritrovo di artisti e intellettuali, nonché del museo nazionale delle arti del XXI secolo MAXXI, fanno del quartiere Flaminio un’importante area d’arte nel cuore di Roma che, nata come centro di spontanea aggregazione, attende da tempo di essere valorizzata dalle istituzioni che pur ne riconoscono il fondamentale ruolo culturale.

L’attività di un quarto di secolo dell’AOCF58 ha visto interessati più di un centinaio di artisti di ogni tipo di indirizzo, età e linguaggi. Questi danno la dimensione del ruolo di questa associazione nel panorama culturale della città, un’associazione che apre gratuitamente le porte della sua galleria a ogni progetto artistico valido, caratterizzato da un serio lavoro di ricerca AOC F58 ha, dunque, come principale attività quella di organizzare mostre d’arte nello spazio espositivo da poco ribattezzato “Galleria Bruno Lisi”, dove si inaugurano in media una decina di mostre all’anno. La selezione degli artisti avviene uno o due anni prima della mostra. Gli artisti possono proporsi spontaneamente oppure essere presentati da un critico o da un curatore con un progetto espositivo adeguato al luogo.

Gli spazi di via Flaminia 58, ricchi della storia degli artisti che vi sono passati lasciando la propria impronta, sono oggi naturalmente connotati da coloro che in epoca più recente e attualmente li gestiscono.Se dunque lo studio della presidenza è oggi sede anche di un archivio di opere audiovisive curato da Irene Ranzato, attuale presidente dell’associazione, archivio al quale attingono abitualmente gli studenti di alcuni corsi dell’Università La Sapienza di Roma, questo spazio offre ancor oggi, soprattutto, la possibilità di conoscere l’opera complessa, per ricchezza e intensità di produzione, di Bruno Lisi, presidente dell’associazione fino al 2012, che aveva qui il suo studio, luogo di colore ricco di fermenti intellettuali, sempre aperto al confronto e al dialogo con critici, studiosi e studenti che quotidianamente lo visitavano.

Lo studio di fronte a quello che era di Bruno Lisi, è occupato da Enzo Rosato, scultore ceramista, segretario dell’associazione di cui è socio fondatore. Nativo di Grottaglie, in Puglia, Rosato rielaborerà le esperienze tecniche apprese nella locale scuola d’arte della ceramica e nelle botteghe dei vecchi maestri ceramisti. É portato dal suo percorso creativo a rivedere e a ragionare sul rapporto con le sue opere e a pensare non più soltanto come ceramista ma anche come scultore. I suoi primi lavori risentono delle tematiche informali, forte dell’insegnamento di Leoncillo, di cui è stato allievo e collaboratore.

Sopra lo spazio espositivo, si trova lo studio di Patrizia Nicolosi. Nasce come architetto e come tale si dedica anche alla fotografia. Importante il lavoro all’interno dello studio GRAU, esperienza che culmina nella Biennale del 1980, “La presenza del Passato” Poi, via via, altri riconoscimenti fino alla acquisizione di disegni e progetti da parte del Centre Pompidou di Parigi nel 2012. Con il tempo la centralità del progetto di architettura si allenta e ora Patrizia Nicolosi può dirsi a tutti gli effetti una fotografa a tempo pieno, anche all’interno del sistema dell’arte.

Accanto aillo studio dell’architetto/fotografo, si trova quello di un altro architetto, Fabrizio Fortí, il cui lavoro é caratterizzato da una stretta vicinanza al mondo dell’arte, che lo vede lettore partecipe dei nuovi linguaggi artistici. Ha curato diversi testi critici di mostre presso AOC FS8 e nel 2000 vi ha esposto un progetto utopico di riqualificazione del quartiere Flaminio dal titolo “Vibrazioni Urbane”.

Ancora legati al mondo dell’architettura sono gli spazi di Luigi Di Luzio e di Carlo Forti, quest’ultimo anche pittore. Negli ultimi anni Forti ha prevalentemente di questa disciplina che lo aveva appassionato fortemente quando era giovane. Nella mostra Volare del 2001, le immagini delle copertine dei dischi di undici grandi cantanti italiani (Domenico Modugno, Nada, Gianni Morandi, Lucio Dalla, …) sono prese come base da cui far partire un pensiero, un gesto pittorico (5). Nelle immagini ben note dei dischi dei cantautori, Carlo Forti innesta con fantasia altre immagini e colori che vogliono raccontare ed emozionarci.

Infine, sopra allo studio di Rosato, si trova quello di Mario Sasso, che è stato tra i primi in Italia a voler costruire un dialogo tra pittura e tecnologia, trovando nella ricerca elettronica delle video installazioni e nei complessi montaggi video un’altra cifra della poetica metropolitana che caratterizza anche buona parte della sua produzione pittorica.

Grazie agli artisti che la compongono e a quelli che ogni anno espongono le proprie opere nello spazio della sua galleria, AOC F58 prosegue il discorso artistico che ha avuto inizio ottant’anni fa nel cuore della città di Roma.

Note
1. Lucchese R., Appunti per un ritratto di Gentilini, in Album Gentilini, De Luca editore, Roma 1985, pp. 24-25
2. Venanzo Crocetti Autobiografia, Manoscritta inedito proprietà della Fondazione Venanzo Crocetti
3. Torelli Landini E., Capparello Mercuri D. (a cura di), Biografia, in Virgilio Marchi architetto e scenografo, galleria Andrè Roma, Galleria Peccolo Livorno, Arti grafiche Liriti, Campo Calabro (RC), 2009, p. 23
4. Ugo Pirro, L’osteria dei pittori, Sellerio Editore, Palermo, 1995
5. Forti F, Volare, Roma, 2001 (depliant)

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