Borghetto dei Parioli

Il nome Parioli evoca numerosi luoghi comuni collegati: ricchi signori, biondissime consorti, superville, megayacht, boutique esclusive, ristoranti chic, locali alla moda. Ma c’è un angolo del quartiere in cui tutto è meno scintillante e sembra di stare in un’altra zona di Roma o, addirittura, in una città di provincia. Siamo a viale Romania, nel primo tratto a sinistra dove sono i negozi, e poi a via Locchi, fino all’incrocio con via Oxilia: è il Borghetto dei Parioli.

MAPPA della Zona Parioli 3 (da viale dei Parioli a Piazza delle Muse)

Su viale Romania c’è un vecchio, piccolo ristorante, Al Grottino del Laziale, che fa dell’antica cucina romana il suo cavallo di battaglia, un negozio di ferramenta, un piccolo bar.  Poco più in là, in via Locchi, un negozio di casalinghi, un alimentari “vecchio stile”, il fruttivendolo, una merceria, la tabaccheria, la cartoleria, tutti negozi di una volta che creano un piccolo borgo.

E’ il borghetto Parioli: una strano luogo in cui in edifici dimessi (caratterizzati da affitti meno cari) si sono concentrati i “servizi” di questo esclusivo quartiere (qui puoi trovare una osteria, il negozio di ferramenta, un “discount, un meccanico, insomma tutto quello che non ti aspetti ai Parioli).

Diversi negozi nel Borghetto sono dei mitici Vannozzi, una vera e propria dinastia che fa capo a Gina che insieme al marito Renato ha messo in piedi molte di queste attività, man mano che la famiglia si allargava.

Tra le new-entry (arrivati già da qualche anno) c’è Marco, il biciclettaio, due bar, quello dei calabresi Guseppe e Gianni e l’altro più recente a fianco del Grottino, e infine la frutteria di Enea e Roberto. Ma anche l’agenzia Senatore, quello delle pompe funebri. Tanti anni fa quando stava vicino al Grottino, comparve sopra l’ingresso della trattoria un singolare cartello: “Qua se magna, là se more”. Poi si trasferì a pochi metri di distanza, in via Locchi (dove si trova ancora oggi) e l’insegna di un bar vicino si trasformò nottetempo in “bare”.

Le case realizzate dall’INCIS negli anni ’30 e gli altri nuovi edifici non hanno cambiato il volto del “borgo” né un discount market sorto pochi anni fa o la nascita, poco più avanti, della nuova sede della LUISS che ha occupato tutta l’area che era una volta del complesso scolastico dell’Assunzione.

In realtà, però, qualcosa negli ultimi anni è cambiato. Non c’è più Antonio, il vecchio calzolaio, o la signora Luciana della lavanderia. Non c’è più nemmeno Pietro, il fornaio, o Franco, il “pastallovaro”. E’ sparito nel 2007 anche il mercato rionale di via Locchi. Anche se la strada non ci ha guadagnato molto ed, è diventata un disordinato parcheggio.

Nella parte iniziale di viale Romania, dopo che l’edificio è stato comprato e completamente ristrutturato dall’Opus Dei, sono stati mandati via tutti i negozi che si trovavano lì: il bar di Demetrio (con il suo famoso espresso), un vecchissimo e notissimo negozio di giocattoli, la gioielleria, il parrucchiere.

Questo strano borgo nel mezzo dei Parioli ha radici antiche. Nel 1912 Roma è tutta un grande cantiere. Capitale d’Italia da ormai più di quarant’anni, si allarga in tutte le direzioni, fuori da quelle Mura Aureliane che ne avevano segnato per secoli i confini. L’anno prima, il futuro quartiere Della Vittoria aveva ospitato l’Esposizione internazionale. Adesso è tutta l’area che confina con Villa Borghese fino alla colline dei Parioli a veder spuntare come funghi villini di pregio, alti edifici e case popolari. Squadre di operai che arrivati da fuori città realizzano qui una nuova città, con grandi viali alberati, piazze e relativi servizi, come gli acquedotti e la rete fognaria.

Dove c’è ora viale Romania allora correva il vicolo di San Filippo e un piccolo borgo era nato a sinistra del vicolo, di fronte a Villa De Heritz (allora piazza Ungheria non esisteva nè il complesso di San Bellarmino). Più avanti il vicolo costeggiava la Caserma Pastrengo a sinistra mentre a destra iniziava Villa Savoia. Più avanti c’era solo prati e boschi che degradano verso la valle del Tevere.

In quel piccolo borgo, alcuni piccoli e vecchi edifici si affacciano sul vicolo Tra di essi, c’è una casetta a due piani che forse, in tempi passati, era stata una stazione di posta dove cambiare o far riposare i cavalli.

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