Racconto: Da piazza Bligny a piazza Ungheria

Racconto della passeggiata Da piazza Bligny a piazza Ungheria

MAPPA della Zona Parioli 3 (da viale dei Parioli a Piazza delle Muse

viale Romania A

vR 00 PAGINA DI COPERTINA con audio Clelia OK

Roma2pass presenta:  viale Romania,  una passeggiata breve  ma con tante cose da vedere.

 

vR 01 VIDEO PRM  rifare a p.Bligny???

Buongiorno. Questa video-passeggiata Roma2pass ci condurrà lungo una moderna via del quartiere Parioli che corre sul tracciato di una strada antichissima. E’ viale Romania, che percorreremo in tutta la sua lunghezza, da piazza Bligny a piazza Ungheria.

 

vR 10 RICARICARE video PRM con sfondo foto??? unendo questa frase a vR01

Siamo a piazza Bligny, davanti a un grande portale tra via Tommaso Salvini e via Mafalda di Savoia. OPPURE REALIZZARE VIDEO PRM che comprenda vR01+questa frase

Qui, lungo il muro alla destra del portale, correva l’antica via Salaria, unica strada consolare che non ha preso il proprio nome né dal console che l’ha realizzata né della località che permette di raggiungere.

E’ infatti una strada precedente alla fondazione di Roma che si chiama così

perché collegava la costa a sud della foce del Tevere, dove oggi è Ostia, allora ricca di stagni d’acqua salmastra, 

alla Sabina ed era utilizzata dai mercanti di sale, una merce preziosissima per la conservazione degli alimenti.

 

 

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Allora di strade non ce n’erano molte e la forza dei villaggi sui sette colli, che si unirono nell’ottavo secolo a.C. per formare l’Urbe, stava proprio nel poter controllare facilmente MODIFICARE PIANTA: LA VIA SALARIA DEVE ESSERE IN ROSSO

  • sia il tratto di questa strada (che passava sotto l’Aventino, il Palatino e il Campidoglio e risaliva la valle tra il Quirinale e il Viminale),
  • che il guado sul fiume, in corrispondenza dell’isola Tiberina, controllando così tutti i traffici dell’area.  

Da qui la Salaria seguiva il percorso delle attuali via Mafalda di Savoia, via di San Filippo, si inoltrava in quello che ora è il parco di Villa Ada verso Antemnae per poi scendere giù al guado sull’Aniene.

Nel folto della vegetazione di Villa Ada, si può vedere ancora oggi una “tagliata” nel tufo che testimonia la presenza dall’antica strada. RIFARE FOTO IN ORIZZONTALE (ROBERTO?)

 

 

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Proprio da qui sono passati i Sabini che furono invitati a Roma per le celebrazioni in onore del dio Conso e da qui ripassarono la sera, ammaccati e senza le donne più giovani, avendo vissuto sulla loro pelle l’episodio oggi noto col nome di Ratto delle Sabine.

Tra di loro, c’erano gli abitanti di Antemnae, una città che sorgeva a due passi da qui, sull’altura che domina la confluenza del Tevere con l’Aniene (ante amnes, appunto) e che ancora oggi chiamiamo Monte Antenne.

Nel VI secolo a.C., la città è un avamposto di Roma, dotata di una possente cinta fortificata, realizzata in grandi blocchi di tufo, 

e di un tempio, come testimonia il ritrovamento di una splendida antefissa, raffigurante la testa di Giunone Lanuvina.

 

 

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A partire dal III sec. a.C. Antemnae viene progressivamente abbandonata per lasciare il posto a una grande villa della gens Acilia.  Non avendo più senso che la via Salaria passasse per l’antica città che non esisteva più, i Romani progettano, per questa strada, un nuovo percorso. MODIFICARE PIANTA: IL PERCORSO DELLA VIA SALARIA VETUS DEVE ESSERE CURVILINEO

Appena dopo l’attuale piazza di Priscilla, con il lavoro di migliaia di schiavi, è realizzato un enorme sbancamento, che apre un percorso in discesa là dove c’erano delle rupi scoscese, e il ponte sull’Aniene in corrispondenza del vecchio guado.

Nasce così la Salaria Nova: la via Salaria che conosciamo oggi e che, in modo molto più rapido rispetto alla Salaria vetus, porta oggi da Porta Salaria (l’attuale piazza Fiume)  al ponte sull’AnieneMODIFICARE PIANTA: IL PERCORSO DELLA VIA SALARIA VETUS DEVE ESSERE CURVILINEO

Ecco le tracce di Ponte Salario, ancora visibili sotto il moderno ponte.

 

 

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Con la realizzazione delle mura dell’imperatore Aureliano, nel terzo secolo d.C., nasce una netta separazione tra la città ben difesa e la fascia di territorio esterna alle mura, denominata suburbio, aperta prima alle incursioni dei cosiddetti barbari e poi, per secoli, spopolata e insicura. 

Le vie consolari, tranne l’Appia e la Cassia (o Francigena, se volete), sono poco frequentate.

