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Liceo Tasso 

Nell’ottobre del 1887, con il nome di “Ginnasio IV” e con sede provvisoria in alcuni appartamenti situati in Via Ripetta e Piazza Firenze, venne fondato un Liceo classico che avrebbe rivestito in seguito un ruolo rilevante nella vita culturale della città. La scuola assunse ben presto il nome di Liceo “Tasso” e trovò sede fino al 1908 in vicolo delle Fiamme (che corrisponde oggi al tratto di via Bissolati dove si trova il cinema Fiamma).  Continue reading

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Villa Glori

Villa Glori occupa uno dei quattro Monti Parioli, si tratta di un promontorio che si erge ad un’altezza di 56 metri sul livello del mare che domina la valle del Tevere. Quando l’ing. Vincenzo Glori acquistò questi terreni, a metà dell’800, l’altura era conosciuta come Rupe Boncompagni. Tra il medio-evo ed il rinascimento si chiamava Monte Caciarello e ancora prima Saxum Mollaricum. Il fulcro del parco attuale è il Piazzale dell’Altare che con la sua alta croce luminosa domina l’Auditorium, il Villaggio Olimpico, e la valle del Tevere e dialoga in lontananza con Monte Mario che si erge a quasi due chilometri di distanza aldilà  del fiume. Nella piazza del Mandorlo, che occupa il culmine del colle c’è il relitto del tronco del mandorlo sotto cui fu adagiato Enrico Cairoli morente mentre un’antica colonna di marmo di Pietrasanta messa lì nel 1885 commemora i garibaldini caduti nel 1867. E’ qui infatti, che nel pomeriggio del 23 ottobre del 1867, avvenne lo scontro a fuoco con i carabinieri pontifici che pose termine all’impresa dei Fratelli Cairoli e dei settanta patrioti garibaldini con la morte di Enrico Cairoli. La storia dell’impresa è stata raccontata in una lunga poesia in sonetti di Cesare Pascarella: “Villa Gloria”.

Tutto il parco è dedicato a caduti italiani ricordati da querce, pini, ippocastani, olmi, platani, robinie, olivi, in mezzo ai quali frotte di bambini corrono in bicicletta, giovani mamme sostano con i più piccoli in carrozzina e signori e signore in mutande corrono senza sosta.

Lungo il viale d’ingresso a destra è collocata una fontana con sarcofago, chiusa da anni con delle brutte transenne per il rischio di crollo della paretina sovrastante. Gli arredi e le attrezzature del parco, un chiosco bar, un recinto per i pony e i giochi, sono solo nel pianoro basso intorno al monumentale portale su viale Maresciallo Pilsudski, proveniente da qualche villa nobiliare distrutta.

In cima all’altura in fondo a viale dei Settanta, ci sono degli edifici di proprietà comunale, tra cui il Casale Cairoli a il Dispensario o Colonia Marchiafava, che dal 1988 ospitano alcune lodevoli iniziative della Caritas, come la Casa Famiglia di Villa Glori, nate dall’idea di ridare ad un parco la sua funzione di luogo della memoria collettiva e aggregazione e solidarietà sociale. Ancora per questo fine, nel 1997 sono state collocate nel parco diverse opere di artisti contemporanei ed è nato Il Parco di scultura di Villa Glori.

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Seti I

Seti I (1324 a.C. Circa – 1279 aC) è stato un faraone della XIX dinastia egizia.
Il nome Seti è traducibile come Uomo di Seth, stando a indicare che Seti I si poneva sotto la protezione di tale dio.
Dettaglio del busto di Seti I da una statua che lo raffigura inginocchiato in atto di adorare una divinità, probabilmente Osiride, in granodiorite. Le braccia sono mancanti. Metropolitan Museum of Art, New York[7].
Dopo l’eresia amarniana di Akhenaton (1351 a.C. – 1334 a.C.[4]) e gli sconvolgimenti sociali, religiosi e politici che ne conseguirono, con pesanti ripercussioni sui caotici regni di Ankhtkheperura, Smenkhara, Tutankhamon e Ay, la priorità dei successori Horemheb (iniziatore di una grande riforma[8]), Ramses I e Seti I fu ristabilire l’ordine in Egitto e riaffermare la sovranità egizia su Canaan e la Siria, gravemente compromessa dall’espansione della potenza ittita.
Figlio di Ramses I –
Attività edilizia e monumenti[modifica | modifica wikitesto] L’attività di costruttore di Seti I fu notevole, tra le opere più importanti: il completamento della sala ipostila di Karnak ed il suo tempio funerario ad Abido dove fece realizzare un rilievo in cui egli stesso compare mentre compie un omaggio nei confronti di 76 suoi predecessori; è questa la famosa “Lista reale di Abido” che inizia da Narmer ed una delle fonti di maggior importanza per la cronologia dei sovrani egizi. Promosse la realizzazione di obelischi in onore di Ra per abbellire il tempio di Eliopoli, di cui resta l’obelisco Flaminio, che sarà completato dal figlio Ramses II e poi trasportato a Roma da Augusto.

