Sviluppo urbanistico del Municipio II dal 1870 a oggi

Il territorio del Municipio II coincide con la fascia del Suburbio a nord e a nor-est delle Mura Aureliane Apparentemente estranea alla città, strutturata e consolidata, l’area verso nord fuori delle mura aureliane, limitata dai fiumi e connotata da un rilievo naturale, vive fino alla fine del secolo XIX una dimensione “isolata”, identificandosi come un brano di quella “campagna romana” descritta in maniera improbabile nella mappa di Eufrosino della Volpaia nel 1547.

In questo “brano di campagna” dominano quattro strade, di cui tre consolari: la via Flaminia, la via Salaria, la via Nomentana e la via Tiburtina, collegate da una fitta rete di strade o vicoli che permettono di raggiungere le vigne e case di villeggiatura che la nobiltà romana possiede da queste parte.

Dopo il 1870, uno delle questioni che si pongono gli “italiani” appena arrivati è quella di dare una soluzione urbanistica efficace all’incontro delle grandi correnti di traffico con le antiche porte, teatri di tante storiche vicende. La questione si protrae nel tempo ma a salvare le mura sono le grandi riserve di spazi liberi esistenti al loro interno.

Nel 1877 iniziano i lavori per il sistema difensivo di Roma (detto anche Campo trincerato), che termineranno nel 1891 e comprenderanno quindici forti e quattro batterie, per difendere la città da eventuali attacchi nemici, al tempo identificati, in maniera paranoica quanto inutile, nei cugini francesi (tra di essi, nel territorio dell’attuale Municipio II è costruito Forte Antenne).

Fino agli ultimi anni del 1800 tutta questa area continua a essere piena di ville e vigne in cui le ricche famiglie romane, nobili e borghesi, vanno a prendere il fresco. Via Salaria e il vicolo delle Tre Madonne (l’attuale via Pinciana) erano viottoli che correvano tra i muri delle proprietà private, le cosiddette “strade murate”. Via Flaminia si percorreva per la passeggiata verso l’Acqua Acetosa, soprattutto dopo l’istituzione. nel 1887, di una linea di omnibus che da Porta del Popolo portava alle osterie che sorgevano sulle rive del Tevere (vedi Piazzale Flaminio. I trasporti pubblici).

Con il piano regolatore del 1883 che prevede la costruzione di diversi edifici pubblici (in via XX Settembre, per esempio) e la costruzione di interi quartieri (Prati e l’Esquilino, tra gli altri), la città comincia ad allagarsi “fuori porta” verso nord. Intorno al 1900 sono costruite le prime case del quartiere Salario e del quartiere Pinciano tra le mura Aureliane e l’originaria viale dei Parioli (l’attuale viale Liegi). In quel periodo, fuori le mura tra via Nomentana e via Salaria, le costruzioni terminano al viale Regina Margherita, anche se il tram prosegue fino a Sant’Agnese ed alla Barriera Nomentana dove si pagava il dazio per entrare in città. L’area dell’attuale quartiere Parioli è ancora un luogo di vigne e case di campagna circondate da giardini, e la loro distanza dal centro stronca qualsiasi velleità di insediarvi un quartiere.

Nel 1903, nasce l’Istituto Case Popolari (ICP). Il primo direttore fu … Luttazzi, collaboratore del ministro … Giolitti. Nel 1906 nasce intorno a piazza Caprera il quartiere di villini della cooperativa “Case e alloggi per impiegati”, e poco dopo quelle della cooperativa “Igea”. Il progetto urbanistico era di Giovanni Battista Giovenale. Le nuove costruzioni risentivano di suggestioni liberty derivate dall’urbanistica francese.

Nel 1909 è affidato all’ingegnere capo del Genio Civile, Edmondo Sanjust di Teulada la redazione del Piano Regolatore del 1909. E’ di questo periodo l’espediente del premio di fabbricazione: una partecipazione statale sub-conditione di una costruzione immediata. Il Piano, approvato con Regio Decreto nel 1911, prevede una tipologia degli edifici basata su fabbricati, villini di due piani di tipo residenziale medio, villini signorili. Questo piano vincola alcune delle ville sul territorio, che non subiscono la sorte di Villa Ludovisi o dei vigneti dell’Esquilino, trasformati in Via Nazionale, Piazza della Stazione Termini, Piazza Vittorio. Si salvano così Villa Borghese, Villa Chigi, Villa Savoia (oggi villa Ada), che con il re aveva riacquistato nel 1904, Villa dei Monti Parioli (Villa Taverna) e i parchi delle residenze sui Monti Parioli (Villa San Valentino, Villa Serena). Nel 1909 sono realizzate piazza Pitagora e piazza Ungheria. Villini e giardini vengono previsti i queste parti e intorno a Piazza Verbano, Via Salaria, Via Flaminia.