Anche la Salaria Vetus, che esce da Porta Pinciana e arriva qui sulle attuali via Pinciana, via Paisiello, via Emilio de’Cavalieri, viale Rossini, piazza Ungheria, viale Romania, diventa uno stradello campestre.

 

 

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In questo tratto, per secoli la nostra strada ha preso il nome di vicolo di San Filippo, figlio di Felicita, ricca vedova romana uccisa, con i suoi sette figli, per essersi rifiutata di rinnegare la fede cristiana.

Nella Catacomba di Santa Felicita, oggi accessibile da via Simeto, riposavano anche le spoglie dei suoi figli,  RIFARE FOTO LARGA INGRESSO CATACOMBE

ma non quelle di Filippo che erano venerate nella catacomba di Priscilla, sotto la basilica, fatta edificare nel IV secolo d.C. da papa Silvestro su un accesso secondario delle catacombe. La piccola chiesa è su un colle, non distante da via Salaria, chiamato dai fedeli Monte delle gioie FARE NUOVA FOTO DEL FRONTE

 

 

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Nei primi secoli del Cristianesimo i pellegrini, uscendo da porta Pinciana e percorrendo la Salaria Vetus, visitavano le catacombe dei Parioli per poi percorrere il vicolo di San Filippo, raggiungere San Silvestro e le catacombe di Priscilla e  tornare in città sulla via Salaria, fermandosi a pregare nelle numerose catacombe presenti sulla Salaria Nova.

Nel pellegrinaggio si passava quindi proprio qui, dove fu innalzata una edicola con l’immagine del martire, e tutta l’area intorno per secoli è stata chiamata Monte San Filippo.

Tanto per avere un’idea su come il vicolo di San Filippo si presentasse realmente, ecco una foto di inizio Novecento di un altro vicolo su a Monti Parioli: il vicolo dell’Arco Oscuro.

 

 

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Davanti a noi c’è un grande portale verniciato in un rosa acceso, con scritto Villa San Filippo.  REALIZZARE VIDEO PRM

Guardando nel cancello, in fondo vediamo una grande palazzina del 1970. Eccola, ripresa da via Salvini.

In primo piano, invece c’è un casale basso e lungo in cui, gli anziani del quartiere raccontano, sono stati acquartierati

dei marines per alcuni anni dopo la fine della guerra.

Il grande portale non è antico, è ottocentesco, ma è l’ingresso di quella che fin dal Seicento era una grande tenuta nobiliare: Vigna  Scarlatti.

Un proprietà talmente grande da arrivare, da dove siamo, al vicolo dell’Acqua Acetosa e sulle rive del Tevere.

 

 

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Gli Scarlatti, toscani, si estinguono nella famiglia Del Grillo

(quella di Onofrio marchese del Grillo, famoso per i suoi colossali scherzi) e infine nei

marchesi Capranica (noti per aver realizzato nel loro palazzo il Teatro Capranica,

che è stato per molto tempo il principale teatro di Roma).

Sono queste famiglie che terranno questa grande proprietà per due secoli. 

 

 

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Nell’Ottocento la tenuta è nota come Villa San Filippo e il suo casino nobile lo possiamo ancora vedere, pesantemente rimaneggiato. affacciandoci suvia Mafalda di Savoia.

E’ l’edificio in fondo a sinistra senza pretese, rosa come il portale davanti a noi.

Da decenni ospita le monache Dorotee e oggi, come molti altri conventi romani, è una casa vacanze gestita dalle stesse suore. 

 

 

vR 55  REALIZZARE VIDEO PRM???

Sul portoncino del casale c’è una piccola targa in pietra, Villa Felicetti, che ci indica il nome degli ultimi proprietari della grande villa. OPPURE REALIZZARE VIDEO PRM

Dietro alla costruzione, fino all’attuale via Salvini, c’è un giardino, unica area verde sopravvissuta alla lottizzazione del parco, ultimo residuo delle sue grandi vigne, frutteti e campi coltivati che si estendevano fino al fiume.

 

 

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I Felicetti acquistano la proprietà a inizio Novecento e sono loro a lottizzarla. Per realizzare via Salvini, che è l’asse del nuovo quartiere, è demolito un oratorio dedicato a San Filippo che era stato costruito qui, sul confine della proprietà Scarlatti, dove una volta c’era l’antica edicola con l’immagine del martire, di cui abbiamo già parlato.

La prima palazzina realizzata dai Felicetti è quella che si affaccia su piazza Bligny che segna l’ingresso del nuovo quartiere

e, con il suo grande stemma al terzo piano, ne indica la data di nascita: 1928.

 

 

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Ed è ai Felicetti che, poco dopo il 1920, sono espropriati dei lotti di terreno a favore di alcune cooperative.

Tra esse, quella degli Invalidi della prima guerra mondiale che costruiscono i villini che vediamo ancor oggi su via Adelaide Ristori.

Ma quando questo quartiere inizia ad accogliere i suoi abitanti, qui siamo in aperta campagna, lontano da tutto. Piazza Ungheria è ancora un polveroso incrocio senza servizi da offrire. La zona è talmente remota che nel 1924  da queste parti, verso piazza delle Muse, fu innalzata l’Antenna dei Parioli per diffondere le prime trasmissioni radiofoniche italiane,

registrate nello studio appositamente allestito a Palazzo Corrodi in via Luisa di Savoia.

