Casa studio di Ettore Ferrari

A fianco di Porta Salaria, nel rione Sallustiano tra via Piave, le mura aureliane e villa Paolina, era la casa e lo studio dello scultore Ettore Ferrari. La proprietà è oggi divisa in due parti da via Sulpicio Massimo realizzata con una nuova apertura delle mura per alleggerire il traffico di piazza Fiume

Il grande portale su via Piave, a pochi metri da dove sorgeva Porta Salaria da accesso a un piccolo isolato all’interno delle mura.  Nelle grate in ferro si leggono delle iniziali: EF.

Era l’accesso al grande giardino e alla casa-studio di Ettore Ferrari, un’area piena di antiche abitazioni addossate alle mura tra la porta, dove c’è anche una torre e una fontana da molti anni all’asciutto.  Ma la casa-studio dello scultore dov’è? 

Il basso edificio è stato separato definitamente dal suo giardino con la creazione di via Sulpicio Massimo e dalla costruzione dal palazzone con ingresso in via Piave 61.  Per vedere il particolare ingresso alla casa-studio dell’artista oggi bisogna andare al cancello di via Augusto Valenziani 10.

Ettore Ferrari (1845-1929) figlio d’arte, di fede mazziniana e politico repubblicano, definito “un artista tra Mazzini e Garibaldi” dalla personalità poliedrica. Ferrari si afferma come scultore celebrativo, buona parte delle sue opere raffigurano grandi protagonisti del Risorgimento. E’ politicamente impegnato nelle vicende di fine secolo del movimento democratico e repubblicano. Massone è Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani e di Sovrano Gran Commendatore di Rito Scozzese. Il suo studio di Porta Salaria fu teatro di riunioni e accesi convegni politici. Nel 1897 tra queste mura fu pianificata la spedizione garibaldina in Grecia. Qui furono tenute numerose riunioni con la carboneria romana e i rappresentanti dell’Alleanza Repubblicana Universale, per mantenere vivo in Italia l’ideale repubblicano.

E’ una sua opera il monumento a Giordano Bruno a piazza di Campo de’ Fiori inaugurato nel 1889, dopo che venne respinto un primo progetto giudicato troppo polemico nei confronti della Chiesa. Il volto del filosofo nolano è significativamente rivolto verso la basilica di San Pietro in Vaticano. L’artista eseguì diverse statue di Giuseppe Garibaldi. Tra di esse il monumento equestre nella piazza omonima di Rovigo del 1896 la cui originaria sistemazione era prevista a Roma, ma venne poi “esiliata” perché considerata irrispettosa per la giovane monarchia unitaria: nella composizione. infatti, Garibaldi tiene la corona dei Savoia sotto le staffe.

Particolarmente lungo infine fu il completamento di una delle sue opere più note: il grande monumento a Giuseppe Mazzini sull’Aventino di Roma, monumento che in appositi medaglioni ricorda anche altri protagonisti del Risorgimento e in particolare della difesa della Repubblica Romana: Goffredo Mameli, Carlo Pisacane, Aurelio Saffi.  Dopo aver ricevuto l’incarico nel 1902, Ferrari terminò il bozzetto nel 1905. Nel 1914 venne decisa la collocazione sul colle romano e dopo ben otto anni, nel 1922, iniziò la sua costruzione.  Da quel momento lo studio e il giardino della casa-studio dell’artista si iniziano a riempire di blocchi di marmo che componevano il monumento.  Alla morte dell’artista, nel 1929, le opere scultoree erano ormai terminate, ma solo il 2 giugno 1949 avvenne l’inaugurazione del complesso nell’odierno piazzale Ugo La Malfa.  

Ferrari è anche l’autore della statua di Ovidio a Sulmona e di Vittorio Emanuele II a Venezia, in riva degli Schiavoni e di statue in Europa e America.

Nell’antico giardino della casa-studio è stato collocata la tomba di Quinto Sulpicio Massimo, il poeta bambino, ritrovato del corso della demolizione di Porta Salaria.

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