piazza Bligny v1

RIFARE ex novo

Pagina copertina  – 

IMMAGINE SENZA AUDIO  (pa32 Copertina v1)

vR 40 (MINIMO 5 SEC.) AUDIO DI CLELIA, FOTO TARGA STRADALE,  

Siamo a piazza Bligny. Una piazza “a forma di tridente”, creata da viale Romania che si apre verso tre vie: (pa3 p.Bligny Targa)

al centro via Salvini a destra via Mafalda di Savoia  e a sinistra via di Villa San Filippo.  Siamo sul percorso dell’antichissima via Salaria, la Salaria Vetus, che da Roma, sul tracciato di viale Romania, proseguiva verso la città di Antemnae sul tracciato di via Mafalda di Savoia e via di San Filippo Martire,

Sul lato della piazza verso villa Ada vediamo un edificio basso e lungo.

vR 41    E‘ il casino nobile di un’antica vigna che gli Assia, figli di Mafalda, hanno donato dopo la guerra all’Arma dei Carabinieri. Davanti a noi viale Romania, a destra una grande caserma, poi via di Villa San Filippo, e via Tommaso Salvini. Verso piazza delle Muse. Stretto tra via Salvini e via Mafalda di Savoia, c’è un grande portale tinteggiato in un rosa acceso. Il portale non è antico, è ottocentesco, ma è l’ingresso di quella che fin dal Seicento era una grande tenuta nobiliare, Vigna Scarlatti, …

vR 43 –  una proprietà talmente grande che inizialmente arrivava, da dove siamo, al vicolo dell’Acqua Acetosa e sulle rive del Tevere.

vR 45   – Gli Scarlatti, toscani, si estinguono nella famiglia Del Grillo (quella di Onofrio marchese del Grillo, famoso per i suoi colossali scherzi, e … (Marchesi Del Grillo) infine nei marchesi Capranica, noti per aver realizzato nel loro palazzo a Campo Marzio  il Teatro Capranica, che è stato per molto tempo il principale teatro di Roma. Sono queste le famiglie che terranno questa grande proprietà per due secoli. vR 50  – Nell’Ottocento la tenuta è nota come Villa San Filippo, come leggiamo sul portale, ma dove è il suo casino nobile? In realtà lo abbiamo già visto, a via Mafalda di Savoia E’ il palazzetto delle monache Dorotee, con ingresso nella piazzetta da cui siamo partiti, dipinto dello stesso colore del portale davanti a noi. vR 55    Sul portoncino, vi ricordate, c’è una piccola targa in pietra, con scritto Villa Felicetti, che ci indica il nome degli ultimi proprietari della grande villa. I Felicetti infatti acquistano la proprietà a inizio Novecento e sono loro a lottizzarla. INTERRUZIONE  vR 57  –  Per realizzare via Tommaso Salvini, l’asse del nuovo quartiere, è demolito un oratorio dedicato a San Filippo che era  qui, sul confine della proprietà Scarlatti. La prima palazzina realizzata dai Felicetti è quella che si affaccia su piazza Bligny che segna l’ingresso del nuovo quartiere e che, con il suo grande stemma al terzo piano, ci indica la data di costruzione: 1928.   vR 60   Ed è ai Felicetti che, poco dopo il 1920, sono espropriati dei lotti di terreno a favore di alcune cooperative.   Tra esse, quella degli Invalidi della prima guerra mondiale che costruiscono i villini che vediamo ancor oggi su via Adelaide Ristori. Ma quando questo quartiere inizia ad accogliere i suoi abitanti, qui siamo in aperta campagna, lontano da tutto. Piazza Ungheria è ancora un polveroso incrocio senza servizi da offrire e la zona è talmente remota che nel 1924 da queste parti, verso piazza delle Muse, fu innalzata l’Antenna dei Parioli per diffondere le prime trasmissioni radiofoniche italiane,  registrate nello studio appositamente allestito a Palazzo Corrodi in via Luisa di Savoia. INTERRUZIONE

  vR 65  – 

Nel 1929 finalmente, qui arriva il tram. (…) Prima le linee 18, 31 e 32, 2 poi la linea 4, che da piazza Indipendenza arriva qui, a piazza Bligny. Per tornare indietro, le vetture percorrono l’anello via Salvini, via Morelli, vicolo Emiliani (oggi via Eleonora Duse) e via di Villa San Filippo dove è fissato il capolinea. (…) Sulla tabella al capolinea però non c’è scritto il nome della via ma “Villa Felicetti”, il toponimo con cui allora tutta quest’area era nota. La linea 4 sarà poi servita da filobus, che svolgeranno il servizio fino al 1959. INTERRUZIONE

