Storia del Pincio

Il Pincio è il primo “parco” creato a Roma dal papa per offrire a tutti i cittadini un’area di verde pubblico tra il 1810 ed il 1818 su un’area occupata nell’antichità da alcune splendide ville dell’aristocrazia romana dall’architetto e archeologo romano Giuseppe Valadier (1762-1839), nel contesto del più ampio progetto di sistemazione della zona di piazza del Popolo che incluse, oltre al giardino, al colle Pincio e alla Casina Valadier, anche il monastero degli Agostiniani, l’imbocco delle via di Ripetta e via del Babuino e la limitrofa caserma di piazza del Popolo.

Dopo la fuga del papa nel 1849, la Repubblica romana trasformò i giardini del Pincio in una zona militare per la difesa di Roma e tuttavia deliberò, nel maggio di quell’anno, di commissionare copie di busti celebri raffiguranti i più grandi italiani di ogni tempo e ne sistemo 60.

La rinascita del Pincio e la sua attuale conformazione va attribuita all’archeologo e antiquario Luigi Vescovali il quale affidò al giardiniere savoiardo Francesco Vachez una radicale trasformazione della passeggiata.

Dopo l’unificazione di Roma, il nuovo Consiglio Comunale deliberò nel 1871 diversi lavori di abbellimento per la Passeggiata, eseguiti con la direzione dell’architetto Gioacchino Ersoch che fornì anche i tipi progettuali degli arredi.

Il Pincio (o Giardino dei Pinci) ha una storia molto antica: gli scavi hanno documentato come la sommità del Pincio dovesse essere frequentata fin dall’età arcaica (VI sec. a.C.); fu solo, però, a partire dalla media età repubblicana (II – I sec. a.C.) che la zona venne occupata dai giardini di ricchi proprietari romani, gli hortim tra cui il notissimo Licinio Lucullo.I sec. a.C. che, tornato dalla terza guerra pontica, si fece costruire una sfarzosa villa. Nello stesso periodo venne creato un poderoso sistema di sostegno delle pendici del colle che in un punto crollò dopo pochi anni dalla sua costruzione: il così detto Muro Torto.

Sotto Claudio, negli anni 41-54 d.C., proprietario della villa era Valerio Asiatico, ma di essa s’incapricciò Valeria Messalina, terza moglie dell’imperatore, che accusò falsamente l’Asiatico di congiurare contro il marito e venne in possesso della proprietà dopo averlo costretto al suicidio per evitare il processo. Valeria Messalina continuò a vivere nella villa con Caio Sillo, che Claudio le aveva consentito di sposare per stornare dalla propria persona infausti presagi; nella villa, Valeria Messalina fu uccisa, per ordine dell’imperatore, nel 48 d.C., con l’accusa di corruzione e adulterio.

Tra la villa di Lucullo e l’attuale Piazzale Napoleone I si estendevano gli horti degli Acili, una ricca e nobile famiglia che nel 191 d.C. aveva vinto Antioco di Siria e per questo ricopriva alte cariche della Repubblica. Da scavi fatti alla fine del 1800 furono infatti ritrovate delle scritte che testimoniavano che la villa appartenne a questa famiglia. Successivamente questi terreni passarono nei possedimenti della familia dei Pinci. Alla fine del IV secolo d.C. si estinsero gli Acili e i Pinci e la villa divenne residenza imperiale. Il Palatium Pincianum, dopo essere stato in parte spoliato per ornare a Ravenna le costruzioni di Teodorico, fu eletto a propria residenza ufficiale dal generale bizantino Belisario.

Per diversi secoli il Collis Hortulorum rimase abbandonato e le ville e i monumenti sepolcrali che sorgevano lungo la Flaminia e la Salaria caddero in rovina e furono invasi dalla vegetazione. Più tardi tutta la grande villa fu divisa in tante piccole proprietà rurali coltivate a orti e vigne. Solo nell’ VIII secolo l’area più’ settentrionale entrò in possesso del monastero basiliano di San Silvestro in Capite e nel XIII secolo fu assegnata ai padri Agostiniani.

Come gia’ detto, l’altra parte della villa era divisa in tante piccole proprietà, tra cui quella dei fratelli veneziani Daniele e Luigi Barbaro, del Cardinale Giovanni Michiel di Sant’Angelo e Vescovo di Porto dei Garzoni e di altri proprietari minori. Da questo periodo, fino al 1576, si successero come proprietari della villa Francesco di Paola, fondatore della congregazione degli eremiti di S. Francesco, Ludovico Borgia, la famiglia dei Crescenzi e Giulio e Giovanni del cardinale Giovanni Ricci di Montepulciano. Nel 1576 fu acquistata dal Cardinale Ferdinando de’ Medici, che vi risiedette fino al 1587, anno in cui rinunciò al cardinalato per diventare Ferdinando I di Toscana succedendo al fratello: il cardinale arricchì la residenza con numerose opere d’arte. La cosiddetta villa Medici fu in seguito spogliata delle sue opere perché trasferite dai Medici stessi a Firenze.

Solo nel 1798 i commissari del Direttorio dell’amministrazione francese di Roma individuarono nella villa dei Medici, allora in stato di completo abbandono, la sede idonea per l’accademia francese di Roma, che fino ad allora aveva la sua sede nel palazzo Mancini Neveres del Corso, ormai malridotto per via del saccheggio popolare seguito all’uccisione di Basseville nel 1793.

Per approfondire: https://romainstaurata.wordpress.com/2013/02/19/il-giardino-del-pincio/,

Immagini in rete:  https://www.romaierioggi.it/viale-dei-bambini-1900/https://www.romaierioggi.it/pincio-1905/,

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