Villaggio Olimpico. Progettazione

La scelta dell’area per la realizzazione del Villaggio olimpico viene presa nell’ottobre del 1957 dall’INCIS a cui, secondo la concessione con il Ministero dei lavori pubblici, sarebbero stati assegnati gli alloggi al termine delle manifestazioni per la XVII Olimpiade.  

Si trattava di un’area di proprietà comunale con delle caratteristiche tali da soddisfare tutte le richieste del COR – Comitato tecnico Costruzioni Olimpiche Roma – in quanto ubicata in prossimità del Foro Italico, della zona dell’Acqua Acetosa e Tor di Quinto, dove si stavano già realizzando gli impianti sportivi e le zone di allenamento per gli atleti, e lungo la via Flaminia dove era stato appena inaugurato il palazzetto dello Sport di Pier Luigi Nervi e Annibale Vitellozzi. Nel 1957 l’ente assegna l’incarico agli architetti Luigi Moretti, Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Vicenzo Monaco e Amedeo Luccíchenti. Lo studio urbanistico si conclude ad aprile del 1959. Di massima il piano rispettava le indicazioni dell’INCIS, ovvero la realizzazione di circa 7000 vani, nonché le volumetrie previste dal piano particolareggiato della zona redatto da Claudio Longo e approvato nel 1950.

L’impianto del quartiere tuttavia mostra delle forti novità rispetto alle realizzazioni dell’epoca e che ne fanno quasi un manifesto dei principi dell’urbanistica del Movimento Moderno, come ebbe modo di constatare Le Corbusier nel corso di una visita a Roma nel settembre 1960: egli vi ritrovava messi in atto i principi da lui esposti negli anni Trenta e che avrebbero dovuto ispirare la realizzazione della città ideale.

La consapevolezza e il rispetto delle valenze paesaggistiche del sito divengono una discriminante rispetto alle scelte urbanistiche e architettoniche: come la decisione di sollevare gli edifici su pilotis, mantenere un’altezza contenuta a tutti i fabbricati e sopraelevare il tracciato di Corso Francia.

A questo specifico tema sono dedicati diversi schizzi e studi conservati nell’archivio di Luigi Moretti. Egli modifica più volte la disposizione dei fabbricati che definiscono la spina centrale del quartiere e valuta le diverse possibilità per l’ubicazione dei servizi e dei luoghi destinati alla vita civile e religiosa del nuovo insediamento. Nel maggio 1958 viene presentato il modello definitivo e si svolge la cerimonia della posa della prima pietra alla presenza del ministro dei Lavori pubblici Giuseppe Togni.

I cinque architetti incaricati suddividono il lavoro in modo che ciascuno si occupi della progettazione di un singolo lotto salvaguardando tuttavia l’unitarietà del linguaggio architettonico, oltre che nella scelta di adottare i pilotis per tutte le tipologie degli edifici, anche attraverso l’uso di elementi comuni quali l’uso del cemento a faccia vista per le parti strutturali e del mattone per le parti murarie, nonché per la tipologia degli infissi che risultano uguali nel colore e nelle dimensioni.

Il villaggio, il cui cantiere era stato avviato nel settembre del 1958, venne consegnato al CONI il 5 giugno del 1960, pochi giorni prima dell’apertura dei giochi olimpici.

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