 

 

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Nel 1931 finalmente, qui arriva il tram. E’ la linea 4, poi trasformata in filobus, che svolgerà il suo servizio fino al 1959.

 

 

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Questo tratto dell’antico vicolo di San Filippo davanti a noi è oggi intitolato alla principessa Mafalda di Savoia,

secondogenita di Vittorio Emanuele III, Re d’Italia.

In fondo a destra, di fronte al casino di Villa Felicetti, vediamo l’ingresso di Villa Polissena,

la proprietà regalata dal re alla figlia, nel 1925, in occasione del suo matrimonio con il principe d’Assia. 

Vicino al cancello c’è una madonnella in ricordo della principessa, morta nel campo di concentramento di Buchenwald nel 1944.

Sono appunto gli Assia, i figli di Mafalda, a donare ai Carabinieri villa Renzi, l’edificio davanti a noi sulla strada con il grande giardino retrostante che faceva una volta parte di Villa Polissena.

 

vR 80 RIFARE FOTO OPPURE VIDEO PRM SOTTO LA TARGA 

A destra di via Salvini, c’è via di Villa San Filippo, una breve e rettilinea strada che costeggia la caserma dei Carabinieri. FRIFARE FOTO OPPURE VIDEO PRM SOTTO LA TARGA

Qui iniziava un antico stradello campestre: il Vicolo di Schateau, che portava appunto alla vigna di Giacomo Enea du Chateau, poi diventata Villa Emiliani,  alla vigna dei Beni Francesi, tra l’attuale via Ermete Novelli e piazza delle Muse,  e ad altre vigne sparse sulle alture che dominano l’Acqua Acetosa e il fiume.

L’attuale via di Villa San Filippo:  

Bligny e Digione sono i nomi di due cittadine francesi non troppo distanti tra di loro. Ma anche di due battaglie svolte con onore dagli italiani sul confine franco-tedesco. 

 

viale Romania B

vR 85 RIFARE FOTO OPPURE VIDEO PRM SOTTO LA TARGA 

Bligny è una cittadina francese tra Parigi e Lussemburgo.  Lì nel 1918, avvenne una battaglia storica: RIFARE FOTO OPPURE VIDEO PRM SOTTO LA TARGA

la “Seconda Battaglia della Marna”, detta anche “Battaglia di Bligny”, a cui partecipò un contingente italiano di 25.000 uomini.  

I fanti italiani assolsero eroicamente il loro compito di difesa delle posizioni e il sacrificio fu pesantissimo, oltre 4000 morti,

ma la resistenza di tutto il fronte alleato sulla Marna significò l’inizio della sconfitta tedesca nella Prima Guerra Mondiale.​  

 

 

vR 90 RIFARE FOTO OPPURE VIDEO PRM SOTTO LA TARGA 

Digione è un poco più a sud rispetto a Bligny e la storia della battaglia che qui si è svolta è interessante per noi italiani RIFARE FOTO OPPURE VIDEO PRM SOTTO LA TARGA

perché risponde a due interrogativi della nostra storia risorgimentale:

  1. perché l’Italia alla fine dell’estate 1870, dopo tanti tentennamenti, rimuove ogni indugio e muove le truppe per strappare Roma al papa?
  2. perché  Garibaldi, nonostante le sue numerose battaglie caratterizzate dal grido “Roma o morte”, non compare affatto quel 20 settembre 1870 in cui fu scritto un importante capitolo della storia d’Italia? Dov’era finito?

Per rispondere alla prima domanda basta sapere che il 2 settembre 1870 (quindi diciotto giorni prima della Breccia di Porta Pia), nella battaglia di Sedan, l’armata francese è sconfitta dai prussiani, che, pochi giorni dopo, iniziano l’assedio di Parigi. Il 4 settembre il Secondo Impero cade e la repubblica è ripristinata in Francia. 

Napoleone III,  grande difensore dello Stato pontificio, è in fuga e grazie a questo cambio al vertice della Francia, il governo Italiano decide di prendere Roma. La storia ci racconta quello che è successo.

Ma Garibaldi non può perdersi questa occasione di dimostrare la sua amicizia verso la repubblica francese e, con i figli Ricciotti e Menotti e qualche migliaio di volontari, parte per il fronte.

I garibaldini registrarono alcuni successi presso Digione dove si erano acquartierati, senza però poter ribaltare l’esito di un conflitto ormai già segnato a favore della Prussia.

 

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Torniamo al nostro percorso su viale Romania. Percorriamo poche decine di metri sul marciapiede sinistro e fermiamoci poco prima dell’incrocio con via Oxilia

Siamo davanti alla  Caserma Hazon che ospita il Comando Generale dei carabinieri e occupa tutto l’isolato davanti a noi, fino a via Castellini

E’ intitolata ad Azolino Hazon, comandante generale dell’Arma, perito con molti suoi uomini nel 1943 a San Lorenzo sotto le bombe, quando, dopo il primo bombardamento, era accorso per organizzare i soccorsi. 

