Nella prefazione al libro “Viale dei Parioli, passeggiata da piazza Ungheria all’Acqua Acetosa”, Giuseppe Imbesi rievoca la figura del “Flâneur”, cioè di quello sfaccendato artista vagabondo che Baudelaire ne “Le peintre de la vie moderne” descrive con queste parole: “Per il vero flâneur, osservatore appassionato, il piacere immenso sta nel soffermarsi nel dettaglio, nel vagheggiare, nel movimento lento, fugace e infinito. Egli è lontano da casa e si sente a casa ovunque; guarda il mondo, è al centro del mondo, ma rimane nascosto al mondo”. Continue reading
Fosse Ardeatine
Questa pagina Roma2pass parla di un luogo di Roma molto distante dal Municipio II: le Fosse Ardeatine. La nostra intenzione è quella di onorare gli italiani del nostro Municipio che in questo luogo, il 24 marzo 1944, sono stati trucidati dalle truppe di occupazione tedesche come rappresaglia per l’attentato partigiano di via Rasella.
“I giorni della memoria” di Marina Vanoni
Caro lettore dei Racconti del Flaneur, questo racconto ci è stato inviato dalla socia AMUSE Paola Dorello che l’ha ricevuto dalla autrice, la sua cara amica Marina Vanoni. Marina, ormai novantenne, ha abitato con la sua famiglia per lunghi anni nel nostro quartiere di cui conserva ancora molti ricordi e qualche rimpianto. Marina e la sua famiglia, nel periodo dell’occupazione nazifascista (1943-1944), hanno dovuto superare notevoli difficoltà anche a causa dell’antifascismo del padre Ezio che sarà Ministro delle Finanze nella Repubblica Italiana, dopo la fine della guerra. La sua breve testimonianza di quegli anni costituisce l’oggetto di questo racconto. Continue reading
Presentazione
Costeggiando il muro di cinta di Villa Torlonia, all’incrocio di via Spallanzani con via Siracusa, un villino rosso in stile eclettico attira la nostra attenzione. E’ la sede della Accademia delle Scienze che la nostra socia Elena Cipriani ci invita a conoscere con il suo racconto “Il villino Rosso di Villa Torlonia”.
Buona lettura!
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Notizia
Questo racconto ci è stato inviato il 14-11-2024 con una mail, che riportiamo, della signora Angela Di Vanna, che ringraziamo.
“Salve! Mi sono iscritta alla vostra associazione a luglio scorso con molto entusiasmo. Purtroppo non riesco a partecipare alle vostre riunioni perché in quell’orario sono impegnata in un’attività di ballo di gruppo che mi serve molto per il fisico e per lo spirito, ma vi seguo sulla pagina web e ho scoperto i racconti del Flaneur e mi sono piaciuti, mi è piaciuta l’idea innanzitutto. Per questo ho pensato che potevo anch’io mandarvi un piccolo scritto, visto che mi piace scrivere e mi piace tanto il mio quartiere. Vi invio quello che ho scritto perché lo possiate valutare. Grazie e spero di avere altre occasioni di incontro.”
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“Il Quartiere Coppedè Tra Arte, Sogno e Fantasia” – Testo
Sono arrivati presto la mattina. Sono entrati da via Dora, venendo da via Tagliamento. Sono passati davanti alla Madonnella con il bimbo in braccio e poi sotto l’arco con il lampadario in ferro di stile barocco, sotto il quale si trova la firma di Gino Coppedé. Continue reading
“Ricordi di guerra” di Paolo Fantacone
RACCONTO DEL FLANEUR ROMA2PASS pubblicato il 23 settembre 2024
NdR Questo racconto ci è stato gentilmente inviato dal socio AMUSE Domenico Misiti che l’aveva ricevuto dall’autore: il suo amico Paolo Fantacone, nato nel 1933 e scomparso nel 2019. Paolo aveva studiato al Giulio Cesare, si era laureato in Ingegneria alla Sapienza e aveva abitato con la sua famiglia per lunghi periodi della sua vita nel Quartiere Trieste, dove oggi vive la moglie. Come apprezzato dirigente d’azienda, aveva svolto la sua attività professionale nella VitroSelenia spa. Legato da un’amicizia pluriennale a Domenico Misiti, aveva scambiato con lui ricordi e racconti di tempi lontani. Il presente racconto fa parte di questo scambio di corrispondenza. Il presidente dell’Associazione AMUSE ringrazia il prof. Misiti per averci inviato questo racconto che volentieri pubblichiamo. Continue reading
“La fortuna piccante” di Filippo Cipriano
RACCONTO DEL FLANEUR pubblicato su sito Roma2pass il 04/02/2025 e in concorso.
