Locali negli anni Sessanta

L’immagine di Roma negli anni Sessanta, è quel­la di una città più paciosa e bonaria del­l’attuale. Una città dai ritmi più umani, meno trafficata, meno pericolosa, più sem­plice. Un mondo dove quasi non esisteva­no le differenze sociali, dove, capitava che il figlio del professionista e il figlio del por­tiere diventavano grandi insieme e si ritrovavano amici come oggi non accade quasi più.

Nella nostra circoscrizione (allora il Municipio si chiamava così) era il tempo di locali come la Fenice, in via Salaria a ridosso di piazza Fiume (oggi Rouge et Noire), e di attrici come Elke Sommer, delle bombe calde del bar Hungaria, delle chiacchierate in piazza seduti sulle lambrette.

La sera non si usci­va tanto, il vero punto di incontro per i giovani, cosiddetti “pariolini” era piazza Ungheria. Negli anni a seguire, l’area si andò animando di nuove iniziative, diven­tando, in breve, punto di incontro privile­giato per giovani di tutta la città.

Sorsero quindi i due bowling (prima uno, la TIAM, su viale Regina Margherita, e poi un secondo più grande, il “Brunswick”, sul lungotevere dell’Acqua Acetosa) subito frequentatissimi. Si affermano nuovi modi di stare insieme intorno al Samoa (ex cinema malfamato, ex sala da ballo frequentata da soldati e domestiche) dove si esibisce in rock scanatissimi Christian De Sica, alla poco illuminata cantina dello Student Club (diet­ro via Tagliamento) e, soprattutto, nel tempio giovanile costituito dal Piper Club, primo megalocale modernissimo ove si affermano come primi “eccellenti” cubisti talenti quali Patty Pravo, Mal, Maurizio, L’Equipe ’84, i Camaleonti e tanti altri.

Sono gli anni che precedono la contesta­zione, già invero presente in tanti atteggia­menti più o meno anticonformistici: capel­li lunghi, minigonne, moto, abbigliamenti coloratissimi, musica.

La gioventù dell’epoca abbandona quindi il troppo blasonato Bar Hungaria e sceglie di “bivaccare” a piazza Euclide, a piazza delle Muse, al Bar Tortuga di corso Trieste, dal Bar Romoli a piazza Sant’Emerenziana.

Negli anni Settanta, lentamente, ma inesorabil­mente, il mondo cambia, si estremizza, tutto si fa più fosco e questa storia si va esaurendo come si esauriscono, immise­rendosi velenosamente, tanti slanci, infan­tili, forse, ma spesso generosi.

Passata la bufera e i sogni, passato tutto, e anche un po’ volgarmente, i bar tornano all’animata vita di sempre, sorgono le nuove discoteche (Hysteria, oggi chiuso, il Bella Blu a via Luciani, l’Alien a via Velletri, il Dukes a viale dei Parioli).

Pagine correlate: Luoghi frequentati dalla gioventu’ nella seconda metà del 1900.

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