pa32 viale Romania. Le caserme

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(pa32 Copertina v1) IMMAGINE SENZA AUDIO (5 sec.)

pa32 2 ex vR 90 – FOTO TARGA, 

(pa3 v.Romania Targa) Siamo all’estremo di viale Romania, verso piazza delle Muse.

(pa31 v.Romania foto aerea 1) In questa video-passeggiata percorreremo il tratto di questa strada che dalla piazza Bligny porta all’incrocio con via Slataper.  Cento metri o poco più, pieni con di storia e scoperte!

pa32 3 ex vr 3 v4 – 

vR 91 –  

Partiamo dall’imponente edificio davanti a noi, su cui leggiamo COMANDO GENERALE ARMA DEI CARABINIERI.  (…)

L’edificio è il vertice di una vasta area che occupa tutto l’isolato davanti a noi, tra via di Villa San Filippo e via Nino Oxilia fino a via Castellini.

VR 95  –  La caserma è intitolata ad Azolino Hazon, comandante generale dell’Arma nel 1943 quando accorse a capo dei suoi carabinieri a San Lorenzo dopo il primo bombardamento americano per organizzare i soccorsi e trovò la morte sotto le bombe del secondo attacco. INTERRUZIONE 1 SEC.
vR 100 .  Nel giugno del 1944, quando arrivano gli americani e Roma è liberata, tutti i comandi dei Carabinieri rioccupano le sedi impiegate fino a un anno prima. Per il Comando Generale dell’Arma, invece, la vecchia sede è insufficiente e non è facile trovarne un’altra adatta. Solo all’inizio del 1953, si decide di realizzare una nuova sede per il Comando, utilizzando l’area della Caserma Pastrengo ai Parioli, da decenni sede romana dell’Arma di Cavalleria. Nel 1954 è posata la prima pietra e, meno di un anno dopo, la nuova caserma dei Carabinieri è inaugurata. INTERRUZIONE 1 SEC.

VR 105   . La facciata è caratterizzata da un avancorpo centrale in travertino, una specie di masso ciclopico a simboleggiare la granitica saldezza dell’Arma. In basso, il grande portale in peperino.

vR 107  Ai lati, separate da due fasce verticali rivestite di tufo, ci sono due ali simmetriche con colonne giganti disegnate da mattoni rossi. Lungo via Nino Oxilia poi, vediamo un altro corpo sporgente: un severo parallepipedo, rivestito in travertino, destinato agli uffici del Comandante.

vR 110  . Nel grande terreno lungo via Oxilia,  dove erano i  campi di addestramento della cavalleria, sono state realizzate palazzine per alloggi dei Carabinieri. Della Caserma Pastrengo, invece, rimasero le scuderie e il maneggio coperto, la cosiddetta “cavallerizza”, in quanto continuarono a essere di stanza qui i Carabinieri a cavallo che erano già acquartierati nella vecchia caserma con gli altri squadroni di Cavalleria.

vR 120  Il Quarto Reggimento dei Carabinieri è oggi l’ultimo reggimento delle Forze Armate Italiane in cui ogni uomo ha un cavallo. Ed è quello che fornisce i picchetti d’onore al Quirinale e alle altre cerimonie ufficiali e che si esibisce nello spettacolare carosello che chiude ogni anno il Concorso ippico di piazza di Siena. Negli anni Novanta, il Reggimento è stato trasferito a Tor di Quinto, ma gli abitanti meno giovani della zona ricordano ancora, con nostalgia, la rapida sfilata dei cavalieri che percorrevano viale dei Parioli e viale Rossini per andare ad allenarsi al Galoppatoio di Villa Borghese con in testa la loro “mascotte”, la cagnetta Trombetta, poi Birba e poi Lady (che pare abbia avuto uno choc quando il reggimento ha lasciato la caserma dei Parioli). INTERRUZIONE 1 SEC. vR 130  In tutte le città italiane c’è (o c’è stata) una Caserma Pastrengo. (Caserma Pastrengo – Napoli) Questa località vicino a Verona, insieme a Goito, è una delle battaglie vinte dai Piemontesi nella prima guerra d’indipendenza, prima che gli austriaci di Radetzky si riorganizzassero e li respingessero indietro. In ogni caso, Pastrengo è rimasto un nome storico per la cavalleria dell’esercito italiano e per i Carabinieri. Nel 1848, il re Carlo Alberto si sta spostando verso il villaggio di Pastrengo, quando le vicine truppe austriache iniziano a muoversi. Il comandante dei Carabinieri della scorta reale intuisce il tentativo di accerchiamento attuato dal nemico e ordina immediatamente la carica. Al grido «Savoia!» 280 cavalieri, sciabole alla mano, caricano per tre volte gli austriaci che, sorpresi, ripiegano. INTERRUZIONE 1 SEC.

