Questa pagina elenca i martiri alle Fosse Ardeatine del Municipio 2. Ad ognuno di essi è stata dedicata una lapide o una pietra d’inciampo (entrambe nel caso di Luigi Pierantoni) Continue reading
“Palazzo di ringhiera” di Angela Di Vanna
Sono nata a via Alessandria 154 settanta anni fa. Lo dico con un po’ di incredulità, mi sembra impossibile che sia passato tanto tempo!
Quando dico che sono nata là vuol dire che sono nata a casa mia, come allora si usava. Mia madre si era diplomata pochi anni prima in ostetricia e si fece assistere da una sua collega di studi. Nacqui dopo ore di travaglio, con un grosso tumore da parto in testa, non dovevo essere molto carina.
Il mio palazzo era uno di quelli che si chiamano “di ringhiera”, costruito dai Piemontesi dopo la presa di Porta Pia, come tutto quel pezzo del nostro quartiere. “Di ringhiera” vuol dire che le porte e le finestre delle case affacciano quasi tutte su un ballatoio e così il cortile che ne occupa lo spazio centrale diventa il fulcro della vita di una piccola comunità, una specie di paesetto dove tutti sanno tutto della vita degli altri abitanti. Era abitato da famiglie non ricche e da alcune che lo erano un po’ e che facevano pesare la loro superiorità sugli altri.
La mia casa era tra le più piccole del palazzo e così quando crebbi e quando nacque mia sorella e altre due bambine nostre coetanee fu semplice diventare un gruppetto che cresceva insieme e che usava gli spazi comuni, i ballatoi, i pianerottoli, le scale, come uno spazio che permetteva di inventare giochi e passatempi semplici, come fare su e giù le scale alternando salti più o meno grandi. Ovviamente questo rese le scale anche teatro di grandi capitomboli, ma per fortuna nessuna si fece male più di tanto.
C’erano anche attività legate agli eventi dell’anno; la più bella era quella che ci permetteva a Carnevale di decorare il cortile con le stelle filanti. Avevamo a disposizione due piani e così iniziavamo prendendo una un capo e una l’altro della stella filante e correvamo una di qua e una di là fino a dove l’avremmo legata alla ringhiera. Alla fine del lavoro tutto lo spazio del cortile era coperto e quando soffiava anche un po’ di vento le stelle filanti davano uno spettacolo proprio bello che ci rendeva orgogliose del nostro lavoro. Ovviamente, se per caso pioveva, il lavoro veniva distrutto e ci toccava rifarlo, ma forse non ci dispiaceva, perché in realtà farlo era la cosa che ci dava più gusto.
I giochi più belli li facevamo dentro le case, spostandoci tutte insieme a seconda delle esigenze delle nostre madri. Anche se gli spazi erano angusti, la nostra fantasia li faceva diventare enormi: a volte eravamo signore che si lamentavano dei loro mariti, che fingevano di portare al parco i figli e di accudirli, a volte eravamo principesse e ci travestivamo con strani abiti vecchi che trovavamo nelle varie case e mettevamo scarpe vecchie con il tacco di parecchi numeri troppo grandi, cosa che non toglieva nulla al loro fascino. Era molto bello crescere insieme, avere sempre qualcuno con cui giocare nei momenti liberi dai doveri.
Il quartiere aveva anche lui il suo ruolo: Villa Paganini era lo spazio di gioco non sempre disponibile, dove andavamo spesso accompagnate dalle madri un po’ a turno e dove trovavamo ogni volta altri bambini del quartiere.
Prima di arrivare alla villa, passavamo di fianco alla nostra scuola, la gloriosa “XX Settembre 1870” dedicata ovviamente alla presa di Porta Pia, evento storico che domina tutta la zona.
Anche le nostre madri erano agevolate da quella particolare struttura del palazzo e dal fatto che crescendo insieme si potevano permettere di gestirci insieme. Non avevamo bisogno di baby sitter, un po’ i nonni con cui vivevamo, un po’ l’aiuto reciproco facevano sì che noi non fossimo mai sole.
