“21 gennaio: festa di Sant’Agnese” di Maria Grazia Toniolo

Nel nostro Municipio tutti conoscono la basilica di Sant’Agnese e il mausoleo di Santa Costanza senza magari però aver approfondito la biografia dei personaggi che danno il nome alle due chiese. Perciò ho pensato di raccontare agli amici di AMUSE chi fu Agnese e perché il 21 di gennaio viene festeggiata solennemente nella sua chiesa (Covid permettendo, quest’anno infatti la funzione è stata un  po’ in sordina ). (ndr. cliccare sulle foto per una corretta visione).  

Vorrei chiarire gli interrogativi che sorgono quando si fa mente locale su queste chiese e su questa  festa, nella maniera più semplice, ponendo perciò le ovvie domande e chiarendo le risposte in base a qualche piccola ricerca che ho fatto e alla frequentazione della parrocchia di Sant’Agnese . 

Chi era Agnese  e perché fu dichiarata Santa ?

Agnese era una ragazzina di 12/13 anni nata in una famiglia patrizia della Roma del III sec. ( 250/304 d.C.),  epoca in cui la nostra Capitale non era più Caput Mundi. Infatti l’imperatore, sia che si trattasse di Decio o di Diocleziano (le fonti non lo chiariscono), era lontano e il potere sulla città era esercitato da un Prefetto.  Questa teenager, evidentemente molto graziosa e ben sviluppata, ebbe la fortuna o la sfortuna di attirare l’attenzione del figlio del Prefetto che la chiese in sposa (foto a destra: Sant’Agnese con il suo attributo iconografico, l’agnello).

Ma lei, che aveva conosciuto la fede cristiana (in quei tempi già molto diffusa nell’Impero), si sentiva legata soltanto a Gesù a tal punto che respinse le avances del giovane.  Il Prefetto, aspirante suocero, forse per la rabbia davanti a un rifiuto offensivo, mise in opera tutte le misure (violente) adatte a far cambiare idea alla fanciulla. La condannò alla prostituzione, ma il primo malcapitato che la richiese fu fulminato; la fece esporre nuda nel Campo Agonale (odierna piazza Navona), ma una massa di meravigliosi capelli nascose il suo corpo adolescenziale; la fece porre su un rogo, ma le fiamme si spensero per una pioggia miracolosa (vedi foto a sinistra: scultura di Ercole Ferrata conservata nella Chiesa di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona).

Mentre Agnese, davanti alle sevizie, continuava a a testimoniare la sua fede in Cristo con la mitezza e col sorriso. Non restava che tagliarle la gola e così fu fatto: Agnese chiese al soldato tremante di affrettarsi perché voleva raggiungere al più presto il Signore Gesù. E così cadde sgozzata come gli agnelli, col pensiero nell’attimo della morte, di tener ferma la veste e di coprirsi il viso con la mano per un estremo pudore (foto a destra: Marco Benefial, Martirio di Sant’Agnese, Chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli a via Condotti).

I parenti deposero nel cimitero sulla via Nomentana quel piccolo corpo innocente e subito divenne popolare la storia delle infami torture e della violenza sacrilega del potere  che non si era arrestata neppure davanti all’innocenza dell’età. Questa brutalità dovette colpire talmente le cronache del tempo che la giovane fu Santa subito, tanto che nei primi anni del 300 d.C. la figlia di Costantino  Costantina (o Costanza) fece costruire un oratorio sul luogo di sepoltura di Agnese (nella foto a sinistra i ruderi della basilica costantiniana, fatta edificare da Sant’Elena).

Poi sua nonna Elena fece edificare una basilica lì vicino (di cui restano solo i muri perimetrali, ben visibili da piazza Annibaliano) e infine la grandiosa tomba di famiglia che oggi è chiamata Santa Costanza  (nella foto a destra: Mausoleo di Santa Costanza).

Ma quella è solo un mausoleo di super lusso dove Costantina (che sapeva bene di non essere santa)  avrebbe voluto essere protetta nel sonno eterno dalla vicinanza della piccola Agnese. Il suo grandioso  sarcofago di porfido è ora conservato ai Musei Vaticani (foto a sinistra).

Le notizie qui sommariamente raccontate da dove provengono ?

C’è una elegante lapide di marmo  di m 4 x 1,50, oggi inserita nello scalone che scende alla basilica, che nel 380 Papa Damaso fece porre sulla tomba della martire e che contiene qualche tratto biografico di Agnese e testimonia come la sua fama fosse sempre più viva (foto a destra).

