“La Scuola di Arte Educatrice nelle Mura Aureliane” di Giovanna Alatri

Per la maggior parte dei romani, le Mura Aureliane rappresentano solo il filtro che separa la periferia dal Centro Storico. Dopo che, il 20 settembre 1870, Porta Pia è stata espugnata dall’esercito italiano, questo meraviglioso mastodonte lungo 19 chilometri, alto 6 metri e spesso 3,50 è stato trascurato e mal sopportato, visto spesso come “impedimento” dello sviluppo urbano,  per puro miracolo non è stato demolito (come purtroppo è accaduto per le mura di moltissime altre città)  ma tagliato, bucato, e a tratti amputato. Le porte sono state trasformate spesso in angusti uffici o depositi e alcune torri sono diventate studi e abitazioni di artisti.

Nello spessore dei camminamenti si è ricavato un pò di tutto, perfino una scuola: si tratta della “Scuola d’Arte Educatrice” che occupa un tratto delle Mura Aureliane nei pressi di piazza Fiume, in corrispondenza della Torre XXXIX con  ingresso in via Campania 10, nel quartiere Sallustiano.  La storia di questa scuola, tuttora attiva, che oggi ospita anche un museo, è il racconto di una delle eccellenze della cultura italiana: la scuola per l’infanzia, che è stata sviluppata e resa celebre nel mondo da una schiera di pedagoghi ed educatori dei quali Maria Montessori è solo la punta più nota di un enorme iceberg.

Maria Montessori nella prime edizioni del suo libro Il metodo della pedagogia scientifica applicata alla educazione nelle Case dei Bambini, tra i personaggi a cui inizialmente si era  ispirata per proporre alcune attività dei piccoli alunni, figuravano l’inglese Lucia Latter per quanto riguarda “La natura nella educazione” e  Francesco Randone per “I lavori manuali”,  avendo l’autrice escluso sin dall’inizio come riferimento per il suo metodo quello utilizzato dal pedagogista tedesco Froebel nei suoi Giardini d’infanzia, da poco  affermatisi con successo anche in Italia, perché a suo avviso non consentivano al bambino la libertà di scelta. (1)

Lucia Latter, nata in Inghilterra nel 1870, si era dedicata agli studi pedagogici e all’insegnamento, applicando  le dottrine di Pestalozzi e di Froebel  negli asili d’infanzia dei quartieri poveri del suo paese, dimostrando attraverso le attività di giardinaggio, “[…] come in una scuola  si possa considerare la natura  il primo di tutti gli insegnamenti, e come l’istruzione così intesa  dia un significato pratico  e un incentivo ad ogni genere di lavoro manuale e conduca a comprendere in senso più largo e più vero la poesia, la pittura e la musica […]”(2). (nella figura il testo base di Lucy R. Latter “School Gardenia for Little Children” Londra 1906 – https://archive.org/details/schoolgardeningf00lattrich/page/n5/mode/2up) 

Per capire in che modo nella pratica fosse riuscita a “considerare la natura il primo di tutti gli insegnamenti”, vale la garbata e poetica descrizione di alcune delle esperienze fatte con i bambini durante l’anno nei giardinetti scolastici; sul tema trattato nel mese di gennaio, I passeri nel nostro giardino, ha scritto: “L’esperienza ci aveva insegnato che questi piccoli visitatori sciupavano i nostri piselli e i nostri crochi appena spuntavano dalla terra, e perciò ci parve opportuno studiare da presso la natura e le abitudini dei passeri, per attirarli altrove e tenerli così lontani dal nostro giardino nei primi giorni di primavera”; a maggio l’attenzione era stata rivolta a Il lombrico: “Scavando e zappando il giardino i bambini si imbatterono in  molti vermiciattoli. Perciò nulla di più naturale del desiderio di conoscere  qualche cosa della vita e delle abitudini di quelle meravigliose creature, specialmente sapendo che il benessere del giardino dipendeva in gran parte da esse”; del mese di giugno, dedicato alla coltivazione del ravanello, che forse  nel nostro paese non avrebbe suscitato lo stesso poetico entusiasmo, ha scritto: “Il ravanello era giunto al punto in cui è buono da mangiare; e poiché si trattava del primo prodotto del nostro orto, gli rendemmo speciali onori. Un gran festino di ravanelli al quale presero parte molti genitori di bambini e alcuni nostri amici, fu il gradito coronamento dei lavori di questo mese […]”.  (3)