  vR 70  – 

Prima di lasciare Villa San Filippo vogliamo raccontare come nasce il casale basso e lungo che vediamo attraverso il portale e che ci aveva già incuriosito quando lo avevamo visto venendo su da via Mafalda di Savoia. (…) E’ infatti una costruzione  strana per Roma e per questo quartiere in particolare. La spiegazione ce l’ha data un anziano e simpatico signore che abita da queste parti. (…) In questa area tra via Mafalda e via Salvini, dopo la fine della guerra, un reparto di marines è stato acquartierato per alcuni anni.  Sono loro che hanno costruito una fila di baracche in legno da utilizzare come magazzini, che poi i proprietari del suolo hanno regolarizzato, ricostruito e trasformato in uffici. (…) Ovviamente la grande palazzina degli anni settanta che vediamo in secondo piano, allora non c’era. (via Tommaso Salvini 4) INTERRUZIONE vR 75    Tommaso Salvini, milanese, come tutti i personaggi ai quali sono intitolatile strade da queste parti è stato un uomo di spettacolo, in particolare un attore. Ma se andate al Gianicolo troverete il suo busto insieme agli eroici garibaldini. A vent’anni infatti è stato uno dei difensori della Repubblica Romana (…)

vR 80   –  RIFARE FOTO CARTELLO VIA DI VILLA SAN FILIPPO  A destra di via Tommaso Salvini, c’è via di Villa San Filippo, una breve e rettilinea strada che costeggia a sinistra la caserma dei Carabinieri. (…) Qui iniziava un antico stradello campestre, il Vicolo di Schateau, che portava appunto alla vigna di Giacomo Enea Du Chateau e ad altre vigne sparse su questa altura dei Parioli. La vigna Du Chateau è poi diventata Villa Emiliani il cui nome è rimasto nella strada qui vicino. (…)   A inizio Novecento, questa era anche la strada per raggiungere Vigna Filonardi, che era dove oggi è la clinica Quisisana e il campo di tiro al piccione che era nei campi affacciati sull’Acqua Acetosa dove ora è l’esclusivo circolo “Antico Tiro a Volo”.   (Ferruccio Ferrazzi – Pioggia d’autunno 1923, Olio su tela) INTERRUZIONE