Ovviamente col passare degli anni le leggende e le visioni guadagnavano spazio nel racconto delle torture sopportate serenamente dalla martire. Nello stesso periodo S. Ambrogio (Milano 340 – 397) nella sua opera De Virginibus  parla di Agnese raccontando quello che abbiamo detto più sopra e esaltandone le virtù. Tutti i Dottori della Chiesa, come San Gerolamo e Sant’Agostino,  la ricordano e addirittura nasce un romanzo ricco di particolari prodigiosi che sarà molto diffuso nelle chiese d’Italia e dell’Oriente. In tutti questi scritti non è ben chiaro se il nome della giovane fosse “Agnese” o se l’aggettivo greco “agnè” che ne sottolineava l’innocenza si sia poi trasformato in nome proprio (vedi foto a sinistra: Andrea del Sarto, Santa Agnese con l’Agnello e la palma del martirio).

Come non è chiaro l’anno di morte della martire: fu durante le persecuzioni di Decio (249) o in quelle di Valeriano (259) o  piuttosto nel 304 durante le persecuzioni di Diocleziano? Quello che è si è tramandato con sicurezza è il dies natalis, il 21 gennaio. E’ il giorno in cui la ragazza fu trucidata ma così rinacque a nuova vita in Paradiso. Dopo 1700 anni si continua a celebrare questo giorno festivo mantenendo in vita una tradizione particolare (foto a destra: la processione degli agnelli il 21 gennaio).

Il 21 gennaio si portano in chiesa 2 agnelli da benedire durante la messa solenne: perché? 

Tutto ha inizio col gioco di parole di cui parlavo prima. Il nome Agnese nel significato di innocente/puro è collegato al termine latino agnus cosa per cui la Santa ha nei ritratti un agnellino in braccio o ai piedi, oltre alla palma del martirio. Come ho detto viene assimilata all’agnello anche nella morte causata dal taglio della gola. Da tempo immemorabile, da quando cioè nel V sec vicino alle chiese suddette si insediò il primo monastero femminile di Roma le suore ebbero il privilegio di allevare agnelli da tosare e poi, filata la lana, di tessere i “palli” (nella foto a sinistra: Johann von Schraudolph, Sant’Agnese, 1842).

Il pallio è una lunga  striscia di stoffa bianca decorata con 6 croci che si indossa circondando le spalle e facendola  scendere sul petto  (foto a destra) . Diciamo che è tuttora una decorazione ecclesiale, un po’ come le stellette e i cordoni dei militari, che si indossa sopra l’abito talare. E’ il Papa che consegna il Pallio agli arcivescovi metropoliti (quelli che hanno un gruppo di diocesi da governare) nella festività dei Santi Pietro e Paolo  (29 giugno); i Palli sono conservati in una teca che è posta vicino alla tomba di S. Pietro. Da queste notizie si desume che il Pallio ha un importante valore simbolico per confermare il mandato dell’arcivescovo metropolita.

Ogni anno nella messa solenne del 21 gennaio, celebrata spesso da Cardinali, vengono portate due ceste adornate di fiori, ognuna delle quali contiene un agnellino di latte (foto a sinistra). Una volta incensate e benedette, le bestiole saranno consegnate alle suore di clausura del convento adiacente la basilica di S. Cecilia  per ricavarne la lana per i palli. E’ una cerimonia graziosa e commovente alla quale invito i lettori ad assistere negli anni futuri, perché vi si mescolano il sapore antico della semplicità e della purezza collegati a valori oggi in disuso ma non per questo meno presenti nella tradizione: l’innocenza, la fede, la sequela di un ideale che è più importante dei vantaggi sociali.

Dove riposano oggi  i resti mortali della santa?  

Questa è una bella domanda che riporta alla luce consuetudini antiche per noi inconcepibili. I resti della martire godettero di poca pace perché, inizialmente, la santa fu sepolta nel cimitero lungo la Via Nomentana, ma poi, come era l’uso nel medioevo, il suo cranio fu traslato nel IX sec. nel Sancta Sanctorum del Laterano e poi 1000 anni dopo, nel 1903, fu fatto trasportare in Santa Agnese in Agone a piazza Navona, luogo dove storicamente la piccola subì il martirio. (nella foto a destra la teca con la testa di Sant’Agnese nella Cappella della Sacra Testa in Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona).

Questa basilica antichissima fu completamente rifatta da Papa Innocenzo X Doria Pamphili, che ne dette l’incarico, nella seconda metà del XVII secolo, prima al Rainaldi, poi al Borromini e infine al Bernini. (foto a sinistra: la Basilica di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona).