Montessori aveva conosciuto il sistema educativo  della Latter in Umbria presso i Baroni Franchetti, che lo avevano applicato nelle scuole create per i figli dei dipendenti della loro tenuta, la Montesca, quando vi era stata invitata  dai proprietari a tenere un ciclo di lezioni per insegnanti. (nella foto i Baroni Leopoldo e Alice Hallgarten Franchetti)

Quanto a Francesco Randone, nato a Torino nel 1864, ancora ragazzo si era trasferito con la famiglia a Roma dove, dopo avere frequentato la Regia Accademia di Belle Arti  senza tuttavia terminare gli studi, intraprese con successo l’attività di pittore e ceramista. Nel 1890   aprì uno studio all’interno delle Mura Aureliane che pochi anni dopo, interessato ai problemi sociali ed educativi dei ceti popolari, trasformò in  Scuola di Arte Educatrice, con l’intento  di insegnare il senso civico ai figli delle famiglie più disagiate attraverso il lavoro artistico. (nella foto Francesco Randone con il figlio Belisario che sarà famoso commediografo)

Randone non era rimasto estraneo alla lenta ma decisa trasformazione, iniziata in quegli anni, dell’interesse nei confronti dell’infanzia, alla quale veniva finalmente  rivolta una maggiore attenzione sia dal punto vista igienico-sanitario che sociale ed educativo. (nella foto il Museo della Scuola d’Arte Educatrice all’interno delle mura)

La Scuola alle Mura, “gratuita per le  bambine e i bambini dai sei anni ai quindici, senza distinzione di ceto, di religione, di cultura”, nel suo programma comprendeva oltre alle lezioni artistiche teoriche e pratiche, le visite a mostre e  musei  e le conferenze tenute da vari relatori, tra cui  Montessori che nel 1906, poco prima di aprire la prima Casa dei Bambini, fu invitata da Randone a parlare  a quel particolare pubblico dell’Igiene; in quella occasione ebbe modo di apprezzare l’originale istituzione e il suo ideatore: “Il prof. Randone – scrisse in un articolo l’anno seguente  – artista vero nell’anima e nell’opera della mano. Ma soprattutto educatore. Il Randone ha fatto delle Mura Aureliane un nido fantastico: Con intuizione geniale di portati scientifici ha composto là dentro delle stanze a luci intensamente violette e a luci gialle intercettando i raggi del sole con vetri speciali. Chi entra prova quindi subito un’impressione di calma, e anche  una impressione di luogo sacro, ma soprattutto sente una gran letizia di trovarsi vicino a un artista […] Uscendo da quella scuola gli allievi hanno non solo imparato un’arte che è ‘mezzo educativo’, ma hanno acquistato un sentimento artistico, atto a ingentilire e a rendere intelligenti dei tesori archeologici della romanità […]” (4). (nella foto il Museo della Scuola d’Arte Educatrice all’interno delle mura di Andrea Jemolo)

Montessori nelle sue prime Case dei Bambini aperte nel degradato quartiere di San Lorenzo si era resa conto di  quanto fosse difficile insegnare innanzi tutto il rispetto dell’ambiente e quindi condivise le scelte fatte da Randone di educare e sensibilizzare i piccoli alunni al “bello” attraverso le attività manuali artistiche, come “L’arte vasaia e le costruzioni”: “Pensai perciò di sperimentare nelle Case dei Bambini – ha scritto –  alcuni lavori interessantissimi che avevo veduto compiere  da un geniale artista, il prof. Randone, nella “Scuola di arte educatrice” da lui fondata – scuola sorta insieme a una società pei giovanetti intitolata “Giovinezza gentile” – aventi, così la scuola come la società lo scopo di educare alla gentilezza verso l’ambiente, cioè al rispetto degli oggetti, degli edifizi, dei monumenti: parte veramente importante della educazione civile, e che mi interessava in modo particolare, per le Case dei Bambini, avendo tale istituzione lo scopo di insegnare appunto il rispetto alle mura, alla casa, all’ambiente […] Il prof. Randone fondò la sua ammirabile scuola nello spessore  di una delle più artistiche parti delle mura di Roma, cioè le mura di Belisario. Prospicienti Villa Umberto I; mura affatto trascurate dalle autorità, in nessun modo rispettate dai cittadini e che il Randone circondò di cure, ornandole di graziosi giardini pensili fuori, e collocandovi dentro la Scuola d’Arte, formatrice di Giovinezza Gentile […]” (5). (nella foto la Casa dei Bambini di Maria Montessori in via dei Marsi a San Lorenzo).

