Palazzo Rondinini

Palazzo Rondinini, in via del Corso 578, è oggi la sede del Circolo degli Scacchi e deve la sua fama al fatto di aver custodito, in un angolo e sconosciuta, la celebre Pietà di Michelangelo.

Nel suo ”Viaggio in Italia” Goethe dedica molte pagine a Roma, dove soggiorna per più di un anno e mezzo a via del Corso (dove oggi c’è il museo chiamato Casa di Goethe), proprio di fronte a Palazzo Rondinini, edificio che pochi anni prima il Marchese Giuseppe Rondinini aveva acquistato per esporre la sua collezione di reperti antichi e opere d’arte. Lo scrittore tedesco racconta delle sue frequenti visite al Palazzo, dove era affascinato soprattutto da una maschera di Medusa appesa nel cortile.

Pare, infatti, che l’intera architettura dell’edificio fosse concepita per esaltare la bellezza delle sculture, degli stucchi e dei dipinti che costituivano una delle raccolte più celebri dell’epoca. Punta di diamante della collezione era la Pietà, realizzata da Michelangelo alla fine della sua carriera con un linguaggio così stilizzato che si guadagnerà il disprezzo dei proprietari del palazzo nell’Ottocento.

Per questo, alla prima occasione, il Conte Sanseverino appena viene in possesso del palazzo la vende al Comune di Milano (oggi è una delle attrazioni del Castello Sforzesco). In effetti, oggi le principali opere decorative della residenza romana risalgono al Settecento, quando il Marchese Rondinini acquista il palazzotto dove aveva abitato il Cavalier d’Arpino.
Il celebre pittore, presso il quale anche Caravaggio aveva lavorato, era riuscito a metter su una pregevole dimora, che era citata anche nelle guide di Roma del Seicento.

Con l’intenzione di realizzare un Palazzo degno della sua collezione, Rondinini amplia l’edificio e cancella ogni traccia della casa del pittore. Fa costruire un cortile arricchito di bassorilievi e sculture, secondo il tipico gusto antiquario del Settecento, fa realizzare uno scalone e una successione di sale al piano nobile, ancora oggi perfettamente conservate. Dopo diversi passaggi di mano, ai primi del Novecento il Palazzo diviene proprietà della Banca dell’Agricoltura, confluita attualmente nel Gruppo Montepaschi. È proprio la banca ad accogliere nel 1990 il nuovo Circolo degli Scacchi, che oggi custodisce e gestisce il piano più importante. Tra paesaggi affrescati con Scene di Tobia, allegorie arricchite da cornici rocaillee raffinate tappezzerie, l’appartamento si presenta come uno dei più coerenti ambienti rococò di Roma. Mobili intarsiati, marmi pregiati alle pareti, pavimenti in marmo con disegni geometrici, in ogni angolo si respira eleganza e sfarzo. Tranne nelle sale che sono state concepite come ambienti-museo per le opere d’arte. Qui domina un gusto più severo ed essenziale, che lascia spazio alle sculture. È il caso della Fontana di Venere che poggia su una roccia artificiale all’interno di una nicchia oppure dei quadri di rovine pittoresche circondati da raffinati stucchi bianchi.

Molto però è andato perduto: le guide del Settecento raccontano di quadri di Tiziano, Raffaello, Correggio e Domenichino, oggi dispersi nel mondo, come quella Medusa amata da Goethe, uno dei pezzi principali della Gliptoteca a Monaco di Baviera.

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