La Natura nella educazione – La Scuola di Arte educatrice di Giovanna Alatri

Maria Montessori nella prime edizioni del suo libro Il metodo della pedagogia scientifica applicata alla educazione nelle Case dei Bambini, tra i personaggi a cui inizialmente si era ispirata per proporre alcune attività dei piccoli alunni, figuravano l’inglese Lucia Latter per quanto riguarda “La natura nella educazione” e Francesco Randone per “I lavori manuali”, avendo l’autrice escluso sin dall’inizio come riferimento per il suo metodo quelle utilizzate dal pedagogista tedesco Froebel nei suoi Giardini d’infanzia, da poco affermatisi con successo anche in Italia, perché a suo avviso non consentivano al bambino la libertà di scelta. (1)

Lucia Latter, nata in Inghilterra nel 1870, si era dedicata agli studi pedagogici e all’insegnamento, applicando le dottrine di Pestalozzi e di Froebel negli asili d’infanzia dei quartieri poveri del suo paese, dimostrando attraverso le attività di giardinaggio, “[…] come in una scuola si possa considerare la natura il primo di tutti gli insegnamenti, e come l’istruzione così intesa dia un significato pratico ed un incentivo ad ogni genere di lavoro manuale e conduca a comprendere in senso più largo e più vero la poesia, la pittura e la musica […]”.2

Per capire in che modo nella pratica fosse riuscita a “considerare la natura il primo di tutti gli insegnamenti”, vale la garbata e poetica descrizione di alcune delle esperienze fatte con i bambini durante l’anno nei giardinetti scolastici; sul tema trattato nel mese di gennaio, I passeri nel nostro giardino, ha scritto: “L’esperienza ci aveva insegnato che questi piccoli visitatori sciupavano inostri piselli e i nostri crochi appena spuntavano dalla terra, e perciò ci parve opportuno studiare da presso la natura e le abitudini dei passeri, per attirarli altrove e tenerli così lontani dal nostro giardino nei primi giorni di primavera”; a maggio l’attenzione era stata rivolta a Il lombrico: “Scavando e zappando il giardino i bambini si imbatterono in molti vermiciattoli. Perciò nulla di più naturale del desiderio di conoscere qualche cosa della vita e delle abitudini di quelle meravigliose creature, specialmente sapendo che il benessere del giardino dipendeva in gran parte da esse”; del mese di giugno, dedicato alla coltivazione del ravanello, che forse nel nostro paese non avrebbe suscitato lo stesso poetico entusiasmo, ha scritto: “Il ravanello era giunto al punto in cui è buono da mangiare; e poiché si trattava del primo prodotto del nostro orto, gli rendemmo speciali onori. Un gran festino di ravanelli al quale presero parte molti genitori di bambini ed alcuni nostri amici, fu il gradito coronamento dei lavori di questo mese […]”3.

Montessori aveva conosciuto il sistema educativo della Latter in Umbria presso i Baroni Franchetti, che lo avevano applicato nelle scuole create per i figli dei dipendenti della loro tenuta, la Montesca, quando vi era stata invitata dai proprietari a tenere un ciclo di lezioni per insegnanti.

