Palazzo Borghese. La storia

A metà Cinquecento il cardinale Giovanni Poggio (della nobile famiglia Poggi bolognese, vedi Villa Poggi) ha una proprietà sull’antica via Trinitatis, aperta nella prima metà del Cinquecento sotto il pontificato di Paolo III Farnese e proseguita sotto Giulio III, che conduceva da Trinità dei Monti a Ripetta (via dei Condotti – via della Fontanella di Borghese – via del Clementino).

Il cardinale infatti è molto vicino a papa Giulio III e su questa via, nei progetti del papa, sarebbe dovuto sorgere palazzo Del Monte, talmente un grande da gareggiare con Palazzo Farnese (vedi Palazzo Firenze). Nel 1560, il cardinale vende la sua proprietà a Campo Marzio a monsignor Tommaso del Giglio che si fa costruire un palazzetto dal Vignola.

Alla fine del ‘500 il palazzo è acquistato dal cardinale spagnolo Pedro de Deza Manuel, che nel 1590 ne affida a Martino Longhi il Vecchio il completamento e ampliamento.

Nel 1596 il palazzo è acquistato dal cardinale Camillo Borghese (futuro papa Paolo V) insieme ad altri piccoli edifici e orti adiacenti e iniziano i lavori di ampliamento dell’edificio e di realizzazione della facciata verso piazza Borghese (fino ad allora nominata piazza Dezza). Sembra che nei lavori siano stati utilizzati anche i blocchi di pietra del ponte di S.Maria, da allora detto ponte Rotto, che era crollato a causa di un’inondazione particolarmente rovinosa. Il lavori sono affidati all’architetto della famiglia Borghese, Flaminio Ponzio (1560-1613). Martino Longhi il Vecchio continua a lavorare nella fabbrica ed è suo il progetto del cortile del palazzo..

Nel 1605 Camillo è elevato al soglio pontificio con il nome di papa Paolo V e i lavori proseguono sotto l’attenta cura del cardinal nepote Scipione Caffarelli-Borghese.

All’interno, la lunga galleria al piano terra inizia ad ospitare la collezione di statue antiche e dipinti della famiglia Borghese che il cardinal nepote arricchisce con mezzi spesso illegali. …

Flaminio Ponzio dirige i lavori fino alla sua morte nel 1613.

L’edificio è completato da Carlo Maderno e Giovanni Vasanzio.

Nel 1607 comincia una prima decorazione delle stanze interne su commissione di Giovanni Battista Borghese (vedi Famiglia Borghese).

Un primo grande ciclo decorativo degli interni di palazzo borghese è realizzato tra 1614 ed il 1618 in occasione del matrimonio (1619) di Marcantonio Borghese con Camilla Orsini. Se ne occupa Paolo Piazza e Giovani Francesco Guerrieri con la collaborazione di Anastasio Fontebuoni e di Giovanni Battista Soria per i soffitti ligni.

Nel 1621, alla morte di Paolo V, si trasferiscono nel palazzo il nipote, il cardinale Scipione Caffarelli e suo cugino Marcantonio II, erede designato, che il pontefice era riuscito a far eleggere principe di Sulmona e grande di Spagna. Il cardinale prosegue l’opera di ampliamento, affidando ad Antonio De Battisti e Sergio Venturi la ristrutturazione dell’area verso via Ripetta, dove ricava le sue stanze con uno studio ed una Cappella. …

Tra 1622 ed il 1626 Scipione Borghese incarica di proseguire i lavori della decorazione interna Giovanni Tommaso Bruschelli, Antonio Mariani e Giovanni Soderini mentre la loggia sul lato ovest viene chiusa.

Nel 1625 la collezione di statue viene trasferita nella casina nobile di villa Borghese. Intanto sul lato opposto, vengono acquistate e demolite le vicine case per costruzione il palazzetto che ospiterà la numerosa servitù ed i famigliari. La piazza verrà perciò chiamata piazza Borghese. Nel 1630 sorgono le amplissime stalle nella via detta allora “delle Rimesse”, oggi via Borghese.

Nel 1631 Agostino Tassi e Marco Tullio Montagna lavorano alle stanze verso via di Ripetta e piazza Borghese.

Nel 1658 alla morte Marco Aurelio II, Giovanni Battista Borghese affida all’architetto di famiglia Carlo Rainaldi (1611-1691), il rinnovo degli interni compresa la sistemazione definitiva del giardino. Viene riedificata la manica lunga con l’imponente portale e chiusa l’intera ala della galleria.

