Borghetto dei Parioli

Siamo a viale Romania e poi a via Locchi, fino all’incrocio con via Oxilia: uno strano angolo di quartiere che ci piace chiamare “borghetto Parioli”.

Il nome Parioli evoca numerosi luoghi comuni collegati: ricchi signori, biondissime consorti, superville, megayacht, boutique esclusive, ristoranti chic, locali alla moda. Ma qui tutto è meno scintillante e sembra di stare in un altro quartiere.

Su viale Romania c’è un vecchio, piccolo ristorante, Al Grottino del Laziale, che fa dell’antica cucina romana il suo cavallo di battaglia, un negozio di ferramenta, un piccolo bar.  Poco più in là, in via Locchi, un negozio di casalinghi, un alimentari “vecchio stile”, il fruttivendolo, una merceria, la tabaccheria, la cartoleria.

Il borghetto è una strano luogo caratterizzato da edifici dimessi (caratterizzati da sempre affitti meno cari) in cui si sono concentrati i “servizi” di questo esclusivo quartiere (qui puoi trovare una osteria, il negozio di ferramenta, un “discount, un meccanico, insomma tutto quello che non ti aspetti ai Parioli).

C’è anche l’agenzia delle pompe funebri. Tanti anni fa quando aveva aperto vicino al Grottino, comparve all’ingresso della trattoria un singolare cartello: “Qua se magna, là se more”. Poi si trasferì a pochi metri di distanza, in via Locchi (dove si trova ancora oggi) e l’insegna di un bar vicino si trasformò nottetempo in “bare”.

Questo strano borgo nel mezzo dei Parioli ha radici antiche.  Dove c’è ora viale Romania allora correva il vicolo di San Filippo e un piccolo borgo di poche case era nato a sinistra del vicolo, di fronte a Villa De Heritz (allora piazza Ungheria non esisteva né il complesso di San Bellarmino). Più avanti il vicolo costeggiava a sinistra la Caserma Mussolini mentre a destra iniziava Villa Savoia. Più avanti c’era solo prati e boschi che degradano bruscamente verso la valle del Tevere.

Come si vede dalla cartografi di inizio secolo del Suburbio, qui alcuni piccoli edifici si affacciano sul vicolo Tra di essi, c’è una vecchia casetta a due piani che forse, in tempi passati, era stata una stazione di posta dove cambiare o far riposare i cavalli.

A inizio secolo Roma è tutta un grande cantiere. Capitale d’Italia da ormai più di quarant’anni, la città si allarga in tutte le direzioni fuori da quelle Mura Aureliane che ne avevano segnato per secoli i confini. Tutta l’area che confina da Villa Borghese alla colline dei Parioli vede spuntare come funghi villini di pregio, edifici e anche case popolari. Squadre di operai, arrivati da fuori città, realizzano qui una nuova città, con grandi viali alberati, piazze e relativi servizi, come gli acquedotti e la rete fognaria.

Centinaia di muratori, artigiani, operai che ovviamente hanno bisogno di mangiare e di bere. Anche qui, aprono una serie di botteghe. Bulzoni, per esempio, oggi prestigiosa enoteca a viale dei Parioli, apre in quegli anni qui una piccola bottega che vende il vino dei Castelli agli operai, che siedono ai suoi tavoli per mangiare il cibo portato da casa. 

Con gli anni, il quartiere intorno alla nuova piazza Ungheria, seppur ancora lontano dalla città, incomincia a riempirsi di abitanti.  E le esigenze crescono.   Ma le prime costruzioni parioline sono villini e pochissimi degli altri edifici prevedono negozi sulla strada.   Lungo viale dei Parioli, per esempio, non è previsto nemmeno un negozio, e in realtà fino al secondo dopoguerra ce ne saranno pochissimi.

 E tutto il commercio di questa zona si sviluppa su bancarelle e carretti dove comprare di tutto,

 anche, il ghiaccio da mettere della ghiacciaia. 

 Prima della guerra, il mercato rionale era su piazza Ungheria, iniziava dal marciapiede di viale Liegi, e proseguiva su viale Rossini,

 I banchi erano strutture mobili e, a fine giornata, venivano smontati e trasportati con carretti e in un deposito che … dove pensate che stesse?

Stava qui, nel nostro Borghetto, in una casupola appoggiata al montarozzo che era dove oggi sorge il complesso di San Bellarmino.

Ma i banchi del mercato, in cui si vendono alimentari e poco più, non bastano. 

 Servono anche gli accessori per la casa, la cartoleria per i bambini che vanno a scuola,  l’idraulico per il rubinetto che perde, la tintoria.

 E piano piano diverse botteghe  aprono nei locali su strada di questi edifici, caratterizzati da canoni di affitto contenuti.

 E le nuove palazzine che sorgono negli anni Trenta a via Locchi, di cui alcune realizzate dall’INCIS, non cambiano le caratteristiche di questa piccola area. 

 La “missione commerciale” poi di quest’area si rafforza quando il Comune decide, sul finire della guerra, di spostare, qui a via Locchi, il mercato rionale. “Provvisoriamente” dissero allora, ma per più di cinquant’anni nessuno ha avuto il coraggio di spostarlo.

Ne cambia nulla quando nasce, poco più avanti, la nuova sede della LUISS che ha occupato tutta l’area che era una volta del complesso scolastico dell’Assunzione.

Solo nel 2007 le pressioni del costruttore del nuovo grande residence realizzato al posto dell’Istituto San Gabriele rendono possibile il trasferimento del mercato. Ma l’apertura del grande supermercato sotto la vecchia scuola … (via Vittorio Locchi) e di un discount market  nel piccolo edificio all’angolo davanti a noi hanno permesso a questo strano Borghetto dei Parioli di rimanere pieno di vita e commerci. 

  Tale “specializzazione” dell’area infine  è testimoniata anche dalla presenza delle numerose bancarelle che occupano, qui vicino, il marciapiede di viale dei Parioli e che nessuna protesta, da parte dei cittadini, è riuscita a far sloggiare. 

In realtà, però, qualcosa negli ultimi anni è cambiato. Non c’è più Antonio, il vecchio calzolaio, o la signora Luciana della lavanderia. Non c’è più nemmeno Pietro, il fornaio, o Franco, il “pastallovaro”. 

Nella parte iniziale di viale Romania, l’edificio della vecchia Vigna Masucci è stato comprato e completamente ristrutturato e sono stati mandati via i negozi che si trovavano lì: il bar di Demetrio (con il suo famoso espresso), un vecchissimo e notissimo negozio di giocattoli, la gioielleria, il parrucchiere.

Concludiamo dicendo che diversi negozi nel Borghetto sono dei mitici Vannozzi, una vera e propria dinastia che fa capo a Gina che insieme al marito Renato ha messo in piedi molte di queste attività, man mano che la famiglia si allargava. E affianco ai vecchi proprietari nuovi negozi aprono. Tra le new-entry  c’è Marco, il biciclettaio, due bar, quello dei calabresi Guseppe e Gianni e l’altro più recente a fianco del Grottino, e infine la frutteria di Enea e Roberto.

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Storia del Borghetto dei Parioli

All'incrocio tra viale Romania e via Locchi, nel mezzo del quartiere Parioli, c'è una particolare area, ricca di negozi di alimentari, che ha radici antiche: è il Borghetto dei Parioli. Continue reading →

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