I bambini imparavano a lavorare la creta, a usare il tornio, a comporre i colori per decorare le maioliche  e a cuocerle nel forno partendo dalla fabbricazioni dei vasi – la cui storia “procede con la storia stessa dell’umanità” – e di altri oggetti, sino a quella di piccoli mattoni, utilizzati per costruire dei muri in miniatura: “[…] Dopo la costruzione semplice del muro – ha scritto Montessori – divertentissima pei bambini che lo elevano accostando mattone a mattone, sovrapponendo fila a fila, i fanciulli passano alla costruzione di vere e proprie case, prima appoggiate sul terreno, e poi veramente costruite con le fondamenta, cui precede lo scavo del larghe buche in terra, a mezzo di piccole zappe e pale. Le casette hanno i fori corrispondenti alle finestre e alle porte, e sono variamente ornate nella facciata da mattonelle di maiolica lucide e diversamente colorate, lavoro anch’esso dei fanciulli […] ciò che più esalta  la gioia dei bambini è il lavoro di elevare un muro coi piccoli mattoni, e  di vedere sorgere  una casetta frutto delle proprie mani, vicino al terreno dove crescono le piante coltivate pure da loro. Così l’età infantile compendia i principali lavori primitivi dell’umanità, quando essa da nomade facendosi stabile, chiese alla terra i suoi frutti; si fabbricò dei ricoveri, e compose i vasi per cucinare gli alimenti che la feconda terra produce” (6)(nella foto ragazzi all’opera nel laboratorio di ceramica)

Montessori in seguito modificò gli iniziali programmi  per la scuola dell’infanzia, tanto per quanto riguarda “I lavori manuali” adottati da Randone che per il tema della “natura nell’educazione”, spiegando le sue riserve nei confronti del significato attribuito alle attività in giardino sia dalla Latter che dalla pubblica istruzione, che lei non condivideva essendo a suo avviso rivolte soprattutto ad una formazione professionale, tant’è che per il suo metodo di educazione scientifica nelle Case dei Bambini perfezionò altri mezzi e materiali con  la collaborazione del figlio Mario.

Lucia Latter, dopo l’esperienza alla Montesca era stata inviata dal governo del suo paese ad occuparsi dei giardini d’infanzia in India, dove si spense nel 1908; mentre Francesco Randone ha continuato  per tutta la vita la sua attività che, dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1935, trasmessa di generazione in generazione è stata mantenuta sino ad oggi con ammirevole impegno dai suoi discendenti, sempre in quella particolarissima Scuola di Arte Educatrice  alle Mura di Roma(nella foto Villa Montesca a Città di Castello – http://www.montesca.eu/2.0/ )

Note

(1) Friedrich Froebel (1782-1852) aveva creato in Germania i Giardini d’infanzia in cui veniva applicato il suo metodo educativo studiato per favorire  l’armonico sviluppo del bambino, fisico, intellettuale e morale, senza generare noia o stanchezza, attraverso diverse occupazioni e vari materiali chiamati doni. I Giardini d’infanzia, dopo qualche iniziale difficoltà si affermarono anche in Italia . Cfr. Giovanna Alatri, Gli Asili d’Infanzia a Roma tra Otto e Novecento, Milano, UNICOPLI, 2013 )
(2) Lucia Latter, “Il giardinaggio insegnato ai bambini”, traduzione dall’inglese di Bice Ravà. Roma-Milano, Albrighi e Segati, 1908, p. 5
(3) Id. pp. 37, 38, 39
(4) Maria Montessori, “Arte educatrice”, La Vita, 6 agosto, 1907. Cfr. Giovanna Caterina de Feo, “La scuola d’arte educatrice”, in Trucci, Trucci Cavallucci…- Infanzia a Roma tra Otto e Novecento, catalogo della mostra, Casina delle Civette-Villa Torlonia, 9-28 ottobre 2001, Roma, Palombi Editore, 2001, p. 70
(5) Maria Montessori, Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini, Roma, Loescer, 1913, p. 117
(6) id Pag. 118

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