Dal 1670, il palazzo è ancora ampliato da Carlo Rainaldi. In particolare, papa Clemente X Altieri concede un aumento della quantità d’acqua a disposizione del palazzo e il cortile viene trasformato in uno spettacolare ninfeo noto come il bagno di Venere.

??? Con la realizzazione del “giardino segreto”: una sorta di teatro semicircolare spartito da tre sentieri disposti a raggiera che conducono alle fontane. Il progetto iniziale è affidato a Giovanni Paolo Schor, ma in seguito a dei dissidi con il principe Borghese vengono ultimati dal Rainaldi. Il lavoro fu iniziato dal pittore tedesco Johann Paul Schon, allievo di Pietro da Cortona, ma poi, per ragioni finanziarie, fu cacciato e il lavoro, semplificato e ridotto nei costi, fu terminato dal fido architetto di famiglia Carlo Rainaldi, già autore di lavori sulla struttura del palazzo stesso.

Tra il 1671 e il 1678, Giovanni Battista Borghese commissiona a Carlo Rainaldi un secondo grande ciclo di decorazioni interne al palazzo. In quegli anni operano Ciro Ferri dirige Filippo Lauri, Gaspare Dughet e Luigi Garzi insieme ai meno noti Angelo Bonifazi, Angelo e Nicola Stanchi, Fabio Cristofari. Proseguono con Giovanni Francesco Grimaldi e Cosimo Fancelli per le decorazioni.

Infine nel 1675, i lavori si concludono con il rifacimento dell’area verso il Tevere della cosidetta “Tastiera del cembalo”, a cui vengono aggiunte le due terrazze balconate. ???

Nel 1723 in occasione del matrimonio tra Camillo Borghese e Agnese Colonna e dal 1740 al 1749 sono svolti nuovi lavori alla decorazione interna. Se ne occupano Sebastiano Conca, Pietro e Annibale Rotati, Antonio Bicchierai, Corrado Giaquinto, Claude Joseph Vernet, Stefano Pozzi, Adrien Manglard, Ludovico Stern, Paolo Anesi, Pietro Bernabò, Luigi Baldi e Pietro Bracci.

Tra il 1767 ed il 1775 in occasione del il matrimonio tra Marcantonio IV e Anna Maria Salviati (1768) è ristrutturato l’appartamento del cardinale Scipione Borghese. ??? Antonio Asprucci (quello del tempietto del Giardino del Lago e dei propilei di Villa Borghese oggi a Porta Pinciana) dirige Gioacchino Agricola, Gaetano Lapis, Pietro Rotati, Agabito Vitti, Niccolò La Piccola, Taddeo Kuntz, Domenico Fattori, Giovan Battista Marchetti, Mariano Rossi, Pietro Angeletti, Francesco Caccianiga, Lourent Pecheux, Bernardino Nocchi, Angelo Stringini, Ermegildo Costantini, Francesco De Capo, Gregorio Fidanza.

Nel 1803, per il matrimonio di Camillo Borghese con Paolina Bonaparte, viene svolto l’ultimo ciclo di grandi lavori all’interno del Palazzo. Anche questa volta il lavori sono diretti dall’Asprucci con la collaborazione di Domenico De Angelis, Bernardino Landoni, Michael Koch.

nel 1804 il principe Camillo Borghese commissiona ad Antonio Canova la piccola facciata dell’edificio su via di Ripetta detta da allora denominata “la tastiera del cembalo” per via della sua posizione nella pianta del palazzo e per le due balconate: la prima coperta da ballatoio e sostenuta da pilastri e colonne doriche, tra persiane chiuse; la seconda, che la sovrasta, un terrazzo a giardino pensile.

Nel 1835 Marcantonio V incarica il Luigi Canina di rinnovare i suoi appartamenti con la collaborazione dei pittori Eugenio Landesio e Pietro Carrarini.

Nel 1891, i gravi rovesci finanziari dell’Ottocento costringono i Borghese a vendere il loro magnifico palazzo con arredi e opere d’arte. La ricca collezione di quadri di famiglia ospitata nella Galleria è acquistata dallo Stato italiano e trasferita nel casino di villa Borghese.

A fine Novecento Parte di palazzo Borghese è appartenuta all’imprenditore Vittorio Cecchi Gori. Viene messo in vendita dal Tribunale di Roma nel 2009, in seguito al fallimento della Fiorentina, di cui Cecchi Gori è stato presidente. Si trattava di 950 metri quadrati, valutati complessivamente oltre 24 milioni di euro.

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