Patti Lateranensi

I Patti Lateranensi sono stati un momento importante per la storia della nostra nazione. Come tutti sanno, i Patti Lateranensi (o Concordato) sono gli accordi di mutuo riconoscimento tra il Regno d’Italia e la Santa Sede, sottoscritti l’11 febbraio 1929 nel palazzo di San Giovanni in Laterano, fortemente voluti da Mussolini per chiudere una fase difficile di rapporti tra lo Stato italiano e il Vaticano, in cui il papa si comportava da recluso. Tale situazione infatti rendeva difficili i rapporti del Governo sia con i cittadini cattolici che con le altre potenze europee cattoliche, a partire dalla Francia.

Fino al 1929 il rapporto con la Chiesa era disciplinato dalla cosiddetta «legge delle Guarentigie», approvata dal Parlamento italiano dopo la presa di Roma e immediatamente respinta dal papa che con l’enciclica “Ubi nos” ribadisce che il potere spirituale non può essere disgiunto da quello temporale. Il nome della legge deriva proprio da una frase del pontefice che parla delle concessioni dell’Italia da lui respinte come “futili privilegi e immunità che volgarmente sono detti guarentigie”. In quella legge, l’Italia regola anche il incameramento delle proprietà clericali, conferma il placet governativo sulle nomine dei vescovi, eccetto quello del vescovo di Roma cioè il papa, e stanzia una sostanziosa somma annuale (quella che, conservata anno per anno, fu poi consegnata alla Chiesa con gli interessi alla sottoscrizione del Concordato).

Dal 1870 i rapporti tra la Chiesa e Stato vanno continuamente peggiorando: già prima della breccia di Porta Pia, il Sant’Uffizio aveva consigliato ai cattolici italiani di non partecipare alla vita politica con l’espressione “non expedit” (“non conviene”), ma vent’anni dopo la formula diventa “non expedit prohibitionem importat ” trasformandosi così in un divieto assoluto.

Anche nel nostro Municipio abbiamo dei segni di questa guerra sotterranea: dopo l’erezione del monumento a Campo de’ Fiori a Giordano Bruno, arso vivo per eresia, la Santa Sede santifica Roberto Bellarmino, cardinale e presidente del Tribunale dell’Inquisizione che l’aveva condannato a morte, e gli dedica l’importante parrocchia di piazza Ungheria. Espressione di anticlericalismo è anche l’intitolazione di un nuovo lungotevere ad Arnaldo da Brescia, anche lui finito sul rogo, e la costruzione su questa nuova arteria del monumento a Ciceruacchio, fucilato sotto papa Pio IX. Oggi il monumento a Ciceruacchio è al Gianicolo.

Con la firma dei Patti inizia la sua attività l’ambasciata d’Italia presso la Santa Santa sede. Il primo ambasciatore è .. De Vecchi ed è lui che sceglie Palazzo Borromeo come sede per l’ambasciata.

Sulla facciata interna della parte moderna di Palazzo Borromeo una fontana ricorda l’evento, è la Fontana del Concordato. Nel palazzo, ogni 11 febbraio è organizzato un incontro tra le massime cariche dello Stato Italiano e del Vaticano per celebrare e rinnovare i Patti del 1929. Quest’evento è voluto da Mussolini anche per ristabilire i rapporti con la “nobiltà nera” cioè la nobiltà  romana fedele al papa che non aveva mai voluto stabilire rapporti, almeno sul piano formale con le autorità italiane.

 

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