Nel 1911, per l’Esposizione Universale di Roma, lo Stato espropria e cede al Comune di Roma vigna Cartoni (attuale zona delle Belle Arti) dove realizza viale delle Belle Arti e sistema le pendici di Valle Giulia e Villa Borghese. Negli stessi anni inizia la realizzazione del quartiere Flaminio, con la costruzione dello Stadio Nazionale e delle case “per pigione” a viale Pinturiocchio. In quegli anni, inoltre, si passa dal tram a cavalli alle nuove vetture tranviarie, inserendo binari in molti percorsi urbani.

Superata la Prima Guerra Mondiale gli investimenti privati riprendono quota, le licenze edilizie vengono concesse senza difficoltà: I’Immobiliare costruisce, ai Parioli, tra via Nomentana e lungo via Salaria. Le socìetà Aede e Arce costruiscono ancora ai Parioli. La ripresa edilizia, che risentiva in ritardo del liberty internazionale, espresse eloquentemente la propria valenza con la realizzazione, tra il 1915 e il 1921, del quartiere Coppedè tra via Tagliamento e via Po.

Dal 1919 al 1925, ai Parioli costruiscono la Soc. Anonima Romana Ardes, la Soc. Immobiliare Parioli , la Coop. Ammiraglio De Bono, in viale Romania la Soc. Paradiso Roma la Soc. Coop. Case Mutilati, Loreti Felicetti Mattera, a Piazza Buenos Aires la Soc. Coop. Edilizia Moderna, la Casa Torlonia, Pozzi, Jongh, Fabris, Moretti (Villa Moretti), Signorini, a via Nomentana la Società Generale Immobiliare, a via Tagliamento la Marchesa TorIonia Gerini.
L’INCIS, secondo quanto previsto dal piano del 1909, affida a Barbieri la progettazione di un quartiere per circa 10.000 persone a Piazza Verbano, sulle aree appartenenti a villa Lancellotti. Il Comune realizza i lavori necessari per I’allacciamento del gas, dell’acqua e dell’elettricità, e provvede alle linee di trasporto urbano. I terreni situati fra le ultime case del quartiere Salario e quelli dell’INCIS, in mano ad imprenditori privati salgono immediatamente di valore e sono lottizzati e coperti di villini e di palazzine, realizzando così un intricato miscuglio di ceti e tipologie edilizie. A Piazza Vescovio, la famiglia Chigi lottizza una parte dei suoi terreni intorno a villa Chigi per costruire le case per i ferrovieri, richiedendo il prolungamento di tutti i servizi; successivamente crea un grande quartiere signorile gravitante attorno alla piazza.

Nel 1923, vengono sbloccati i fitti, abolite le tasse sulle aree fabbricabili e proposta una esenzione venticinquennale dall’imposta sui fabbricati. Si edifica attorno a Piazza Ungheria. I terreni di Via Chiana si saldano con quelli costruiti a Piazza Quadrata ancora abitati dai ferrovieri. In questo periodo sono fatti i primi passi per la nascita del quartiere Africano. Alla fine del 1931 sono costruiti 2.645 appartamenti in tale zona. Le case tra viale Eritrea, via Massaciuccoli e via Lago di Lesina offrono 297 appartamenti per 1.000 vani. Si tratta di edilizia popolare che andava a sostituire le baracche sorte lungo il fosso di Sant’Agnese.

Nel 1933 la popolazione di Roma contava supera il milione di abitanti e la spinta edilizia fa nascere le case convenzionate (che segnarono la fine dell’utopia di centri urbani a bassa densità, che a Roma avevano trovato gli esempi più validi nella Città Giardino Aniene e nella Borgata Giardino della Garbatella). Dal 1934 al 1937 l’architetto Cesare Valle realizza a corso Trieste il liceo classico Giulio Cesare. La chiesa di Santa Emerenziana, nella piazza omonima, è realizzata nel 1942 dall’architetto Tullio Rossi. Il 1930, invece, vede l’inaugurazione del Parco Nemorense dedicato a Virgilio nel bimillenario della sua nascita ad opera dell’architetto Raffaele De Vico.
Con il periodo fascista, ci si preoccupa di riportare alla luce e di mettere in evidenza le tracce e i monumenti della città antica. “Far largo attorno agli antichi monumenti”, proclama il duce in uno dei suoi discorsi. La politica del piccone diventò così uno strumento dell’urbanistica romana. Il recupero delle sepolte testimonianze architettoniche e l’ampliamento degli spazi intorno alle più celebrate costruzioni (il Mausoleo di Augusto, per esempio) diventano il presupposto di ogni iniziativa di rinnovamento urbano facendo così nascere le borgate.

