Quartiere Flaminio e Sant’Andrea

Parlare del quartiere Flaminio, della sua storia e degli eventi accaduti su questa appendice di territorio romano eccita la mia memoria e la fantasia. Potrei iniziare da … lontano e descrivere gli eventi accaduti quando questo territorio apparteneva alla suddivisione Augustea in Regio o scrivere della famiglia dei Flamini e, … lo farò .., oppure soffermarmi sulla attualità e descrivere quelle pregiate strutture pubbliche che nobilitano il territorio come l’Auditorium di Renzo Piano o, ancora il museo d’arte del XXI secolo il MAXXI, futuristica struttura disegnata e fortemente voluta dall’architetta Zaha Hadid e, è certo, lo farò.

Quello che invece desidero descrivere oggi e che sollecita la mia fantasia, è parlarvi di una … croce.  Una croce a Roma? Niente di originale vi direte ma, aspettate a trarre conclusioni affrettate e, fate attenzione! La particolare croce alla quale mi riferisco è quella chiamata di Sant’Andrea. Immagine che mi viene curiosamente sollecitata dalla presenza sul territorio del comodo servizio tranviario, vediamo allora una sua definizione: “dicasi croce di Sant’Andrea o doppia croce di Sant’Andrea quel segnale stradale che viene posto in prossimità di un binario ferroviario dove vi è un passaggio a livello senza barriere e invita i conducenti alla massima prudenza e a fermarsi se vi sono le luci rosse lampeggianti o segnale acustico attivo”. Quanti di noi hanno temuto, nell’affrontare l’esame per l’ottenimento della patente di guida, di “incocciare” questo fatidico “oscuro” segnale nei quiz di esame? Molti, e, tutti si sono svogliatamente impegnati a documentarsi a quanti metri di distanza questo segnale viene posto e della differenza tra la “semplice” croce di Sant’Andrea e la doppia croce ma .., quanti di noi si sono domandati il perché di questo particolare nome dato a una segnaletica stradale? Nessuno.., o meglio, alcuni e, tra questi, io.

Va bene, staranno pensando i più impazienti di voi lettori, ma cosa ci azzecca il segnale stradale con il quartiere Flaminio? È vero, nel quartiere vi è il servizio tranviario su binari ma … non vi è questa segnaletica! Tranquilli, l’associazione di idee ha sollecitato in me la motivazione necessaria per narrarvi dell’edificio religioso presente nel quartiere e dedicato, che casualità, al santo: la chiesa di Sant’Andrea del Vignola detta anche Sant’Andrea a via Flaminia. La chiesa, caduta nell’oblio popolare, fu voluta dal futuro papa Giulio III Del Monte nel 1553, a ricordo della sua repentina fuga avvenuta il 30 di novembre durante il “sacco di Roma” operato dai Lanzichenecchi di Carlo V quando il futuro papa era ancora vescovo.

A ricordo di questo personale salvifico evento Giulio III, salito al soglio pontificio, fece costruire la chiesa dall’architetto Jacopo Barozzi da Vignola nel suo complesso suburbano di Villa Giulia (allora immersa nella proprietà dei Del Monte) è dunque una chiesa votiva e cappella privata. L’edificio è un cubo in laterizio lasciato a vista sui tre lati e rappresenta una sintesi della cultura Umanista con le chiese realizzate a pianta centrale e, gli edifici di culto a pianta longitudinale tipici della Controriforma realizzati dalla seconda metà del 1500. Questo edificio di culto ha subito nel tempo vari interventi di ristrutturazione ad opera di insigni architetti tra i quali ricordo Giuseppe Valadier di napoleonica memoria.