Seti I e il principe ereditario Ramses, futuro Ramses II, davanti alla lista ufficiale dei faraoni (che segue a destra), intenti alla sua lettura. Tempio funerario di Seti I ad Abido.
non era ancora cinquantenne quando morì
La tomba ben conservata di Seti I (KV17) fu rinvenuta nell’ottobre del 1817 da Giovanni Battista Belzoni nella Valle dei Re; si rivelò la più lunga (136 metri[23]) e la più profonda fra tutte le tombe faraoniche del Nuovo Regno. Fu anche la prima a essere decorata in ogni suo punto, con raffinati bassorilievi e pitture di colori vivaci. Questo vasto complesso iconografico fornì un modello seguito da tutti i successivi faraoni del Nuovo Regno.
Il suo imponente sarcofago, ottenuto da un unico blocco di alabastro, decorato su ogni lato (all’interno si trova un’immagine della dea del cielo, Nut, oltre a varie divinità che avvolgono il corpo del faraone[25]), si trova al Sir John Soane’s Museum, a Londra; Sir Soane lo acquistò per la sua collezione nel 1825, quando il British Museum rifiutò di pagare le £2000 del suo prezzo[26]. Al momento dell’arrivo al museo, l’alabastro del reperto era completamente bianco e ancora arricchito con inserti di solfato rameico di colore blu posizionati nell’antichità. I due secoli trascorsi nel clima di Londra e l’inquinamento hanno fatto scurire il sarcofago, portandolo a un colore brunato; inoltre l’umidità ha causato la caduta delle decorazioni blu[26]. Sull’intero corpo del sarcofago sono incisi brani dal Libro delle Porte, un importante testo sacro funerario che descrive il viaggio notturno del dio-sole Ra nell’oltretomba[25][27].
La mummia di Seti I fu scoperta nel 1881, nel nascondiglio delle mummie reali a Deir el-Bahari, e identificata grazie al nome inscritto sul coperchio del sarcofago[28]. Da allora si trova al Museo egizio del Cairo. Fu sbendata da Gaston Maspero il 9 giugno 1886[28].
Dagli esami condotti sulla mummia di Seti, forse la meglio conservata di tutte le mummie egizie[29], è emerso che il re
inaspettatamente[30], in netto contrasto con i suoi predecessori Horemheb e Ramses I e con il figlio Ramses II, che si spensero in età avanzata o molto avanzata. Le cause di questa morte abbastanza prematura sono sconosciute; sulla sua salma non c’è traccia di violenza. La testa fu rinvenuta distaccata dal corpo, ma il danno è imputabile all’azione dei razziatori di tombe: i sacerdoti di Amon della XXI dinastia la riattaccarono con cura servendosi di panni di lino. Si è ipotizzato che potrebbe essere morto per una malattia cardiaca che l’avrebbe afflitto per anni. Enigmaticamente, il cuore fu rinvenuto nella parte destra del torace, quando la prassi prevedeva che fosse rimesso a posto, mummificato, nel lato sinistro: alcuni ipotizzano che potrebbe essersi trattato di un grossolano errore, oppure di un tentativo poco chiaro di far funzionare meglio l’organo nell’aldilà[28].
La mummia di Seti I è lunga un metro e 70 centimetri[31]. Per il suo stato di conservazione straordinario e la perizia dell’arte degli imbalsamatori, lasciò ammirati gli scopritori e i ricercatori[29]; Maspero, che la sbendò, commentò:
«Era un capolavoro dell’arte dell’imbalsamatore, e l’espressione del volto era quella di uno che appena qualche ora prima ha esalato l’ultimo respiro. La morte aveva leggermente teso le narici e contratto le labbra, la pressione delle bende aveva un poco appiattito il naso e la pelle era annerita dalla pece; ma un calmo e mite sorriso aleggiava ancora sulla bocca e le palpebre semiaperte lasciavano intravedere sotto le ciglia uno scorcio di una riga apparentemente umida e brillante, il riflesso dei bianchi occhi di porcellana introdotti nelle orbite al momento della sepoltura[29]»