Pochi anni prima Papa Paolo V Borghese (1605 -1621 ) aveva ordinato il restauro della basilica di Sant’Agnese fuori le mura, che risaliva, per quel che vediamo oggi, ai tempi dei Papi Simmaco e Onorio (625 – 638). I due pontefici sono raffigurati nell’abside nell’atto di donare il modellino della chiesa a Agnese che sta al centro, abbigliata secondo lo stile bizantino imperiale, e con ai piedi il fuoco e la spada, emblemi del suo martirio. (nella foto a destra il mosaico del catino absidale della Basilica di Sant’Agnese sulla Via Nomentana).

Paolo V fece riporre i resti della santa e di sua sorella di latte e martire anch’essa, santa Emerenziana, in un’urna d’argento che fu posta in una cripta sotto l’altare maggiore. (nella foto a sinistra l’urna con i corpi di Sant’Agnese e santa Emerenziana nella cripta della Basilica sulla Via Nomentana). L’altare rivestito da un commesso di marmi policromi è stato oggetto di un lungo restauro nell’anno passato. E’ sormontato da un ciborio con colonne di porfido rosso di spoglio e porta inciso il nome del pontefice Borghese; testimonianza di come  la memoria della piccola martire fosse vivissima nella Chiesa dopo il millennio trascorso.   Altrettanti grandi lavori furono eseguiti nella seconda metà dell’800 per ordine di Papa Pio IX Mastai Ferretti dall’architetto Andrea Busiri Vici e  ci  hanno consegnato la basilica che oggi visitiamo e che è gestita dall’ordine dei Canonici Lateranensi. (nella foto a destra l’altare ed il ciborio di Sant’Agnese fuori le mura).

 Quali immagini abbiamo di sant’Agnese?

Poiché la popolarità di Agnese  si è mantenuta intatta nei 1700 anni che sono intercorsi dalla sua morte a oggi, sono molto numerosi gli artisti che si sono cimentati nel ritrarre la tragedia della giovinetta brutalizzata dal Potere, e poi trasfigurata in angelo del Cielo. Ne indico qualcuno. 

  • Il mosaico absidale della basilica di sant’Agnese fuori le mura con la Santa in gloria è datato alla prima metà del VII secolo (foto a destra con Agnese con ai piedi gli strumenti del martirio: il fuoco e la spada);
  • Duccio di Buoninsegna e Simone Martini hanno ritratto la santa a Siena nel primo ‘300;
  • La Pinacoteca di Brera conserva un ritratto firmato da Ambrogio Borgogone  e datato 1495;
  • Il Museo del Prado di Madrid espone una tavola firmata da Hieronymus Bosch del 1510;
  • A Firenze alla Santissima Annunziata Jacopo Pontormo lasciò un affresco nel 1514;
  • A Pisa in Duomo è appeso un olio eseguito da Andrea Del Sarto nel 1524 (foto illustrata nel testo);
  • El Greco ci ha lasciato un olio in cui la santa è in Sacra Conversazione con la Vergine . Sta a Washington (foto  a  sinistra);
  • A Sant’Agnese fuori le mura, dietro l’altar maggiore c’è una statua che Nicolas Cordier nel 1605 creò usando un busto di alabastro orientale di scavo e aggiungendo il viso e le gambe in bronzo dorato (foto a destra);
  • A Sant’Agnese in Agone si può ammirare il marmo che ritrae la morte della santa firmato da Ercole Ferrata nel 1660 (foto illustrata nel testo);
  • Nella chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli, nel 1750 Marco Benfial ritrasse il martirio di Agnese in un’ottica molto realistica (foto illustrata nel testo);
  • Un’immagine agiografica in pieno stile romantico è firmata da Amelia De Angelis nel 1867 e si trova in una cappella di Sant’Agnese fuori le mura . L’immagine oleografica è servita per produrre santini (foto a sinistra).

Da questa carrellata di nomi di artisti  è interessante sottolineare che in epoche diverse le vesti e le acconciature della giovane si adeguavano alle mode del tempo: potrebbe essere una critica verso la poca verosimiglianza storica usata dagli artisti per ritrarre la loro idea di una ragazzina romana sotto l’Impero.  E invece penso che sia più giusto dedurne che i pittori,  dando alla giovane un’immagine a loro contemporanea, trasformavano le virtù della martire lontana nel tempo in valori sempre vivi e vitali per loro e per noi. 

Maria Grazia Toniolo

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