20 settembre 1970

DA FARE

articolo pubblicato il 6 gennaio 2012 su https://perilmioquartiere.wordpress.com/2012/01/06/la-breccia-di-porta-pia/

Alle 6.40 i combattimenti erano iniziati su tutta la fronte; alle 8.45 la breccia vicino a Porta Pia predisposta sul limite tra la 11 a e la 12 a Divisione, è giudicata praticabile e ad essa si stanno avvicinando il 34° da Casa del Pino oltre Villa Albani, il 12° da Villa Falzacappa, il 35° da Villa Patrizi. Verso la breccia muovono anche altri reparti di fanteria. Il fuoco di fucileria iniziato alle 8.35 nella zona di Porta Pia, si sviluppa anche al Pincio dove avanza il 21° battaglione bersaglieri su Porta del Popolo raggiunta dalla fanteria della stessa Divisione che alle 9.30 riceve l’ordine di ripiegare e di spostarsi sulla Salaria. Alle 6.40 le prime fucilate erano state scambiate anche ai Tre Archi. i battaglioni bersaglieri 15° e 36° passarono in riserva della propria 13 a Divisione e così i bersaglieri della 9a Divisione. I tre battaglioni bersaglieri della 2a Divisione sul cui fronte il fuoco di fucileria è iniziato alle 7.45 circa, alle 8 si spiegano al Casino Quattro Venti, inviando alcuni reparti su tutta la fronte della Divisione, e si portano a circa 200 metri dalle mura. Alle 9.35 una pattuglia di bersaglieri del 34° battaglione con un caporale del Genio, da Villa Albani si avvicina alla breccia per accertarne lo stato. L’Ufficiale è ferito gravemente. Alle 9.45 la bandiera tricolore viene alzata a Villa Patrizi come segnale per far cessare il fuoco di artiglieria e dare l’ordine dell’assalto conclusivo. Il 12° in testa alla propria colonna da Villa Falzacappa si porta a 90 metri dalle mura subito raggiunto da reparti del 41° Reggimento Fanteria. I primi ad entrare sono quelli  della 2a compagnia del XII (12°) Cap. Alarico Ripa, morto per ferita alcuni giorni dopo) e XXXIV battaglione, che perde il suo comandante il maggiore Giacomo Pagliari , seguono i fanti del 19° e 39° reggimento della brigata Bologna poi quelli della Modena. I sottoposti del XII, Tenenti Serra, Cocito, Palazzi portano avanti gli uomini affiancandosi alla 3a e 4a compagnia del 19° reggimento. Arresasi la guarnigione pontificia si contano da parte italiana 43 morti e 132 feriti, mentre in campo pontificio rispettivamente 20 e 49.

I Bersaglieri fra morti e feriti hanno più di 50 uomini. Il più noto è il già detto comandante del 34° (XXXIV) battaglione Giacomo Pagliari  da Cremona. Del XII furono feriti il capitano Serra Leopoldo e Ripa Andrea Alarico. Ripa Alarico da Ravenna morì pochi giorni dopo in seguito a ferita. Morirono anche il caporale trombettiere Tumino Giuseppe e il Bersagliere Pezzetto o Perretto Pietro. Del 21° battaglione morì il furiere maggiore Leoni Andrea e ferito il Sottotenente Vittorio Lodolo. Del 34° il caporale Iaccarino Luigi e i bersaglieri Cardillo Beniamino e Bertuccio Domenico. In genere questi bersaglieri vengono colpiti da Fucili Remington a ripetizione (in dotazione agli zuavi Papalini)  donati dai cattolici americani. Altri reparti persero i bersaglieri Gioia Guglielmo, Mazzocchi Domenico, Musini ?. Risultò ferito il luogotenente Ivar o Ivan Key del reggimento Granatieri Guardie Reali Svedesi, ammesso temporaneamente fra i Bersaglieri del 20° Battaglione. Da un altro testo rileviamo fra i morti il Luogotenente del 7° artiglieria Cesare Paoletti e Augusto Valenzani del 40° Fanteria. Il conto dei tre ufficiali morti in azione sotto le mura dovrebbe così coincidere (3 ufficiali e 29 di bassaforza). Morti successivamente in seguito a ferita anche il capitano del 39° fanteria Bosi Cesare. Fra i feriti Rosso Roberto, lanciere del Novara, Giolitti Cesare Tenente Colonnello e Deferrari Giovanni capitano del 40° fanteria, Ramanini Alessandro luogotenente del 34° Battaglione Bersaglieri e Strada Giulio sottotenente del 35° Battaglione Bersaglieri. Viale Michele Sottotenente del 19° fanteria. Fra i pontifici i morti furono 20 e i feriti 49. Mancano quindi i nomi di molti feriti leggeri del 12 e 35° battaglione, circa 27.  Con la capitolazione cala il sipario sul millenario (dal 700 d.c. fuori da confini territoriali di Roma) potere temporale del Papa in Italia. Il generale Kanzler, ritiratosi all’interno del Vaticano (La città Leonina comprendeva oltre al complesso di San Pietro e il retrostante parco vaticano i palazzi del Laterano e Castelgandolfo), si reca a Villa Albani ora Torlonia per trattare la resa e firmare i patti. Un codazzo di diplomatici stranieri, che lo segue quasi a dare la fisionomia d’un atto Internazionale alla resa, vien presto liquidato da Cadorna che lo rispedisce entro le mura. Questi i patti in controproposta a quelli del Kanzler non tutti accettabili:

1)Roma città sarà consegnata alle truppe italiane. 2)Tutta la guarnigione della piazza uscirà con le bandiere e le armi domani alle 7 per gli onori. 3)Tutte le truppe straniere saranno sciolte e subito rimpatriate a cura dello stato italiano. 4)Le truppe indigene saranno costituite in deposito senza armi colle competenze che adesso ricoprono.

Il giorno 2 ottobre si tiene in tutto il Lazio un referendum per l’annessione al Regno d’Italia. Su 167.548 iscritti al voto (ma mancano all’appello oltre 30.000 persone) i no sono 1507. Alcuni giorni dopo una delegazione si presenta al Re, a Firenze nella reggia provvisoria di palazzo Pitti, e questi nell’accoglierla licenzia il proclama dell’unità d’Italia.  

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