Alla fine delle elementari però grazie al fatto che entrambi i miei genitori avevano trovato un lavoro fisso e dal momento che lo spazio era veramente poco ci trasferimmo a via Nomentana in una casa molto grande e in un palazzo dove non conoscevamo nessuno e dove non si incontravano spesso gli altri abitanti del palazzo. Per me e per mia sorella fu un lutto enorme, anche se di lì a poco lentamente il nostro vecchio palazzo si svuotò, arrivarono gli studenti fuori sede e altri abitanti che non stavano molto tempo a casa e il cortile che era pieno di voci quando noi eravamo piccole diventò molto silenzioso.
Ogni tanto torno a vederlo quel cortile, presa dalla nostalgia di un tempo così lontano e così diverso dal nostro presente che a raccontarlo sembra un po’ una favola. A volte mi sono divertita a mostrarlo ad altre persone più giovani e a cogliere nella loro espressione un po’ di incredulità.
Ma noi quattro che quella storia l’abbiamo vissuta, tante volte ci siamo dette che quell’infanzia insieme è stata una bella esperienza e che il nostro sodalizio ha contribuito a proteggerci da certi climi familiari normali per quegli anni di immediato dopo guerra caratterizzati dalla presenza di papà traumatizzati dalla guerra di cui erano reduci, dalle difficoltà economiche ,dalla convivenza di tre generazioni in spazi ristretti.
Angela Di Vanna
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- “Fra cannoni e osterie 3”
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Nei dintorni (per vedere i Punti di Interesse in zona, clicca su MAPPA): MAPPA della Zona Salario 2 (da via Adda a piazza Quadrata)
“Il villino rosso di Villa Torlonia” di Elena Cipriani
Lo vedevo tutti i giorni, andando a lavorare presso l’Ospedale odontoiatrico G. Eastman, ma non avevo mai immaginato che, una volta andata in pensione, avrei fatto la guida volontaria proprio lì. Tutto nacque durante le giornate di Open House in cui ho conosciuto le persone che ci lavorano e così ho scoperto la sua storia. Continue reading
“Quando per curarsi si andava al mattatoio” di Bruno Caracciolo
RACCONTO DEL FLANEUR PUBBLICATO il 4 MARZO 2025. QUESTO RACCONTO NON E’ IN CONCORSO.
I medici, si sa, sono sempre stati creativi nell’ideare terapie sempre nuove da somministrare ai loro pazienti. Purtroppo, prima che si affermasse la medicina basata sulle prove di efficacia, un’infinità di cure inutili, quando non dannose, sono state praticate nel corso del tempo. A noi nati negli anni ‘50 è stata risparmiata da bambini la somministrazione quotidiana del disgustoso olio di fegato di merluzzo che aveva afflitto le generazioni precedenti. Non ci sono state risparmiate, però, cure “ricostituenti” che hanno “ricostituito” soprattutto i bilanci delle aziende farmaceutiche che le producevano. Continue reading
Un itinerario tra sogno, ricordo e realtà
Il nostro socio e amico Massimo Santucci ci ha inviato un racconto che pubblichiamo con piacere. Il titolo è “Villa Borghese: un itinerario tra sogno, ricordo e realtà“ e in questo breve scritto, Massimo si apre al lettore e racconta come, ancora oggi, la vista delle ville e palazzine sul breve percorso da casa sua al Parco dei Daini e degli alberi del parco lo riportino alla sua infanzia, ahimè lontana.
Pur non essendo questo un vero “racconto del Flâneur”, in quanto i ricordi dell’autore e le emozioni che ci confessa sono lontane dall’atteggiamento di un classico flâneur, ci è piaciuto e siamo lieti di pubblicarlo.
Leggetelo e raccontateci anche voi, se volete, quanto passare per le strade, le piazze, gli angoli del quartiere in cui siete nati vi faccia tornare a ricordi, emozioni e personaggi del vostro passato. Buona lettura!
