Quando a Villa Glori  c’era una colonia … di Giovanna Alatri

L’assistenza sanitaria all’infanzia a Roma Il 1900, definito “Il Secolo dei fanciulli” da Hellen Key, la scrittrice e femminista svedese che, come Maria Montessori, aveva posto “il bambino” al centro dell’attenzione, non solo dal punto di vista dell’educazione ma anche da quello sociale e igienico-sanitario, ha rappresentato il periodo storico di avvio di un profondo cambiamento nei confronti dell’infanzia. (a destra Hellen Key ritratta da Hanna Pauli) (Nota n.1)

Ancora alla fine dell’Ottocento lo stato della salute infantile nel nostro paese  risultava allarmante: la percentuale di morbilità e mortalità dei bambini nei primi anni di vita era molto alta, soprattutto tra quelli appartenenti ai ceti poveri, che erano la maggioranza, e tra quelli numerosi allevati in istituti; le cause di questa situazione erano in parte da attribuirsi a debolezze congenite, a tare ereditarie,  a malattie infettive ma, principalmente,  alle condizioni generali di vita, alla insufficiente e cattiva alimentazione, alle abitazioni malsane. ( a sinistra un esempio delle condizioni igienico sanitarie nella campagna romana a fine ‘800) (Nota n.2)

A Roma la “questione infanzia” era particolarmente complessa per il diffuso fenomeno del pauperismo,  per lo stato di degrado in cui vivevano numerose famiglie e per la mancanza di strutture specializzate nelle cure dell’infanzia.  Il primo vero e proprio  ospedale pediatrico romano  era stato quello del Bambino Gesù che, nato nel 1869 grazie al volere di Papa Pio IX e alla beneficienza privata nel rione Regola in via delle Zoccolette, accanto all’Orfanatrofio  Femminile  dei SS. Clemente e Crescentino, dopo l’Unità trovò una sede più ampia e in pochi anni,  con il contributo del Comune  e per iniziativa di nuovi governanti aperti a una visione laica e sociale del problema assistenziale, divenne il primo ospedale per bambini della capitale. (a destra la prima sede dell’Ospedale Bambin Gesù a Ponte Sisto)

Nel 1887 la Giunta Municipale per incrementare l’assistenza sanitaria infantile stabilì il trasferimento dell’Ospedale in una nuova struttura presso l’antico convento di Sant’Onofrio al Gianicolo, che col passare degli anni venne ampliato con vari padiglioni forniti di tutti i servizi necessari, avviando così quella progressiva trasformazione che ha reso oggi il “Bambino Gesù”  una delle strutture ospedaliere pediatriche più moderne ed efficienti del nostro paese. Un secondo ospedale, sia pure di minore importanza, venne creato ai Prati di Castello dalle congregazioni di Carità, e infine venne costruita la  modernissima Clinica pediatrica del Policlinico con relativo padiglione di isolamento e annessa scuola per infermiere. (a sinistra il Convento di Sant’Onofrio al Gianicolo dove morì Torquato Tasso in una litografia ottocentesca).

Per accogliere i neonati, il cui ricovero non era previsto in queste strutture, vennero aperti, ad opera di Associazioni private, due ospedaletti: il “Tiburtino” e “La Scarpetta”. (a destra l’ambulatorio della Scarpetta nel 1910)

Il primo, che era nato in Via Ferruccio nel quartiere tiburtino per volere di un medico, il dott. Pasquale Sorgente, era considerato un gioiello: “Quest’opera  – commentava una rivista femminile – è poco aiutata dagli Enti pubblici, forse per la sua singolare eccellenza; è, come l’Infermeria Soccorso e Lavoro, assistita  da infermiere laiche ben dirette e disciplinate. Il Sorgente se ne è fatto ideale e ragione di vita, sì che ogni sacrificio suo pecuniario è diventato ormai un bisogno. Certo non gli viene meno l’obolo della carità privata. Ma non basta […]”. Quanto al secondo ospedaletto gestito dalla Società Soccorso e Lavoro, per completarne l’attività, venne istituito a Trastevere, su iniziativa del malariologo Angelo Celli e di sua moglie Anna Fraentzel, l’Ambulatorio della Scarpetta, dove  venivano prestate cure ai bambini poveri del popoloso quartiere e del Ghetto (Nota 3).