Andrea, al quale è dedicata la chiesa, nella narrazione agiografica (narrazione della vita e vicende dei santi realizzata da fonti del clero) fu il fratello del più famoso Simone e svolse l’azione fondamentale di introdurre suo fratello (che diverrà da lì in breve, Pietro, “pietra angolare della Chiesa Apostolica Romana” ) nel ristretto nucleo dei discepoli di Gesù, il Nazareno. Alla morte di Gesù questi discepoli, che diverranno Apostoli, si disperderanno nell’intero territorio dell’Impero romano a predicare il “verbo del Dio cristiano” e Andrea viaggiò ai confini orientali dell’Impero, qui predicò e qui vi trovò la morte perseguitato da quella che viene narrata come la “prima persecuzione cristiana” avvenuta sotto l’imperio del celebre Nerone (al secolo, Lucio Domizio Enobarbo Nerone) Andrea fu crocifisso a Patrasso (Grecia) ed ecco che mi riallaccio alla croce sopra descritta, egli fu crocifisso e vi trovò la morte, su di una croce detta “decussata” cioè a forma di X per sua volontaria scelta al fine di non emulare il martirio del suo Maestro.

Le sue preziose reliquie, si narra ufficialmente, furono portate da Patrasso a Costantinopoli per volere dell’imperatore Costanzo II nel 357 (erano fondamentali al fine di celebrare la supremazia della Chiesa locale che negava il primato di quella romana) dove rimasero sino ai primi del 1200 quando vi fu il sacco di Costantinopoli operato del “fraterno” esercito Latino e, tra le altre preziose cose, furono asportate le spoglie del Santo delle quali, si narra, che braccia e dita e altre parti del corpo furono donate a varie chiese come a quella di Luni; le reliquie poi furono traslate ad Amalfi e nel XV secolo, la testa di Sant’Andrea fu portata a Roma dal cardinale Basilio Bessarione che, nel 1462 fu accolto dall’allora papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) con una grande solenne processione di fedeli i quali accolsero la preziosa venerata reliquia che fu posta in una teca nei pilastri della basilica di San Pietro. L’evento attirò folle di pellegrini e, per l’occasione poi, si fece costruire un’edicola; in seguito, accanto fu realizzato un oratorio e intorno nacque un cimitero per i pellegrini, il Cimitero di Ponte Milvio; in seguito, nel 1964 (si era ai tempi dell’innovatore Concilio Vaticano II ) il papa Paolo VI donò, in segno di apertura di dialogo con la Chiesa ortodossa, una parte della testa del santo .., così dopo secolari tragitti, viaggi e trasposizioni varie il povero Andrea (od una parte di lui) ritornò sul luogo del “martirio”.

Ma i “viaggi” della salma del Santo non finirono qui, come egli stesso immolò la sua esistenza girovagando nel desiderio di tramandare la parola di “Dio” nel Mondo antico, così il suo “corpo” o meglio, parti dello stesso, continuarono a viaggiare sino ad arrivare in… Scozia. Qui, una leggenda narra, che le reliquie del santo furono traslate e, vero o meno, egli rappresenta una figura fondamentale della Chiesa scozzese. Dichiarato santo Patrono, il 30 di Novembre (dedica della Chiesa cattolica a ricordo del suo martirio) è giorno celebrato come festa nazionale in Scozia dal XV secolo e, non è un caso, che la sua rappresentativa chiesa nazionale a Roma è chiamata Sant’Andrea degli Scozzesi.

Ma questa chiesa non è cattolica bensì protestante e, seppur condividendo il culto del santo Andrea, la devozione dei fedeli è profondamente diversa come profondamente diversa risulta la chiesa di Roma ad Egli dedicata.
In ultimo ricordo che nella bandiera nazionale scozzese, ed in molte altre è riportato il simbolo della croce di Sant’Andrea e il santo è anche patrono della Russia, Romania, Ucraina e Grecia. Dunque, il ricordo religioso del “martirio” del Santo è andato a permeare nel più profondo la vita sociale di una moltitudine di individui sparsi per l’Europa a volte ignari dell’importanza simbolica delle immagini.

È straordinario come una semplice “segnaletica stradale” possa assumere un significato religioso e culturale che ci può trasportare lontano nel tempo con eventi e aneddoti dimenticati .., non è vero?

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In rete:

Fonte:  un articolo di Iorise Agostinelli sul forte legame tra Sant'Andrea e il quartiere Flaminio.

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