Storia del Borghetto dei Parioli

All’incrocio tra viale Romania e via Locchi, nel mezzo del quartiere Parioli, c’è una particolare area, ricca di negozi di alimentari, che ha radici antiche: è il Borghetto dei Parioli.

Nel 1912 Roma è tutta un grande cantiere. Capitale d’Italia da ormai più di quarant’anni, si allarga in tutte le direzioni, fuori da quelle Mura Aureliane che ne avevano segnato per secoli i confini. L’anno prima, il futuro quartiere Della Vittoria aveva ospitato l’Esposizione internazionale. Adesso è tutta l’area che confina con Villa Borghese fino alla colline dei Parioli a veder spuntare come funghi villini di pregio, alti edifici e case popolari. Squadre di operai che arrivati da fuori città realizzano qui una nuova città, con grandi viali alberati, piazze e relativi servizi, come gli acquedotti e la rete fognaria.

Dove c’è ora viale Romania allora correva il vicolo di San Filippo e un piccolo borgo era nato a sinistra del vicolo, di fronte a Villa De Heritz (allora piazza Ungheria non esisteva come non esistema il complesso di San Bellarmino). Più avanti il vicolo costeggiava la Caserma Pastrengo a sinistra mentre a destra iniziava Villa Savoia. Più avanti c’era solo prati e boschi che degradano verso la valle del Tevere.

Qui sorge una casetta a due piani che forse, in tempi passati, era stata una stazione di posta dove cambiare o far riposare i cavalli, in cui nascono i primi negozi del quartiere, un panettiere una salsamenteria, una mescita di vini: un nucleo di negozi che nonostante il tempo trascorso sono ancora sono apprezzati da tutti gli abitanti del quartiere.

Il mercato rionale Parioli si dislocava lungo il marciapiede di viale Liegi, proseguiva lungo viale Rossini e terminava lungo via Guido D’Arezzo. Erano banchi, ossia strutture mobili che ogni giorno venivano montate e poi alla fine della giornata rismontate e trasportate con i carrelli in magazzino, come avveniva per quello della nostra famiglia, appoggiati al “montarozzo” che occupava l’odierno sito della chiesa di san Bellarmino a quei tempi ancora di là da venire. Erano banchi semplici che rispecchiavano un modo di vivere altrettanto semplice

Erano tempi in cui la spesa era effettuata giornalmente perché ancora lontani dalla tecnologia che ci permette oggi di conservare gli alimenti per molto tempo. Vi erano azioni e mestieri che per noi adesso risultano strani e curiosi, come la produzione e consegna delle colonne di ghiaccio che nei racconti di mio padre dovevano essere divise con cura e fatica a colpi di coltello per poterle sistemare nella ghiacciaia, un mobile termicamente isolato che assolveva allora il compito dekll’odierno frigorifero. Mio nonno Giovanni conservava la carne nelle grotti sottostanti l’osteria del Grottino. Anno dopo anno, decennio dopo decennio i pariolini sono stati deliziati dagli squisiti piatti cucinati dagli osti D’Angeli con la carne fornitagli dalla macelleria Stefalani.

Intanto il quartiere si sviluppava, assumeva sempre più la conformazione che conosciamo, per arrivare infine ai giorni tristi della seconda guerra mondiale. Il quartiere Parioli era un possibile obiettivo di attacchi aerei per la presenza di obiettivi militari, come l’attuale sede del Comando generale dei carabinieri e per questo motivo il mercato fu spostato per ragioni di sicurezza in via Locchi.

Alla fine del conflitto il mercato ritornò per un breve periodo in piazza Ungheria, ma quando il traffico inizio a convivere male con le bancarelle, fu deciso lo spostamento in via Nino Oxilia e successivamente il definitivo ritorno in via Locchi dove il mercato è rimasto fino al 2007.

Dopo la guerra i romani ritrovarono il piacere dello stare insieme e così il Grottino del laziale divenne il punto di riferimento dei “mercatari” che, nei giorni in cui il mercato era aperto tutta la giornata, si radunavano da Anna e Giovanni per delle tavolate collettive e svuotavano la cucina divorando letteralmente i piatti preparati con i prodotti che loro stessi avevano venduto.

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