vR 81 – FARE EX NOVO (ANDREA CERCA LE FOTO) In piazza Bligny, c’è un elegante bar d’angolo. (…) Settanta anni fa, in quei locali c’era una modesta latteria di zona con due vetrine su via di Villa San Filippo. I grandi bar dei Parioli, allora, erano l’Hungaria, l’Euclide ed il bar delle Muse nelle omonime piazze. La nostra latteria è aperta nel 1947 dai Piazza: tre fratelli e una sorella, tutti regolarmente sposati, e vende latte e burro e si e no qualche caffè, alla clientela dei negozi accanto. Un giorno, la latteria inizia a fare gelati, dei buoni gelati. Non si sa chi dei proprietari ebbe l’idea, ma di sicuro si rivelò una trovata geniale. Da allora infatti i ragazzi-bene che bighellonavano nelle tre piazze dei dintorni cominciano a frequentare il baretto per prendere il gelato e la sua fama si diffonde nel quartiere.  Ma il fatto che il bar fosse senza nome è un problema per darsi un appuntamento. Chiamarlo “il gelataio di via di Villa San Filippo” è semplicemente improponibile! In quegli anni, nel locale affollato, un ragazzo chiede un gusto particolare. “Non so se oggi l’hanno fatto” risponde uno dei tre fratelli “aspetti che domando a mia moglie” (le donne della famiglia infatti lavoravano invisibili nel retrobottega!). Si affaccia alla porta del laboratorio, ma non vede sua moglie e, ad alta voce, chiede a suo fratello: “Carlo! c’è …”.  Apriti cielo!  Quei burloni dei pariolini cominciano subito a immaginare rapporti omosessuali e torbide relazioni tra i gestori.  Ma questa è una delle leggende che giravano allora. Un’altra racconta che, essendo aperto fino a notte fonda, la gelateria fosse punto di ritrovo di persone ‘stravaganti’, come si diceva allora,  gay compresi. In quegli anni però, la morale bacchettona non permette nemmeno di pronunciare la parola “omosessuale” né tanto meno “frocio”, un epiteto dispregiativo e volgare. Ma la trasgressione pre-sessantottina sta dilagando e per indicare la gelateria il nome “dei tre frocetti” incomincia a diffondersi tra i ragazzi dei Parioli. E piano piano, anche le ragazze incominciarono a utilizzare questo nome: il diminutivo infatti era meno volgare, secondo loro, e faceva pure chic.  Un nomignolo forse non troppo politically correct, né di gran classe, ma conosciuto da tutti compresi i giornalisti di tutto il mondo che per decenni raccontano aneddoti e storie di questa gelateria. In ogni caso, il successo del nome, insieme alla qualità e la varietà dei gusti dei gelati fa la fortuna di questa gelateria, che in un decennio si allarga e occupa i locali adiacenti, aprendo le sue vetrine su piazza Bligny. Il tentativo di imporre il nome “perbene” di Bar San Filippo non riesce (anche perché nessuno, ieri come oggi, sa chi fosse questo santo!). In compenso la clientela aumenta e diventa sempre più eterogenea e internazionale.  Negli anni settanta nella serata, la calca intorno al bancone è tale che qui, per evitare discussioni e perfino risse tra gli avventori, sono utilizzati, per la prima volta a Roma, “i numeretti”. Sul marciapiede c’è la fila di persone in attesa del proprio turno, nella strada, ingorghi di auto e moto. Numerosi i clienti illustri della storica gelateria: da Fellini a Monica Bellucci, che abita lì a due passi, passando per l’alta borghesia pariolina. “Dai Bulgari, ai Fendi, ai De Sica, ai Rossellini, erano tutti clienti”, raccontava Rita, l’ultima proprietaria e figlia di Giulia che insieme ai fratelli lo aprì negli anni Cinquanta, sfogliando un ingiallito album dei ricordi. Tra le foto una magnifica Silvana Mangano, la sedia preferita di re Farouk, Mina in abito da sera, un articolo addirittura del New York Times e un assegno di Fellini che, spiega la proprietaria, “pagava sempre così, mai in contanti”. Con il successo arriva la concorrenza e un’altra gelateria è aperta qui dietro a meno di cento metri da qui, su via Eleonora Duse. Il proprietario è un certo “Giovanni” che da al locale il suo nome.  In quegli anni la qualità di entrambe le gelaterie è sopraffina e si creano lunghe discussioni tra gli affezionati avventori su quale delle due sia la migliore. Quando le gelaterie artigianali cominciano a diffondersi nel centro storico e in altre parti di Roma, il fatturato di entrambe le gelaterie cala e nel 2018 i fratelli Piazza decidono di chiudere il locale.  “Non ce la facevamo più — spiega Rita — nessuno sfratto, le mura sono nostre. Solo stanchezza”.  La sera prima erano in tanti, tutti commossi, a gustare l’ultimo gelato dei tre frocetti, nella locale pariolino che era ormai entrato nella storia della mondanità romana di quegli anni. I locali d’angolo sono dati in gestione. e oggi è gestito dalla famiglia …… che porta avanti la tradizione di qualità ed eccellenza inaugurata dai “tre (non) frocetti”. 

vR 84 – Prima di spostaci, spendiamo due parole sul nome della piazza in cui siamo. vR 85    Bligny è una cittadina francese tra Parigi e Lussemburgo, a nord della regione dello Champagne.  Lì, nel 1918, avvenne una battaglia storica:  la “Seconda Battaglia della Marna”, detta anche “Battaglia di Bligny”, a cui partecipò un contingente italiano di 25.000 uomini. I fanti italiani assolsero eroicamente il loro compito di difesa delle posizioni e il sacrificio fu pesantissimo, oltre 4000 morti. Ma la resistenza di tutto il fronte alleato sulla Marna significò l’inizio della sconfitta tedesca nella Prima Guerra Mondiale.​ INTERRUZIONE

vR 86 – Pagina Fine – 

IMMAGINE SENZA AUDIO   (pa32 Fine v1)

Pagine al livello inferiore:

Pagina al livello superiore:  www.roma2pass.it/media/video/

Pagine allo stesso livello:

CONDIVIDI QUESTA PAGINA:

I commenti sono chiusi.