Quiz al Pincio

Un breve racconto tratto da Isole. Guida vagabonda di Roma di Marco Lodoli che parla dei busti del Pincio.

Il più grande successo televisivo restano i giochi a quiz, meglio ancora se conditi dal sugo dei miliardi. Da casa la gente prova a rispondere, ci provo anch’io, e in certi particolari momenti prima di cena, quando magari sta arrivando un po’ di malinconia, un vago senso di fallimento. Bastano due risposte esatte per sentirsi improvvisamente rinfrancati e fieri.

Una domenica vi propongo di trasferirvi dalla poltrona al Pincio per sgranchirvi un poco la memoria e le gambe insieme a un amico o alla fidanzata. Come in ogni quiz che si rispetti, serve un cronometro: e noi ce l’abbiamo, è il magnifico orologio ad acqua di Giambattista Embriaco, restaurato 1’anno scorso. Si guarda l’ora, sempre errata a dire il vero, e il gioco ha inizio.

Ai lati del viale sono allineate le domande: sono i busti del Pincio, i busti degli uomini celebri, quelle belle capoccette di pietra su cui spesso si accaniscono i teppisti. Di quegli illustri, quanti ne conosciamo? Quanti punti possiamo totalizzare rivangando nei ricordi scolastici o in qualche lettura più recente? E il nostro amico o la nostra fidanzata, ne sanno di più o di meno? Su Masaccio andiamo a gonfie vele tutti quanti, si sa che è un famoso pittore del Quattrocento, e procediamo rapidi e sbruffoni anche su Leopardi e Torquato Tasso. Già su Paolo Sarpi o su Annibal Caro, però, cominciamo a tentennare, già lì si fa la prima selezione. L’amico o la fidanzata sembrano più preparati di noi su personaggi perduti nella nebbia, su nomi che non sappiamo più dove collocare: ad esempio Pietro Colletta, oppure Federico Cesi. Chi erano, patrioti, scienziati, o invece degli artisti, o degli storici? Si passa anche davanti ai ritratti di uomini ormai totalmente ignoti, bisogna essere dei campioni per spiegare chi fossero Montecuccoli o Atto Vannucci, ribattezzato da un pennarello burlone Atto Vandalico.

Intanto ci godiamo il fresco degli ippocastani, e camminando ci si riposa. Dopo mezz’ora siamo di nuovo all’orologio ad acqua. Chi ha dato più risposte, chi ha vinto? Non è poi così importante: abbiamo fatto un bel viaggio, ecco, una traversata dei Campi Elisi, tra le ombre dei morti e il verde, e siamo di nuovo qui.

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