Data la forte richiesta di assistenza l’ambulatorio fu potenziato e integrato con una Infermeria provvista di letti per  ricoverare  i malati più gravi, anche al di sotto dei due anni di età, risolvendo così, anche se in minima parte, un difficile problema: “Prima della esistenza della infermeria si era avuto spesso occasione di deplorare un grave inconveniente. A volte, giungevano all’ambulatorio dei bambini aggravatissimi, condotti spesso dalle loro mamme da località anche molto distanti, i quali per essere curati dall’Ambulatorio, dovevano subire lo strapazzo del trasporto, col grave pericolo di peggiorare sensibilmente  le loro condizioni. Non era infrequente il caso di bambini portati quasi morenti, ai quali non si sarebbe dovuto permettere di ricondurli a casa, ma che avrebbero dovuto invece essere subito messi a letto per ricevere delle cure energiche e continue che qualche volta avrebbero potuto strapparli alla morte […]”.  (a sinistra Anna Fraentzel Celli ed Angelo Celli)

Nel primo ventennio del Novecento nacquero progressivamente in varie parti della città altre strutture per la tutela e l’assistenza sanitaria infantile: ricreatori, scuole all’aperto e ambulatori-dispensari di quartiere; questi ultimi avevano lo scopo di offrire gratuitamente assistenza medica e chirurgica, di applicare terapie e di fornire cure ricostituenti ai bambini poveri senza allontanarli dalle loro famiglie e di provvedere inoltre alla distribuzione di latte, uova, minestrine. Nell’Ambulatorio di via Marmorata al Testaccio (Nota 4), creato presso un ricreatorio femminile, prestò la propria collaborazione Sibilla Aleramo che così ha ricordato la sua esperienza: “[…] Tutta ricoperta dal grembiule bianco, vedevo sfilare in  braccio alle madri, piccoli sciagurati: ogni volta credevo di non poter resistere e che fosse l’ultima del mio servizio volontario, ogni volta, due mattine per settimana, passavano a centinaia, pacchetti di carne piagata o deforme, nel lezzo dei cenci e nell’afrore dei disinfettanti […] e la rassegnazione o la disperazione apparivano mostruose in quegli occhi infantili, più ancora delle piaghe e delle deformità; le madri, quasi tutte torve quando non piangevano, ringraziavano il medico ma come se lo insultassero, specialmente se egli dichiarava l’origine di quelle deformità: mancanza d’aria, di cibo o di coperture, malattie del padre e magari semplicemente percosse”. (a destra La Scuola dei Bambini in Via Vespucci 41 al Testaccio) (Nota 5)

Le scoperte scientifiche sulla malaria e sulla tubercolosi e sulle cause del contagio di quelle temibili infezioni e della loro diffusione, avevano permesso inoltre di provvedere alla tutela sanitaria dell’infanzia più bisognosa attraverso varie iniziative come la somministrazione di medicinali e una adeguata alimentazione, ma soprattutto con  maggiori misure igieniche e una vita più sana all’aria e  al sole presso le colonie diurne e permanenti, i sanatori e le scuole all’aperto, così definite, come puntualizzava un manuale di architettura: “[…] non solo perché l’edificio è diverso dagli altri o perché questo sorge in un parco o in un giardino, ma perché l’insegnamento vi è regolato da speciali norme di vita […]”. (Nota 6) La prima struttura pubblica, sia educativa che per la tutela igienico-sanitaria dei bambini, anche quelli in età prescolare, sorta a Roma, è stata la Scuola all’aperto “Principe di Piemonte” creata nel 1911 al Gianicolo, in un padiglione in legno; questo modello  scolastico fu ripetuto subito dopo la I Guerra mondiale dall’Amministrazione comunale che  per accogliere i fanciulli in età compresa tra  i quattro e i tredici anni privi di genitori, trascurati o in stato di abbandono, istituì i padiglioni Infantiae Salus in via Induno a Trastevere, in Via Galvani a Testaccio, in viale Castrense presso Porta San Giovanni. (Nella foto a sinistra i padiglioni di via Galvani) (Nota 7)

Il triste fenomeno dell’indigenza della maggior parte della popolazione di Roma drammaticamente accentuato nell’immediato dopo guerra, aveva reso molto difficile la battaglia contro la tubercolosi, la insidiosa malattia infettiva sviluppatasi pericolosamente in quegli anni, che il Comune si impegnò a fronteggiare con  pochi mezzi a disposizione, attraverso diverse  misure di difesa,  varie iniziative assistenziali  e sostenendo il lavoro dei medici, nonché con la formazione di personale specializzato, come le “vigilatrici scolastiche” che avevano il prezioso compito di fare conoscere all’interno degli istituti educativi, agli insegnanti, agli alunni e anche ai genitori le essenziali norme igieniche da osservare; infine, promuovendo durante l’anno scolastico delle gare  tra classi su temi di igiene,  preparati anche da Ettore Marchiafava (foto a destra), che nel 1927 si complimentò personalmente con l’allora  collaboratore del Governatore di Roma, Alberto Mancini, ideatore di questi utili concorsi educativi: “Ricordo sempre  la sua intelligente  operosità al Comune della Capitale e le Sue benemerenze in tante opere di bene per la nostra città […]”. Ettore Marchiafava (Nota 8) già nel 1918, quando era Assessore all’Igiene al Comune, aveva aperto presso il Convento di Sant’Egidio a Trastevere, un  Sanatorio antimalarico a disposizioni soprattutto dei bambini della popolazione agricola dell’Agro romano che vivendo per lo più in capanne o in grotte senza la possibilità di difendersi dalle punture delle zanzare, erano maggiormente esposti al contagio. A partire dal 1925 il Patronato scolastico del Governatorato di Roma aveva organizzato le colonie diurne per bambini nei punti più ricchi di vegetazione  della città: a Monte Mario, a Villa Borghese, al Gianicolo, alla Passeggiata archeologica, sulla Via Appia e infine quella sul Tevere, “I Polverini”, presso Ponte Milvio, che da luogo per le cure elioterapiche si trasformò in seguito in scuola di nuoto per ragazzi.

