Villa Ludovisi 2 da fare

Tutta l’area interna al tratto di mura tra Porta Pinciana e Porta Salaria era occupata dalla Villa Ludovisi.   

La bellissima villa tanto decantata da poeti quali Goethe, Elliot, Gogol, Stendhal, D’Annunzio, tutti estasiati dalla bellezza e dalla vastità dei giardini della villa occupava un’area di oltre 30 ettari, dalla porta Salaria alla porta Pinciana e da qui fino ai confini dei conventi di S.Isidoro e dei Cappuccini. Fu voluta dal cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV, che acquistò nel 1622 la Villa Orsini ampliandola con altre proprietà adiacenti. Gli edifici furono progettati dal Domenichino, e i giardini dall’architetto di Versailles, André Le Nôtre. Dopo la morte del cardinale la villa ebbe alterne vicende di cura e disamore da parte dei proprietari, finché, nella febbre edilizia che assalì Roma, diventata capitale d’Italia nel 1870, ancora dei principi eredi Boncompagni Ludovisi iniziarono le controverse procedure per la lottizzazione dell’intera proprietà. Nel 1886, sotto gli auspici del sindaco di Roma, duca Leopoldo Torlonia, i Ludovisi firmano una convenzione con la Società generale immobiliare (che poi avrà, quasi fino ai giorni nostri una parte rilevante nella speculazione edilizia della capitale), trasformare la villa nel “quartiere” Ludovisi. È il «via» per la costruzione di via Veneto e del quartiere che le gravita intorno. Non fu purtroppo un caso isolato nella febbre edilizia di quegli anni, ma è certamente fra i più gravi. Non furono risparmiati né i giardini né i casini né (parzialmente) il palazzo. Sul terreno dov’era il parco sorse l’attuale rione Ludovisi. Degli edifici storici della villa – decantata ai suoi tempi da Goethe e Stendhal e di fronte alla cui distruzione levarono grandi proteste D’Annunzio e Rodolfo Lanciani – si salvarono solo il casino detto “dell’Aurora” (dall’affresco del Guercino) nonché la facciata e la scalinata del Palazzo Grande, oggi addossata al Palazzo dell’Ambasciata degli Stati Uniti e non visitabile, né visibile dalla strada. Identica sorte ebbe la confinante villa Massimo Colonna, abbattuta nel 1923 per far posto al palazzo dell’INA e che ora è stato acquistato dall’Ambasciata Americana che è proprietaria dell’intero isolato tra via Boncompagni, Via Lucullo, Via Sallustiana e Via Leonida Bissolati. Oltre alla dispersione delle centinaia di statue della Collezione Ludovisi, furono trovati importanti reperti quali ad esempio, il Trono Ludovisi, che si rifa ai misteri del culto della Venere Ericyna.

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Villa Ludovisi

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