Omicidio D’Antona

Il professor Massimo D’Antona consulente del Ministero del Lavoro e docente di diritto del lavoro all’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, amministratore delegato dell’ENAV fino al 1998, verso le 8.30 di mattina del 20 maggio del 1999, è ucciso dai brigatisti rossi in via Salaria, praticamente sotto casa, mentre sta recandosi al lavoro. L’attentato avviene vicino all’angolo con via Adda sotto il muro di cinta di villa Albani.

L’omicidio D’Antona avviene in un momento in cui la sinistra di governo italiana si accorgono che la continuazione, nella forma attuale, del conflitto nei Balcani, rischia di far perdere loro consensi, specialmente in vista delle elezioni europee. L’Italia ha appena dato una prova di stabilità con l’elezione di Ciampi, una figura che indubbiamente, rompe con le tradizioni del passato e segna, nel bene o nel male, un ulteriore passaggio nello smantellamento della vecchia politica italiana.

Martedì 18 Maggio la maggioranza di centro sinistra vota una mozione che chiede la cessazione dei bombardamenti in Jugoslavia e la mozione raccoglie, dopo molti mesi, anche i voti della Sinistra alternativa di Rifondazione. Le opposizioni di destra accolgono senza troppi problemi quello che appare un gesto di autonomia dagli USA, e si limitano a ricordare vagamente la necessità della ‘solidarietà atlantica’.

Due giorni dopo (il tempo di organizzare gli ultimi dettagli) si compie l’omicidio.

La figura di D’Antona era sconosciuta ai più, ma è ben vicina a quella sinistra di governo che sta cercando di allontanarsi dalle posizioni di difesa ad oltranza della minoranza operaia e può essere paragonata facilmente ad altre figure (Giugni, Tarantelli ) colpite in passato dal terrorismo BR. Era un obiettivo ‘credibile’ e allo stesso tempo facilmente raggiungibile.
Per l’omicidio nel 2010 la Corte d’Assise di Roma ha comminato tre ergastoli ad esponenti delle Nuove Brigate Rosse.

Mappa Salario 1, zona da corso d’Italia a Villa Albani

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