La validità di tutte queste istituzioni per l’infanzia era stata confermata  in una relazione  del Comune di Roma: “I loro risultati igienici, specialmente nella profilassi antitubercolare, furono davvero meravigliosi, come furono soddisfacenti i risultati intellettuali e morali a pro degli alunni. Le scuole all’aperto dell’ultimo tipo che ora sono in numero di sei dovrebbero al più presto essere aumentate”.

Nel 1928, per far fronte ad un’altra pericolosa “malattia sociale” come la tubercolosi venne creato nel verde di Villa Glori (foto a sinistra), in zona Parioli considerata allora periferica, un Sanatorio antitubercolare intitolato ad Ettore Marchiafava, per i bambini poveri più fragili a causa della denutrizione, o affetti da disturbi della respirazione e predisposti all’infezione polmonare, perché trovassero la migliore assistenza igienica, medica, educativa, beneficiando dell’aria libera e del sole e ricevendo le cure preventive, le terapie necessarie, il vitto sano  insieme all’istruzione di base. 

La colonia consisteva in  alcuni padiglioni prefabbricati in  legno Docker già utilizzati per strutture scolastiche e sanitarie istituite sia a Roma che in  altre parti d’Italia, grazie anche agli aiuti finanziari statali.  (foto a destra)

Alcuni rudimentali padiglioni in  legno erano già stati pensati e adottati in precedenza dalle Scuola  per i Contadini dell’Agro romano dove per la popolazione agricola non esistevano né le abitazioni né tantomeno gli edifici scolastici; nel 1925 la Direzione delle Scuole dell’Agro, particolarmente sensibile all’igiene e all’estetica degli ambienti  scolastici, presentò alla Mostra Didattica di Firenze un nuovo modello  di padiglione  in legno.

Il complesso della Colonia profilattica antitubercolare di Villa Glori, composto da tre prefabbricati, venne inaugurato il 28 ottobre  1928,  alla presenza di numerose autorità.(foto a sinistra)

  • Nota 1:Vedi  https://it.wikipedia.org/wiki/Ellen_Key  ed anche https://www.tesionline.it/appunti/storia-delle-teorie-dell-infanzia/ellen-key/301/32 
  • Nota 2: Vedi https://www.iraimasp.it/images/doc/Brochure_IPAB_IRAI.pdf e sullo stato della popolazione e dei bambini nella campagna romana all’inizio del ‘900 vedi: http://www.borghidilatina.it/main/le-lestre.htm
  • Nota 3: per le attività di Angelo Celli e di Anna Fraentzel Celli vedi : http://biblioteca.asmn.re.it/pubblicazioni/Anna%20Fraentzel%20Celli.pdf 
  • Nota 4 : Sulla Scuola dei Bambini a Testaccio vedi: https://www.romafelix.it/tag/testaccio/
  • Nota 5: Per una storia di queste strutture vedi: https://www.viella.it/download.php?id=VTJGc2RHVmtYMTlGK1ZkTjBDWlVVQWc4LzNjVTVhcUpKTnU2eHhBSklXZz0=
  • Nota 6: Per una storia dell’edilizia scolastica in Europa vedi: ANNAMARIA SCORCIA ARCHITETTURA PEDAGOGICA NEL TEMPO FORMA E ANIMA DELL’EDUCAZIONE A cura di Raffaele Giannantonio Prefazione di Lorenzo Bartolini Salimbeni ( =?UTF8?B?QVJDSElURVRUVVJBIEUgU0NVT0xBIE5FTEzigJlFVVJPUEEgVFI=?= =?UTF8?B?QSBPVFRPQ0VOVE8gRSBOT1ZFQ0VOVE8gLSBTY29yY2lhLnBkZg==?=.pdf )
  • Nota 7 : vedi https://web.uniroma1.it/archiscuole/sites/default/files/alatri20_0.pdf ed anche https://documen.site/download/nessun-titolo-diapositiva-5adc78afcc107_pdf
  • Nota 8 : https://www.treccani.it/enciclopedia/ettore-marchiafava_%28Dizionario-Biografico%29/

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