La figura di Seti I è stata più volte utilizzata in produzioni cinematografiche. Nel film I dieci comandamenti Seti viene presentato come un re giusto e bonario. È interpretato da Cedric Hardwicke. Apprezza molto le capacità di Mosè, suo nipote adottivo, e lo ama molto più di quanto non ami il proprio figlio Ramses. Viene presentato come un sovrano generoso, che nutre gli affamati e adotta gli orfani. Detesta le trame ambiziose del figlio e lo rimprovera per non aver concluso la costruzione della città del tesoro. Affida il compito a Mosè che lo realizza nel migliore dei modi. Ramses viene invece incaricato di trovare il misterioso liberatore degli ebrei. Pensa che il nipote voglia tradirlo e si reca da lui per chiedere spiegazioni ma scopre che le voci che parlavano di lui come traditore erano solo calunnie di Ramses. Nel giorno del giubileo però, quando Seti dovrà decidere quale fra Ramses e Mosè dovrà divenire nuovo sovrano, è costretto a scegliere il proprio figlio perché il nipote è stato condannato come ebreo e assassino. A malincuore lo esilia dal proprio regno e cancella il suo nome da tutti i monumenti egizi. Muore in età avanzata, pronunciando il nome di Mosè, amato più del proprio figlio.
Nel film d’animazione Il principe d’Egitto Seti viene presentato come un sovrano potente e apparentemente giusto. Intende fare dell’Egitto un impero, sfruttando però la forza degli schiavi che lavorano per lui. Per paura di una ribellione fa massacrare tutti i bambini ebrei, un’azione ritenuta orribile da lui stesso sebbene necessaria, giustificandola come adatta alla condizione servile di quel popolo. Ama alla stessa maniera sia Ramses che Mosè, rimproverando spesso il primo perché vuole fortificarlo e prepararlo così al futuro di faraone. Quando Mosè scopre le sue vere origini e il massacro compiuto dagli uomini di Seti, cerca di consolare il figlio adottivo, causando però soltanto la sua fuga.
Seti I fa una breve apparizione anche nella saga La mummia. Nel primo capitolo della saga egli viene assassinato per mano di Imhotep, la futura mummia. Nel secondo capitolo La mummia – Il ritorno, oltre ad un flashback sull’assassinio già citato, l’immagine di Seti viene riproposta e contestualizzata nel corso di un combattimento tra Anek-sun-amun (sua amante prediletta e futura concubina del gran sacerdote Imhotep e sua complice nell’assassinio del faraone) e Nefertari (sua figlia, che non ha alcun legame con la Nefertari storica). Nel musical “I dieci comandamenti” è l’unico, fra i personaggi secondari, a non parlare.

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Idillio all’Acqua Acetosa

La Fontana dell’Acqua Acetosa era una delle mete preferite dai turisti del “Grand Tour” che venivano a Roma da Mezza Europa.  Per almeno due secoli, tra il 1700 ed il 1900, questo luogo ha attirato artisti in cerca di ispirazione per il panorama mozzafiato che offriva. Goethe, che veniva spesso qui a cercare refrigerio dalla calura estiva scriveva che “all’Acqua Acetosa c’è proprio da impazzire quando fin  da lontano, si vede la nitidezza, la varietà, la profumata trasparenza e la celeste colorazione del paesaggio”.  

Nulla di strano quindi se i giovani rampolli delle famiglie nobili di tutta Europa, quando volevano rilassarsi lontano da musei, chiese e monumenti antichi scegliessero questo posto, specialmente d’estate.  Meno frequente era venirci d’inverno e meno ancora per incontri romantici che fecero nascere un idillio che durò tutta la vito dei due amanti. Ma invece è proprio quello che vogliamo raccontarvi.
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