SOTTOTITOLO: “Sembra un portafortuna in realtà è il peperoncino”
La storia inizia lungo via Panama, nell’orto urbano di una delle sedi della LUISS (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli) che mi ha aiutato a ritrovare benessere interiore. In quest’orto, grazie alla collaborazione di AMUSE con l’Università, ho seguito un corso di orticoltura offerto per sensibilizzare gli studenti e tutti i cittadini interessati alle verdure e agli ortaggi che dovrebbero essere ogni giorno sulle nostre tavole. Continue reading
“La fortuna piccante (sembra un portafortuna ma in realtà è un peperoncino)” di Paola Mariani
La storia inizia lungo via Panama, nell’orto urbano di una delle sedi della LUISS (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli) che mi ha aiutato a ritrovare benessere interiore. In quest’orto, grazie alla collaborazione tra l’Associazione AMUSE APS e l’Università, ho seguito un corso di orticoltura offerto dalla Direzione dell’ateneo per sensibilizzare gli studenti e i cittadini interessati alle verdure e agli ortaggi (entrambi cibi che dovrebbero essere ogni giorno sulle nostre tavole). Dal giardiniere e dall’agronomo di LUISS ho ricevuto i primi insegnamenti per gestire in autonomia un piccolo orto, in un terrazzo o un giardino non importa, e quest’attività mi ha fatto scoprire quanto sia piacevole e fonte di benessere il contatto con la terra e con le piante. Continue reading
“Palazzo di ringhiera” di Angela Di Vanna
Sono nata a via Alessandria 154 settanta anni fa. Lo dico con un po’ di incredulità, mi sembra impossibile che sia passato tanto tempo!
Quando dico che sono nata là vuol dire che sono nata a casa mia, come allora si usava. Mia madre si era diplomata pochi anni prima in ostetricia e si fece assistere da una sua collega di studi. Nacqui dopo ore di travaglio, con un grosso tumore da parto in testa, non dovevo essere molto carina.
Il mio palazzo era uno di quelli che si chiamano “di ringhiera”, costruito dai Piemontesi dopo la presa di Porta Pia, come tutto quel pezzo del nostro quartiere. “Di ringhiera” vuol dire che le porte e le finestre delle case affacciano quasi tutte su un ballatoio e così il cortile che ne occupa lo spazio centrale diventa il fulcro della vita di una piccola comunità, una specie di paesetto dove tutti sanno tutto della vita degli altri abitanti. Era abitato da famiglie non ricche e da alcune che lo erano un po’ e che facevano pesare la loro superiorità sugli altri.
La mia casa era tra le più piccole del palazzo e così quando crebbi e quando nacque mia sorella e altre due bambine nostre coetanee fu semplice diventare un gruppetto che cresceva insieme e che usava gli spazi comuni, i ballatoi, i pianerottoli, le scale, come uno spazio che permetteva di inventare giochi e passatempi semplici, come fare su e giù le scale alternando salti più o meno grandi. Ovviamente questo rese le scale anche teatro di grandi capitomboli, ma per fortuna nessuna si fece male più di tanto.
C’erano anche attività legate agli eventi dell’anno; la più bella era quella che ci permetteva a Carnevale di decorare il cortile con le stelle filanti. Avevamo a disposizione due piani e così iniziavamo prendendo una un capo e una l’altro della stella filante e correvamo una di qua e una di là fino a dove l’avremmo legata alla ringhiera. Alla fine del lavoro tutto lo spazio del cortile era coperto e quando soffiava anche un po’ di vento le stelle filanti davano uno spettacolo proprio bello che ci rendeva orgogliose del nostro lavoro. Ovviamente, se per caso pioveva, il lavoro veniva distrutto e ci toccava rifarlo, ma forse non ci dispiaceva, perché in realtà farlo era la cosa che ci dava più gusto.