vR 135  A Roma, dalla fine dell’Ottocento, la caserma della Cavalleria, la Caserma Pastrengo appunto, occupava una grande area dei Parioli: che comprendeva l’area dove oggi sorge il Comando Generale dei Carabinieri ma che allora arrivava fino a viale dei Parioli, tra via Oxilia a via CastelliniLa fascia di terreno su viale dei Parioli è smilitarizzata negli anni Trenta. Nasce così via Picardi, sorgono gli edifici INCIS su questa via  e, successivamente, le palazzine su viale dei Parioli: quella dove c’è Gargani, da una parte, e quella dove era Righetto, dall’altra.

INTERRUZIONE 1 SEC.

vR 140 .  Ma torniamo alla nostra passeggiata su viale Romania. A sinistra della caserma dei Carabinieri, inizia via Nino Oxilia, una strada rettilinea che porta a viale dei Parioli. INTERRUZIONE 1 SEC vR 145  Nino Oxilia, torinese, è stato giornalista, scrittore, poeta, regista. E’ l’autore dell’inno goliardico che, successivamente riadattato, diventerà “Giovinezza”, uno dei più famosi inni del regime fascista. vR 148  . Oxilia muore a soli 28 anni, nel 1917, falciato dallo scoppio di una granata sul Monte Tomba. Faceva parte degli irredentisti, personaggi che hanno speso la propria vita e sono morti per la liberazione dalla dominazione straniera dei territori italiani, a partire da Trento e Trieste. Sono intitolate a loro tutte le strade a destra di viale Parioli, scendendo fino all’Acqua Acetosa: Castellini, Borsi, Stuparich, Sant’Elia. Ma anche Slataper, Locchi, Fauro, Caroncini. Tra di essi c’era pure Umberto Boccioni, il pittore che tutti conosciamo. INTERRUZIONE vR 149  . Tra via Oxilia e viale Romania si staglia contro il cielo un grande corpo, curvo, bianco, perforato da decine di grandi finestre tutte uguali tra loro. E’ la facciata nord della caserma Slataper, di cui parleremo più avanti.

INTERRUZIONE

INTERRUZIONE

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vR 150

Avanziamo su viale Romania e fermiamoci all’incrocio con una piccola traversa a sinistra che corre stretta tra due muri.

vR 151

(…) E’ via del Canneto.  Svoltiamo su questo vicolo e percorriamo qualche decina di metri.

Non molto è cambiato da quando si chiamava vicolo del Canneto, uno stradello che per secoli ha collegato il vicolo di San Filippo, dove siamo noi ora, con la via Salaria.

Dopo pochi passi e avremo la sensazione di essere tornati indietro di secoli. Questo infatti è uno dei pochi esempi rimasti a Roma di “strada murata”: viottoli del suburbio che correvano solitari tra i muri di vigne e ville di famiglie nobili e istituti religiosi.