 

 

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Quando Roma è liberata, nel 1944, tutti i comandi dei Carabinieri rioccupano le sedi impiegate fino a un anno prima.

Per il Comando Generale dell’Arma, invece, la vecchia sede è stata fatta saltare dai tedeschi e non è facile trovarne un’altra adatta.

Solo all’inizio del 1953, la decisione cade sulla Caserma Pastrengo ai Parioli, da decenni sede romana dell’Arma di Cavalleria.

Nel 1954 è posata la prima pietra e, meno di un anno dopo, la nuova caserma è inaugurata.

 

 

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La facciata della caserma è caratterizzata da un avancorpo centrale  in travertino, a guisa di masso ciclopico per simboleggiare la granitica saldezza dell’Arma. In basso, il portale in peperino. Ai lati, separate dall’avancorpo da fasce di tufo, si dipartono due ali simmetriche caratterizzate da colonne giganti di mattoni rossi.

Lungo via Nino Oxilia vediamo un altro corpo sporgente: un severo parallepipedo, rivestito in travertino, destinato agli uffici del Comandante.

Nella fascia di terreno dietro la nuova caserma, tra via Castellini e via Oxilia, sono state realizzate numerose palazzine per alloggi dei Carabinieri.

 Della Caserma Pastrengo, rimangono le scuderie e il maneggio coperto, la cosiddetta “cavallerizza”, in quanto rimangono qui i Carabinieri a cavallo che erano già di stanza nella vecchia caserma di Cavalleria.

 

 

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Il Quarto Reggimento dei Carabinieri è oggi l’ultimo reggimento delle Forze Armate Italiane in cui ogni uomo ha un cavallo. Ed è quello che fornisce i picchetti d’onore al Quirinale e alle altre cerimonie ufficiali e che si esibisce nello spettacolare carosello che chiude ogni anno il Concorso ippico di piazza di Siena.

Negli anni Novanta, il Reggimento è stato trasferito a Tor di Quinto ma

gli abitanti meno giovani della zona ricordano ancora, con nostalgia, la rapida sfilata dei cavalieri che percorrevano viale dei Parioli e viale Rossini per andare ad allenarsi al Galoppatoio di Villa Borghese

con in testa la loro “mascotte”, la cagnetta Trombetta, poi Birba e poi Lady (che pare abbia avuto uno choc quando il reggimento ha lasciato la caserma ai Parioli).

 

 

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In tutte le città italiane c’è (o c’è stata) una Caserma Pastrengo. Questa località vicino a Verona, insieme a Goito, è una delle battaglie vinte dai Piemontesi nella prima guerra d’indipendenza prima che gli austriaci di Radetzky si riorganizzassero e li respingessero indietro.

In ogni caso, Pastrengo è rimasto un nome storico per la cavalleria dell’esercito italiano e per i Carabinieri. Nel 1848, il re Carlo Alberto si sta spostando verso il villaggio di Pastrengo, quando le vicine truppe austriache iniziano a muoversi.

Il comandante dei Carabinieri della scorta reale intuisce il tentativo di accerchiamento attuato dal nemico e ordina immediatamente la carica. Al grido «Savoia!» 280 cavalieri, sciabole alla mano, caricano per tre volte gli austriaci che, sorpresi, ripiegano.

 

 

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A Roma, da fine Ottocento, la caserma della Cavalleria, la Caserma Pastrengo appunto, occupa una grande area dei Parioli: che comprendeva le superfici dove oggi sorgono il Comando Generale dei Carabinieri  e l’attigua caserma del Comando territoriale dell’Esercito e arrivava fino a viale dei Parioli, tra via Oxilia a via Castellini.

La fascia di  terreno su viale dei Parioli  è smilitarizzata negli anni Trenta: nasce così via Picardi, sorgono gli edifici INCIS su questa via e, successivamente, le palazzine su viale dei Parioli,

come quella dove c’è Gargani, da una parte,

e quella dove c’era Righetto, dall’altra.

Questo dettaglio storico ci spiega l’incertezza urbanistica di via Picardi, composta da due tronconi a due livelli diversi e uniti da una scala di dozzina di gradini.

 

 

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Da qui inizia via Nino Oxilia che da viale Romania porta a viale dei Parioli.

Nino Oxila, torinese, è stato giornalista, scrittore, poeta e regista, autore dell’inno goliardico che,

successivamente riadattato, diventerà “Giovinezza”, uno dei più famosi inni del regime fascista. 

 

 

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Oxilia muore nel 1917 a soli 28 anni, falciato dallo scoppio di una granata sul Monte Tomba.

Faceva parte degli irredentisti, personaggi che hanno speso la propria vita e sono morti per la liberazione dalla dominazione straniera dei territori italiani, a partire da Trento e Trieste.

Sono intitolate a loro tutte le strade a destra di viale Parioli, scendendo fino all’Acqua Acetosa:  Castellini, Borsi, Stuparich, Sant’Elia.  Ma anche Slataper, Locchi, Fauro, Caroncini.

Tra di essi c’era pure Umberto Boccioni, il pittore che tutti conosciamo.