“Villa Borghese: un itinerario tra sogno, ricordo e realtà” di Massimo Santucci
RACCONTO DEL FLANEUR ROMA2PASS PUBBLICATO IL 23 SETTEMBRE 2024.
Quelle case signorili costruite negli anni venti, i villini eleganti di quell’area del quartiere Pinciano, sospesa tra via Paisiello e via Mercadante, chiamata quartiere Sebastiani (dal nome del proprietario dei terreni intorno all’attuale sede dell’Ambasciata di Grecia, mi riportano indietro nel tempo. Ma non è uno spazio temporale, piuttosto è uno stato dell’anima: lo avverto quando cammino frettoloso e disattento. Continue reading
“L’Acqua Acetosa e Gigi Riva” di Luciano Valle
RACCONTO DEL FLANEUR ROMA2PASS PUBBLICATO IL 23 MARZO 2024.
Penso che a tutti noi, almeno una volta, sia capitato di entrare nel centro sportivo dell’Acqua Acetosa, come comunemente viene chiamato, dal nome della zona in cui sorge. E’ un insieme di palestre, piscine e campi di calcio, rugby, pallacanestro, pallamano, pallavolo, hockey e perfino badminton, realizzato, su progetto dell’architetto Annibale Vitellozzi, per volere dell’allora presidente del CONI Giulio Onesti (a cui è dedicato) dopo l’assegnazione dei Giochi olimpici alla città di Roma, e inaugurato, con encomiabile e rimpianta puntualità, proprio nel 1960. Continue reading
La Madonnina di guerra
18/02/2024 – Passeggiando tra le strade del Quartiere Trieste, all’angolo tra Via Chiana e Via Tagliamento, ci si imbatte in una grande edicola con un altare e un mosaico raffigurante la Madonna del Divino Amore. Cosi inizia “La Madonnina di guerra” di Maurizio Rocco Lazzari, l’ultimo dei Racconti del Flaneur pubblicato oggi sul sito Roma2pass. Il racconto è breve ma vuole “accendere una luce” su una edicola sacra che sta lì da ottant’anni e nessuno più si degna di fermarsi a quell’angolo per una rapida preghiera o semplicemente a meditare un attimo su quegli anni difficili vissuti da i ns. genitori o dai nostri nonni. Leggi “La Madonnina di guerra” di Maurizio Rocco Lazzari.
“La Madonnina di guerra” di Maurizio Rocco Lazzari
RACCONTO DEL FLANEUR ROMA2PASS PUBBLICATO IL 16 FEBBRAIO 2024.
QUESTO RACCONTO NON E’ IN CONCORSO.
Passeggiando tra le strade del quartiere Trieste, all’angolo tra via Chiana e via Tagliamento, ci si imbatte in una grande edicola con un altare e un mosaico raffigurante la Madonna del Divino Amore. Sotto l’immagine c’è una scritta, in parte in latino e in parte in italiano: “MATER DIVINI AMORIS ORA PRO NOBIS – A RICORDO DELL’INCOLUMITA’ DI ROMA – 4 GIUGNO 1944” (data della liberazione di Roma da parte delle truppe alleate). Continue reading
“La deportazione degli ebrei romani residenti nel Municipio II” di Bruno Caracciolo
Siamo nell’autunno del 1943. Dopo un inizio della guerra che aveva visto le armate dell’Asse vittoriose, nel corso del 1943 la situazione volse a favore degli Alleati. A febbraio le truppe che avevano invaso la Russia uscirono sconfitte dalla battaglia di Stalingrado e furono costrette alla ritirata; a maggio italiani e tedeschi furono cacciati al di là del mare nel Nord Africa. La disponibilità di basi aeree e navali a poca distanza dalle coste italiane consentì lo sbarco degli Alleati in Sicilia il 9 luglio 1943 e il 19 agosto le truppe italo-tedesche abbandonarono l’isola. Continue reading