I giochi più belli li facevamo dentro le case, spostandoci tutte insieme a seconda delle esigenze delle nostre madri. Anche se gli spazi erano angusti, la nostra fantasia li faceva diventare enormi: a volte eravamo signore che si lamentavano dei loro mariti, che fingevano di portare al parco i figli e di accudirli, a volte eravamo principesse e ci travestivamo con strani abiti vecchi che trovavamo nelle varie case e mettevamo scarpe vecchie con il tacco di parecchi numeri troppo grandi, cosa che non toglieva nulla al loro fascino. Era molto bello crescere insieme, avere sempre qualcuno con cui giocare nei momenti liberi dai doveri.
Il quartiere aveva anche lui il suo ruolo: Villa Paganini era lo spazio di gioco non sempre disponibile, dove andavamo spesso accompagnate dalle madri un po’ a turno e dove trovavamo ogni volta altri bambini del quartiere.
Prima di arrivare alla villa, passavamo di fianco alla nostra scuola, la gloriosa “XX Settembre 1870” dedicata ovviamente alla presa di Porta Pia, evento storico che domina tutta la zona.
Anche le nostre madri erano agevolate da quella particolare struttura del palazzo e dal fatto che crescendo insieme si potevano permettere di gestirci insieme. Non avevamo bisogno di baby sitter, un po’ i nonni con cui vivevamo, un po’ l’aiuto reciproco facevano sì che noi non fossimo mai sole.
Alla fine delle elementari però grazie al fatto che entrambi i miei genitori avevano trovato un lavoro fisso e dal momento che lo spazio era veramente poco ci trasferimmo a via Nomentana in una casa molto grande e in un palazzo dove non conoscevamo nessuno e dove non si incontravano spesso gli altri abitanti del palazzo. Per me e per mia sorella fu un lutto enorme, anche se di lì a poco lentamente il nostro vecchio palazzo si svuotò, arrivarono gli studenti fuori sede e altri abitanti che non stavano molto tempo a casa e il cortile che era pieno di voci quando noi eravamo piccole diventò molto silenzioso.
Ogni tanto torno a vederlo quel cortile, presa dalla nostalgia di un tempo così lontano e così diverso dal nostro presente che a raccontarlo sembra un po’ una favola. A volte mi sono divertita a mostrarlo ad altre persone più giovani e a cogliere nella loro espressione un po’ di incredulità.
Ma noi quattro che quella storia l’abbiamo vissuta, tante volte ci siamo dette che quell’infanzia insieme è stata una bella esperienza e che il nostro sodalizio ha contribuito a proteggerci da certi climi familiari normali per quegli anni di immediato dopo guerra caratterizzati dalla presenza di papà traumatizzati dalla guerra di cui erano reduci, dalle difficoltà economiche ,dalla convivenza di tre generazioni in spazi ristretti.
Angela Di Vanna
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Pagine allo stesso livello:
- “Agonia delle edicole dei giornali” di Musa Ajello
- “Damnatio memoriae, decoro e vandalismo nel Municipio II” di Andrea Ventura
- “Davanti alla lapide per Saverio Tunetti” di Giorgio Panizzi
- “Fra cannoni e osterie 3”
- “Il salto del fosso” di Francesco Pacifico
- “Il Santo dei tre misteri” di Armando Bussi 2a versione
- “La deportazione degli ebrei romani residenti nel Municipio II” di Bruno Caracciolo
- “La fortuna piccante (sembra un portafortuna ma in realtà è un peperoncino)” di Paola Mariani
- “La Natura nella educazione – La Scuola di Arte educatrice” di Giovanna Alatri
- “Le meridiane di Villa Borghese” di Bruno Caracciolo
- “Passeggiate romane: una strada, una casa, una scritta”
- “Qualche parola su piazza Euclide” di Andrea Ventura e Pietro Rossi Marcelli
- “Statue abusive” di Bruno Caracciolo
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Nei dintorni (per vedere i Punti di Interesse in zona, clicca su MAPPA): MAPPA della Zona Salario 2 (da via Adda a piazza Quadrata)