 

 

vR 155 VIDEO PRM???

Avanziamo di pochi metri sul marciapiede sinistro di viale Romania fin all’incrocio con via del Canneto, una piccola strada stretta tra due muri.  OPPURE REALIZZARE VIDEO (IN CAMMINO SENZA FACCIA PRM)

Poco è cambiato da quando si chiamava  vicolo del Canneto, uno stradello che per secoli ha collegato il vicolo di San Filippo, dove siamo noi ora, con la via Salaria. Percorrerlo dà ancor oggi la sensazione di tornare indietro di secoli.  

E’ infatti uno dei pochissimi esempi rimasti a Roma di “strada murata”: viottoli del suburbio che correvano solitari tra i muri di vigne e ville di famiglie nobili e di istituti religiosi. 

 

 

vR160 RIFARE FOTO ACEA V.ROMANIA 

In fondo al vicolo, a sinistra, c’è il Casale Renzi, un edificio oggi gestito dai Carabinieri, in cui sono ospitate anche persone che vengono a Roma per incarichi temporanei di alto livello istituzionale.

La Fornero, per esempio, abitava lì quando è stata Ministro del Lavoro nel governo Monti. 

Nell’area a destra di via del Canneto, all’angolo con viale Romania, è stata realizzata una sottostazione elettrica sotterranea dell’ACEA. RIFARE FOTO ACEA V.ROMANIA 

 

 

vR170 RIFARE FOTO  PANORAMICA VILLINO S.ERMETE

Negli scavi sono state rinvenute tracce di cunicoli catacombali che probabilmente collegavano

le catacombe dei Giordani, che si estendono sotto Villa Ada,

con le Catacombe di Sant’Ermete,  che hanno il loro ingresso su via Bertoloni. RIFARE FOTO  PANORAMICA VILLINO S.ERMETE

Sono gli stessi cunicoli che hanno causato una serie di cedimenti nel terreno qui vicino verso via Panama, a Parco Rabin,

costringendo il Comune a recintare l’area e tenerla chiusa da anni.

 

viale Romania C

vR 180 VIDEO???

Pochi metri più avanti,  c’è la Sede di viale Romania della LUISS, OPPURE REALIZZARE VIDEO PRM

un grande complesso universitario con un parco che si estende da qui a via Panama. 

Nel secondo dopoguerra, il complesso è stato di proprietà delle Suore dell’Assunzione che hanno ristrutturato il preesistente casino De Heritz (in questa foto ripreso da via del Canneto) e realizzato:

  • una chiesa, oggi trasformata in un’aula magna dell’ateneo,
  • il loro convento, a destra della chiesa, intorno a un grande chiostro, 
  • il grande edificio delle aule.  

Ma la storia di questi luoghi è molto più antica.

 

vR190  RIFARE LE FOTO AEREE CON UNA MAPPA SENZA RIGHE NERE 

Anche qui, i primi documenti sulla sistemazione dell’area risalgono al Seicento quando, tra il vicolo di San Filippo e via Salaria, si estendeva una grande proprietà della famiglia Altieri.

A inizio Ottocento, al posto dell’antica vigna troviamo: RIFARE LE FOTO AEREE CON UNA MAPPA SENZA RIGHE NERE 

 

 

vR 200  

Se vi interessa, il casino nobile di Villa Lecce è ancora lì sulla via Salaria, tra via Panama e via Bruxelles.

Eccolo. Anche se completamente rifatto a inizio Novecento, è facile riconoscerlo, per via del grande portale settecentesco che, oggi incomprensibile, è ancora lì a fianco.

A fine Ottocento, Giovanni Campbell Smith, conte De Heritz,  acquista Villa Lecce e Villa Digne e sistema il casino nobile di quest’ultima: facendo nascere così la grande Villa de Heritz

Il conte De Heritz era Cameriere Segreto di Cappa e Spada nella corte pontificia, incaricato del servizio personale a papa Benedetto XV. La carica, appannaggio delle famiglie nobili romane e non solo romane, è stata abolita solo nel 1968 da papa Paolo VI.

Dopo la morte del conte, nel 1919, gli eredi vendono la proprietà alla Società Generale Immobiliare che stipula con il Comune, nel 1928, una convenzione per la costruzione di un quartiere residenziale di pregio. 

 

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Ma la fascia tra via Panama e Villa Savoia non può essere costruita per ovvi motivi di sicurezza della famiglia reale

e nemmeno la parte della villa su viale Romania, per via di una clausola introdotta dal conte De Heritz sull’obbligo di destinazione d’uso a scuola dell’antica Villa Digne.

Risultato di tali vincoli è stato che sull’area di Villa de Heritz nasceranno solo le palazzine tra via Panama e via Bruxelles.

 

 

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Nel 1929, il vecchio casino nobile sul vicolo di San Filippo è demolito e ricostruito. Il progettista è Giovanni Battista Milani che, nell’adozione del nicchione centrale,

cita il distrutto casino della villa Sacchetti al Pigneto (oggi Pineta Sacchetti), opera seicentesca di Pietro da Cortona.