Un nuovo viale, allora denominata viale dei Martiri Fascisti, oggi viale Bruno Buozzi, mette in comunicazione tutta la zona costruita intorno a piazza Pitagora e piazza Ungheria, in alto, con via Flaminia, in basso, e nei Monti Parioli appaiono “case tecnologiche” costruite secondo metodi scientifici e razionali. Alla realizzazione di queste opere partecipano architetti tra i più celebri della capitale, per esempio Cesare Bazzani e Marcello Piacentini.
I romani, ormai usciti ampiamente dalle mura con i nuovi quartieri residenziali, iniziano a frequentare vari complessi sportivi: il Foro Mussolini, il campo corse Parioli con l’ippodromo di Villa Glori, la zona sportiva dell’Acqua Acetosa.

Tutta l’edilizia degli anni fra il 1942 e il 1960 procede con la tecnica dei saldamenti, quartiere con quartiere, attraverso strade ed infrastrutture urbanistiche primarie. Gli anni ’50 vedono il grande boom edilizio soprattutto nella zona dei Parioli (sia nel quartiere Parioli che nel quartiere Pinciano): norme unite al piano consentono saldamenti, sopraelevazioni e aumento di piani favoriti dal dislivello stradale (si pensi alle forti pendenze di quota in quell’area) causarono il caos in progressione geometrica.

Intanto verso est, le costruzioni sulla via Salaria si saldano con la via Nomentana riempiendo di abitazioni la marana di corso Trieste, il Fosso di Sant’Agnese, ed edificando nei pressi dell’Aniene. Nell’area di viale Libia, una classe di muratori, carpentieri, operai, meccanici e carrozzieri dà vita alle prime cooperative edilizie che costruiscono, tramite le società operaie, le prime case popolari, caratterizzate da pochissimi balconi e molti ballatoi sui cortili per ridurre lo spazio perduto con le scale e concentrare i servizi igienici. Anche le zone destinate a palazzine vengono svilite da costruzioni inadatte specialmente tra la Nomentana e la Salaria, Il Quartiere Africano (cosi detto dal nome delle strade) è costruito, tra gli antichi villini e le baracche a ridosso della ferrovia, da un gruppo di cooperative con edifici intensivi; l’unico tentativo di creare, con un tipo edilizio non usuale, un ambiente caratterizzato e confortevole, è quello di Mario Ridolfi per l’INA con le sue Case a torre in Viale Etiopia.

Con le Olimpiadi del 1960, Roma vede la realizzazione di un articolato progetto olimpico che prevede l’edificazione di un intero quartiere, il Villaggio Olimpico, il viadotto di corso Francia, che rende utilizzabile ponte Flaminio, il palazzo del CONI e una serie di altri impianti: il Palazzetto dello Sport, lo Stadio Flaminio (al posto del vecchio Stadio Nazionale) e gli Impianti sportivi dell’Acqua Acetosa. Lungo le mura Aureliane, grazie ad una serie di gallerie lungo corso d’Italia ed al raddoppio di viale del Muro Torto, nasce una strada a scorrimento veloce che in pochi minuti (traffico permettendo) porta da piazza Porta Pia a piazzale Flaminio. In periferia nasce una strada a scorrimento veloce, la via Olimpica, l’asse viario che collega gli impianti dell’EUR con quelli di Roma Nord, sfruttando tratti di viabilità già esistenti. Inoltre, con la costruzione del ponte di Tor di Quinto e l’utilizzo di gallerie ferroviarie preesistenti, l’asse viene prolungato fino alla via Salaria. Successivamente, nel … è realizzata la Tangenziale Est che prolunga la via Olimpica fino a San Giovanni e alla via Cristoforo Colombo. Il parcheggio sottostante il Galoppatoio di villa Borghese è realizzato negli anni ’70. Nel 1994 inizia la costruzione dell’Auditorium di Renzo Piano. Nel 1995, nella piana dell’Acqua Acetosa sotto monte Antenne, è inaugurata la Moschea e il Centro Culturale Islamico più grande d’Europa, capolavoro architettonico di Paolo Portoghesi. Ultime opere in ordine cronologico sono il MAXXI (2010) e il Ponte della Musica.

Per approfondire: Sviluppo del costruito, Cartografia, Piani Regolatori di Roma

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