VR 155  – Ecco via delle Fornaci, un’altra strada murata romana che corre dietro il Gianicolo, tra Villa Abamelek e Villa il Vascello. Su via del Canneto, un po’ più avanti a destra, si vede il grande scavo fatto per realizzare un parcheggio su via Panama. Avevano iniziato i lavori sperando in una autorizzazione che però non è mai arrivata. I lavori sono stati interrotti e il cantiere è abbandonato da anni.   INTERRUZIONE 1 SEC vR160   . In fondo al vicolo, a sinistra, c’è il Casale Renzi, un edificio oggi gestito dai Carabinieri, in cui sono ospitate anche persone che vengono a Roma per incarichi temporanei di alto livello istituzionale. La Fornero, per esempio, abitava lì quando è stata Ministro del Lavoro nel governo Monti. INTERRUZIONE DI ARGOMENTO vR 162  . Nel terreno all’angolo tra via del Canneto e viale Romania, è stata realizzata una sottostazione elettrica sotterranea dell’ACEA.

 

vR 165  

Negli scavi sono state trovati percorsi sotterranei, forse vie di fuga predisposti per i Savoia, forse cave di pozzolana o ancora cunicoli catacombali che collegavano le già citate catacombe dei Giordani, che si estendono sotto Villa Ada, (via Salaria 334 – ingresso catacombe dei Giordani) con le vaste Catacombe di Sant’Ermete, che hanno il loro ingresso su via Bertoloni e si estendono da via Siacci a viale dei Parioli (via Bertoloni 13 – Villino Sant’Ermete) Sono gli stessi cunicoli che hanno causato una serie di cedimenti nel terreno qui vicino … verso via Panama, a Parco Rabin, … Costringendo così il Comune a recintare l’area e tenerla chiusa da anni.

INTERRUZIONE 1 SEC

pa32 5 ex vR 230  FOTO TARGA STRADALE

(pa3 v.Romania Targa) Siamo di nuovo su viale Romania.

(…) e avanziamo fino all’incrocio dove, a destra, inizia via Slataper.

 

pa32 6 ex a vR 231 video – 

All’angolo, dietro di me c’è la Caserma Slataper, oggi sede del Comando Territoriale di Roma dell’Esercito Italiano. Il suo ingresso è protetto da una imponente torre a pianta ellittica, perno architettonico di tutto il complesso. (Caserma Slataper)