 

 

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A villa De Heritz ha abitato Bruno Mussolini,  aviatore pluridecorato, terzogenito del Duce.

All’interno dell’abitazione, al piano terreno, Bruno fa realizzare dei cippi marmorei con scolpiti i nomi degli aviatori italiani suoi compagni nelle trasvolate intercontinentali. Dopo la sua morte prematura, avvenuta nel 1941 per un incidente in fase di atterraggio del suo bombardiere, la villa è trasformata in una specie di sacrario.

Nel 1943, sotto il giardino davanti all’ingresso del casino, è realizzato un rifugio antiaereo.

Dopo la guerra, il casino di Villa de Heritz con il parco residuo è acquistato dalle Suore dell’Assunzione, che si trasferiscono qui dalla sede di corso d’Italia e costruiscono la chiesa, il convento e poi il grande edificio scolastico.

 

 

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Erano i tempi in cui la scuola cattolica tiene particolarmente a cuore la formazione dei ragazzi che diventeranno i futuri dirigenti della nazione e delle ragazze che diventeranno le loro mogli.

Sono le suore che fanno interrare l’ingresso del rifugio e (senza rivelare a nessuno il luogo esatto) fanno seppellire nel parco un motore e un’ala dell’aereo in cui era morto Bruno Mussolini, cimeli portati a Roma dai suoi camerati.

Dopo il 2000, tutto il complesso è venduto alla Libera Università degli Studi Sociali LUISS

che lo ristruttura e amplia per trasformarlo in un moderno ateneo

del tipo delle prestigiose università anglosassoni e americane. 

 

 

vR 230 ATTENZIONE ??? ricaricare 

Dall’altra parte della strada, dirimpetto alla LUISS, c’è la Caserma Slataper, oggi sede del Comando Territoriale di Roma dell’Esercito Italiano.

E’ stata realizzata nel 1936 per il Comando della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, le Camicie Nere insomma, e si chiamava Caserma Mussolini. ATTENZIONE ???

L’edificio è progettato dagli architetti Cafiero e Lombardi che utilizzano i materiali tradizionali dell’architettura romana: i mattoni, il tufo, il travertino.

 

 

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Vittorio Cafiero è il progettista del Ministero delle Colonie, oggi Palazzo della FAO,

e della caserma Montezemolo, dietro piazza Mazzini, oggi sede della Corte dei Conti.

Dopo la guerra, sarà uno dei progettisti del Villaggio Olimpico.

 

 

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Di Pietro Lombardi è la palazzina Giammarusti, bell’edificio, all’angolo tra viale Bruno Buozzi e via Antonio Gramsci, caratterizzato dalla facciata rotonda

e da un bell’ingresso

(oltre che dalla piscina all’attico).

Ma Lombardi non fa l’architetto a tempo pieno, è professore all’Accademia di Belle Arti di Ripetta, e si guadagnerà la fama nella nostra città con altri lavori.

Infatti, è suo il progetto della fontana delle Anfore a Testaccio e, successivamente, 

è a lui che il Comune affida la progettazione di tutte la particolarissime fontane dei rioni. Qui vedete quella delle Tiare a Borgo

e la fontana degli Artisti, piena di cavalletti, colori, tavolozze. E’ infatti la fontanella di Campo Marzio, che per secoli è stato il loro rione.

 

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La Caserma Slataper ha una pianta approssimativamente  triangolare.

L’ingresso è protetto da una imponente torre a pianta ellittica, perno architettonico di tutto il complesso. Sia l’edificio che la torre presentano in alto una fascia bianca, su cui erano scritte inneggianti al fascismo, oggi appena visibili.

La torre e le sale al suo interno sono una significativa testimonianza architettonica e artistica del periodo fascista.  Anche il soggetto delle decorazioni sulle pareti delle sale fu ideato da Cafiero che ne studiò anche l’illuminazione.

Come possiamo vedere dall’ esterno, gli ambienti della torre sono illuminati da piccole finestre quadrate delle stesse dimensioni dei blocchi di tufo del rivestimento. 

La damnatio memoriae del dopoguerra nei confronti del fascismo colpisce anche questo edificio: tutte le decorazioni sono distrutte e le sale della torre diventano anonimi ambienti della caserma. 

 

 

vR 260 video???

Al piano rialzato, c’era la Sala del Rapporto, alta 8 metri e decorata con una grande immagine di Mussolini con la divisa della Milizia e altri dipinti murali di Mario Tozzi OPPURE REALIZZARE VIDEO PRM

Al livello superiore, era situato il Sacrario della Milizia, una grande sala interamente rivestita con mosaici di Angelo Canevari, autore, tra l’altro, di numerose opere di arte musiva al Foro Italico

Su un gradone, al centro della sala, era un altare con una quinta retrostante dove erano incisi i nomi dei caduti della Milizia. Il tutto realizzato in marmo nero.

 

 

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Nei primi anni Novanta, durante alcuni lavori di risistemazione

della sala dove era il Sacrario,  sono casualmente scoperte  tracce dell’opera di Angelo Canevari.