Quanto a Francesco Randone, nato a Torino nel 1864, ancora ragazzo si era trasferito con la famiglia a Roma dove, dopo avere frequentato la Regia Accademia di Belle Arti senza tuttavia terminare gli studi, intraprese con successo l’attività di pittore e ceramista. Nel 1890 aprì uno studio all’interno delle Mura Aureliane che pochi anni dopo, interessato ai problemi sociali ed ducativi dei ceti popolari, trasformò in Scuola di Arte Educatrice, con l’intento di insegnare il senso civico ai figli delle famiglie più disagiate attraverso il lavoro artistico.
Randone non era rimasto estraneo alla lenta ma decisa trasformazione, iniziata in quegli anni, dell’interesse nei confronti dell’infanzia, alla quale veniva finalmente rivolta una maggiore attenzione sia dal punto vista igienico-sanitario che sociale ed educativo.
La Scuola alle Mura, “gratuita per le bambine e i bambini dai sei anni ai quindici, senza distinzione di ceto, di religione, di cultura”, nel suo programma comprendeva oltre alle lezioni artistiche teoriche e pratiche, le visite a mostre e musei e le conferenze tenute da vari relatori, tra cui Montessori che nel 1906, poco prima di aprire la prima Casa dei Bambini, fu invitata da Randone a parlare a quel particolare pubblico dell’Igiene; in quella occasione ebbe modo di apprezzare l’originale istituzione e il suo ideatore: “Il prof. Randone – scrisse in un articolo l’anno seguente – Artista vero nell’anima e nell’opera della mano. Ma soprattutto educatore. Il Randone ha fatto delle Mura Aureliane un nido fantastico: Con intuizione geniale di portati scientifici ha composto là dentro delle stanze a luci intensamente violette e a luci gialle intercettando i raggi del sole con vetri speciali. Chi entra prova quindi subito un’impressione di calma, e anche una impressione di luogo sacro, ma soprattutto sente una gran letizia di trovarsi vicino a un artista […] uscendo da quella scuola gli allievi hanno non solo imparato un’arte che è ‘mezzo educativo’, ma hanno acquistato un sentimento artistico, atto a ingentilire e a rendere intelligenti dei tesori archeologici della romanità […]”4.
Montessori nelle sue prime Case dei Bambini aperte nel degradato quartiere di San Lorenzo si era resa conto di quanto fosse difficile insegnare innanzi tutto il rispetto dell’ambiente e quindi condivise le scelte fatte da Randone di educare e sensibilizzare i piccoli alunni al “bello” attraverso le attività manuali artistiche, come “L’arte vasaia e le costruzioni”: “Pensai perciò di sperimentare nelle Case dei Bambini – ha scritto – alcuni lavori interessantissimi che avevo veduto compiere da un geniale artista, il prof. Randone, nella “Scuola di arte educatrice” da lui fondata – scuola sorta insieme a una società pei giovanetti intitolata “Giovinezza gentile” – aventi, così la scuola come la società lo scopo di educare alla gentilezza verso l’ambiente, cioè al rispetto degli oggetti, degli edifizi, dei monumenti: parte veramente importante della educazione civile, e che mi interessava in modo particolare, per le Case dei Bambini, avendo tale istituzione lo scopo di insegnare appunto il rispetto alle mura, alla casa, all’ambiente […] Il prof. Randone fondò la sua ammirabile scuola nello spessore di una delle più artistiche parti delle mura di Roma, cioè le mura di Belisario. Prospicenti a Villa Umberto I; mura affatto trascurate dalle autorità, in nessun modo rispettate dai cittadini e che il Randone circondò di cure, ornandole di graziosi giardini pensili fuori, e collocandovi dentro la Scuola d’Arte, formatrice di Giovinezza Gentile […]”.5
I bambini imparavano a lavorare la creta, a usare il tornio, a comporre i colori per decorare le maioliche e a cuocerle nel forno partendo dalla fabbricazioni dei vasi – la cui storia “procede con la storia stessa dell’umanità” – e di altri oggetti, sino a quella di piccoli mattoni, utilizzati per costruire dei muri in miniatura: “[…] Dopo la costruzione semplice del muro – ha scritto Montessori – divertentissima pei bambini che lo elevano accostando mattone a mattone, sovrapponendo fila a fila, i fanciulli passano alla costruzione di vere e proprie case, prima appoggiate sul terreno, e poi veramente costruite con le fondamenta, cui precede lo scavo del larghe buche in terra, a mezzo di piccole zappe e pale. Le casette hanno i fori corrispondenti alle finestre e alle porte, e sono variamente ornate nella facciata da mattonelle di maiolica lucide e diversamente colorate, lavoro anch’esso dei fanciulli […] ciò che più esalta la gioia dei bambini è il lavoro di elevare un muro coi piccoli mattoni, e di vedere sorgere una casetta frutto delle proprie mani, vicino al terreno dove crescono le piante coltivate pure da loro. Così l’età infantile compendia i principali lavori primitivi dell’umanità, quando essa da nomade facendosi stabile, chiese alla terra i suoi frutti; si fabbricò dei ricoveri, e compose i vasi per cucinare gli alimenti che la feconda terra produce”.6

Montessori in seguito modificò gli iniziali programmi per la scuola dell’infanzia, tanto per quanto riguarda “I lavori manuali” adottati da Randone che per il tema della “natura nell’educazione”, spiegando le sue riserve nei confronti del significato attribuito alle attività in giardino sia dalla Latter che dalla pubblica istruzione, che lei non condivideva essendo a suo avviso rivolte soprattutto ad una formazione professionale, tant’è che per il suo metodo di educazione scientifica nelle Case dei Bambini perfezionò altri mezzi e materiali con la collaborazione del figlio Mario.

Lucia Latter, dopo l’esperienza alla Montesca era stata inviata dal governo del suo paese ad occuparsi dei giardini d’infanzia in India, dove si spense nel 1908; mentre Francesco Randone ha continuato per tutta la vita la sua attività che, dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1935, trasmessa di generazione in generazione è stata mantenuta sino ad oggi con ammirevole impegno dai suoi discendenti, sempre in quella particolarissima Scuola di Arte Educatrice alle Mura di Roma.

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