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vR 234  – La grande caserma ha una pianta approssimativamente triangolare e prende tutto l’isolato tra viale Romania, via Slataper e via Oxilia. (Caserma SlatapervR 235  –  E’ la testata nord del complesso il monumentale edificio con la facciata curvilinea di travertino piena di finestre che abbiamo visto pochi minuti fa, all’angolo tra viale Romania e via Oxilia. (Caserma Slataper – tra viale Romania e via Oxilia)   INTERRUZIONE 1 SEC vR 236 – La Caserma Slataper è stata realizzata su progetto di Vittorio Cafiero, allora trentacinquenne, col contributo di Pietro Lombardi, utilizzando i materiali tradizionali dell’architettura romana: mattoni, tufo, travertino.  (Caserma SlatapervR 240 –  Inaugurata nel 1936, la caserma prende il posto della vecchia Caserma Mussolini … ed è la nuova sede del Comando della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, le Camicie Nere insomma. Le scritte appena visibili nella fascia bianca in alto, presente sia sull’edificio che sulla torre, inneggiano al fascismo. () INTERRUZIONE 1 SEC. vR 250   ,  Ma vediamo cosa ha di speciale questo edificio. () All’interno della torre davanti a noi, c’erano dei grandi ambienti, decorati con grandi immagini e simboli del periodo fascista e illuminati, come possiamo vedere dall’esterno, da piccole finestre quadrate delle stesse dimensioni dei blocchi di tufo del rivestimento. Sappiamo che le pareti di queste sale erano state decorate da diversi artisti.  ()  Ma la damnatio memoriae del dopoguerra nei confronti del regime colpisce anche questo edificio: tutte le decorazioni sono distrutte e le sale della torre diventano anonimi ambienti della caserma. () vR 260   –  Al piano rialzato, c’era la Sala del Rapporto, alta 8 metri e decorata con una grande immagine di Mussolini con la divisa della Milizia e altri dipinti murali di Mario Tozzi. () Al livello superiore, era situato il Sacrario della Milizia, una grande sala interamente rivestita con mosaici di Angelo Canevari,   (Sacrario della Milizia – Inaugurazione – 1936) autore, tra l’altro, di numerose opere di arte musiva al Foro Italico (Foro Italico – Piscina ) e alla Casa della Gioventù Italiana del Littorio (la GIL) a Trastevere. (Casa della GIL – via G. Induno – oggi cinema Nuovo Sacher) Su un gradone al centro della sala, era un altare, con una quinta retrostante … (Sacrario della Milizia – Inaugurazione – 1936) dove erano incisi i nomi dei caduti della Milizia.  Il tutto realizzato in marmo nero.  (NO TESTO) INTERRUZIONE vR 265  . Nei primi anni Novanta, durante alcuni lavori di risistemazione della sala dove era il Sacrario, sono casualmente scoperte tracce dell’opera di Angelo Canevari. Si fanno dei saggi sulla parete fino all’esito finale: sotto 5 centimetri di intonaco, il mosaico originale è praticamente intatto! L’altezza originaria della sala è ripristinata ed è effettuato un completo restauro. vR 270  . Riappare così il grande mosaico sul tutta la parete del Sacrario, con quattro enormi personaggi. Sono gli evangelisti, rappresentati come antichi eroi, con i loro simboli tradizionali e con iscrizioni che rimandano a temi e valori del regime fascista. Marco, con il leone, rappresenta la forza, Giovanni con l’aquila l’intelligenza, il pensiero, Luca con l’angelo la fede, Matteo infine con il simbolo del bue rappresenta il lavoro. Forza, pensiero, fede, lavoro: le virtù che caratterizzano, secondo i dettami di Mussolini, le Camicie Nere. La sala, con la sua decorazione originaria rimessa a nuovo, è oggi l’aula magna del Comando Territoriale di Roma dell’Esercito Italiano. INTERRUZIONE 1 SEC. vR 272   .   L’architetto Vittorio Cafiero è anche il progettista del Ministero delle Colonie, oggi Palazzo della FAO, e dell’imponente caserma dietro piazza Mazzini, oggi sede della Corte dei Conti. Dopo la guerra, Cafiero sarà uno dei progettisti del Villaggio Olimpico. vR 274  –  Pietro Lombardi è meno giovane del collega. Aveva lavorato negli studi di Brasini e Piacentini ed è stato molto attivo in ambito coloniale. (Terme di Calitea – Rodi)   Nel dopoguerra a Roma lavorerà nell’edilizia residenziale privata. E’ sua la palazzina Giammarusti, all’angolo tra viale Bruno Buozzi e via Antonio Gramsci, caratterizzata dalla facciata rotonda …  e da un elegante ingresso, oltre che dalla piscina di un noto cantante all’attico.  Ma Lombardi non fa l’architetto a tempo pieno, è professore all’Accademia di Belle Arti di Ripetta, e si guadagnerà la fama, nella nostra città, con altri lavori.  vR 276   . FARE FOTO LARGA Infatti, è suo il progetto della fontana delle Anfore a Testaccio e, successivamente, è a lui che il Comune affida …  (Fontana delle Anfore piazza Testaccio)  la progettazione di tutte la particolarissime fontane dei rioni.  Qui vedete quella delle Tiare a Borgo (Fontana delle Tiare largo del Colonnato, Borgo) FARE FOTO LARGA e la fontana degli Artisti, piena di cavalletti, colori, tavolozze. E’ infatti la fontanella di Campo Marzio, che per secoli è stato il loro rione.  (Fontana degli Artisti via Margutta (Campo Marzio))  INTERRUZIONE

pa32 8 Pagina finale (audio …) 

(pa35 Fine v1) Grazie per l’attenzione e arrivederci.

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