Si fanno dei saggi sulla parete fino all’esito finale: sotto 5 centimetri di intonaco, il mosaico originale è praticamente intatto! L’altezza originaria della sala è ripristinata ed è effettuato un completo restauro. 

 

 

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Riappare così il mosaico sul tutta la parete del Sacrario, con quattro enormi personaggi. Sono gli evangelisti rappresentati come antichi eroi, con i loro simboli tradizionali e con iscrizioni che rimandano a temi e valori del regime fascista. Marco, con il leone, rappresenta la forza, Giovanni con l’aquila l’intelligenza, il pensiero, 

Luca con l’angelo la fede, Matteo infine con il simbolo del bue rappresenta il lavoro.  Forza, pensiero, fede, lavoro:

le virtù che caratterizzano, secondo i dettami di Mussolini, le Camicie Nere.

La sala, con la sua decorazione originaria rimessa a nuovo,

è oggi aula magna del Comando Territoriale di Roma dell’Esercito Italiano.  

 

 

 

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Lasciamo la caserma Slataper e riprendiamo il cammino lungo viale Romania verso piazza Ungheria. OPPURE REALIZZARE VIDEO PRM

I pini al centro della strada ci ricordano l’allargamento della strada, quando i proprietari sul lato sinistro hanno dovuto cedere la superficie necessaria a creare la seconda corsia del nuovo viale per far passare il tram.

Sulla destra, vediamo un edificio decisamente più vecchio di quelli che siamo abituati a vedere in questo quartiere. La cosa ci sorprende e ci spinge a ragionare.  

Il nome Parioli, lo sappiamo, evoca numerosi e spesso scontati luoghi comuni: ricchi signori, bionde consorti, ristoranti chic; come nei film di Carlo Vanzina. Ma qui non è così! 

 

 

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Al civico 35 c’è un ferramenta. 

Lì accanto, c’è Il Grottino del Laziale, una vecchia trattoria che fa della cucina romana tradizionale il suo cavallo di battaglia. Se c’entrate, scendendo tre gradini, sembra di stare a Trastevere.  

Affacciandoci su via Locchi poi, qualche metro più avanti, vediamo un negozio di casalinghi, un alimentari “vecchio stile”, il fruttivendolo, il pescivendolo, una merceria, una cartoleria, un’officina per bici e perfino le pompe funebri. 

In un vecchio basso edificio all’altro angolo c’è una “tavola calda”.  Siamo in uno strano luogo insomma, in cui si sono concentrati i servizi più umili di questo esclusivo quartiere.

 

vR 295 DA RIFARE Video PRM CON INQUADRATURA ORIZZONTALE E SUL POSTO

Questa specie di Borghetto dei Parioli ha radici antiche.  Qui, sul vecchio vicolo di San Filippo, ci sono da sempre stati alcuni edifici. Uno di essi era una stazione di posta dove si poteva cambiare o far riposare i cavalli: Roma infatti era ancora lontana.

Piazza Ungheria non esisteva. Dove oggi è San Bellarmino c’era una collinetta, o un montarozzo come si dice a Roma. Intorno a noi solo vigne, prati, boschi. 

 

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A fine Ottocento, finalmente, nel suburbio a nord di Roma succede qualcosa:  è realizzato il grande viale dei Parioli  per collegare via Flaminia  a via Salaria e rendere edificabili le aree sul suo percorso.  Il nuovo viale taglia il vecchio vicolo di San Filippo qui davanti,  dove poi sorgerà Piazza Ungheria

A inizio Novecento qui si insedia l’Arma di Cavalleria,  con la realizzazione della grande Caserma Pastrengo di cui abbiamo parlato. 

 

vR 305 (ex 310 1a parte) 

Negli anni Venti, Roma si allarga in tutte le direzioni fuori le mura, le antiche ville e vigne sono lottizzate e anche da queste parti incominciano a sorgere numerosi cantieri edilizi.

Con essi arrivano centinaia di muratori, artigiani, operai che hanno bisogno di mangiare e di bere.

 

 

vR 307 (ex 310 2a parte) ricaricare

Bulzoni, oggi prestigiosa enoteca a viale dei Parioli, apre in quegli anni qui una bottega di vini e olio e vende il vino dei Castelli agli operai che siedono ai suoi tavoli per mangiare il cibo portato da casa. 

Con gli anni, il quartiere intorno alla nuova piazza Ungheria, seppur ancora lontano dalla città, incomincia a riempirsi di abitanti. E le esigenze crescono. (Viale dei Parioli 13)

 

 

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Ma le prime costruzioni parioline sono villini e pochissimi degli altri edifici prevedono negozi sulla strada.  

Lungo viale dei Parioli, per esempio, non è previsto nemmeno un negozio e fino al secondo dopoguerra ce ne saranno pochissimi.  

E allora, tutto il commercio di questa zona si sviluppa su bancarelle e carretti 

dove comprare di tutto, anche, il ghiaccio da mettere della ghiacciaia. 

 

 

vR 315 VIDEO PRM?

Prima della guerra, il mercato rionale era su piazza Ungheria, iniziava dal marciapiede di viale Liegi, e proseguiva su viale Rossini,

terminando all’incrocio con via Guido D’Arezzo col banco del pescivendolo. 

E le tracce della fontanella, immancabile in ogni mercato all’aperto, sono ancora lì per terra. VIDEO PRM?

A quei tempi i banchi del mercato erano strutture mobili e, a fine giornata, venivano smontati, trasportati con carretti e accatastati in un deposito che … dove pensate che stesse?

Stava qui, nel nostro Borghetto, in una casupola appoggiata al montarozzo che era, come vi dicevo, dove oggi sorge il complesso di San Bellarmino.

 

 

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Ma i banchi del mercato, in cui si vendono alimentari e poco più, non bastano. 

Serve anche il negozio di casalinghi, la cartoleria per i bambini che vanno a scuola, il meccanico per riparare la motoretta, l’idraulico per il rubinetto che perde,

la tintoria.   

E piano piano tutti questi servizi aprono bottega nei locali su strada di questi edifici, in parte fatiscenti in parte nuovi, ma sempre caratterizzati da canoni di affitto contenuti. E il nostro Borghetto prende vita, al servizio del nuovo quartiere. 

Le nuove palazzine realizzate a via Locchi, infatti, di cui alcune realizzate dall’INCIS negli anni Trenta, non hanno cambiato le caratteristiche commerciali di questa piccola area.

 

 

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Caratteristiche che si sono rafforzate invece  con la decisione, presa dal Comune sul finire della guerra, di spostare qui a via Locchi il mercato rionale. “Provvisoriamente” dissero, ma per più di cinquant’anni nessuno ha avuto il coraggio di spostarlo ancora.

Solo nel 2007 le pressioni del costruttore del nuovo grande residence, realizzato al posto dell’Istituto San Gabriele, resero possibile il trasferimento del mercato. Ma l’apertura del grande supermercato sotto la vecchia scuola e

di un discount market nel piccolo edificio all’angolo davanti a noi hanno permesso a questo strano Borghetto dei Parioli di rinnovarsi rimanendo, nello stesso tempo, pieno di vita e commerci. 

Tale “missione” dell’area è testimoniata anche dalla presenza delle numerose bancarelle che occupano, qui vicino, il marciapiede di viale dei Parioli e che nessuna ordinanza comunale è riuscita a far sloggiare .

 

 

vR 330 VIDEO PRM?

Continuando a camminare su viale Romania, a destra vediamo un edificio rimesso recentemente a nuovo. VIDEO PRM?

Era il casino di una vecchia proprietà, Vigna Masucci, che si estendeva approssimativamente sul vicolo di San Filippo tra le attuali via Locchi e viale dei Parioli. Con l’urbanizzazione, il vecchio casale è ampliato diventa un convento, le suore affittano i locali sulla strada e diverse botteghe si aggiungono così al nostro borghetto. 

C’era il bar di Demetrio, un vecchio negozio di giocattoli una volta conosciuto da tutti i bambini e le mamme di queste parti, la gioielleria, il parrucchiere. Tutti sfrattati, quando una società dell’Opus Dei ha acquistato il vecchio edificio che oggi, completamente rimesso a nuovo, ospita una serie di attività legate al mondo universitario femminile.

Poco più in su, verso piazza Ungheria, c’è l’auto officina di Massimo, il meccanico, un personaggio ormai storico in questo quartiere.

 

vR 335  VIDEO PRM SUL POSTO???

Siamo arrivati alla fine della nostra passeggiata, ma dobbiamo ancora parlare di qualcosa che è stata sotto i nostri piedi per tutto il percorso, da piazza Bligny fino a qui. VIDEO PRM SUL POSTO???

 

vR 340  VIDEO PRM SUL POSTO???

Per farlo, torniamo qualche metro indietro, all’incrocio con via Vittorio Locchi.  Al centro della carreggiata c’è un grande tombino rettangolare, VIDEO PRM SUL POSTO???

riconoscibile perché presenta un marchio improbabile da queste parti: quello delle Ferrovie dello Stato.

Qualche anno fa, un maestoso pino che era proprio qui, in mezzo al viale, crollò di schianto.  Per fortuna, non ci furono vittime e

i primi curiosi, che si affacciarono dentro il grande buco, creato dalle le radici ormai all’aria,

videro la parte esterna di una specie di condotto rivestito di opus reticolatum che correva intatto nella stessa direzione della strada soprastante.

 

 

vR 350 (ex vR 350 1a parte)  CHIUSURA TROPPO BRUSCA. RIFARE AUDIO 

Era (anzi è, visto che sta ancora qui sotto) il condotto dell’Acqua Vergine, l’unico acquedotto romano con un percorso sotterraneo, voluto dal grande generale, amico e genero di Augusto, Marco Vipsanio Agrippa (il cui nome è inciso a caratteri cubitali sul frontone del Pantheon). 

L’acquedotto è lungo venti chilometri, con un dislivello di soli 6 metri tra sorgente e punto di arrivo: ciò significa che il condotto sotterraneo in cui scorre l’acqua ha una pendenza costante di soli 30 cm per chilometro.

Sgorga a pochi chilometri da Roma, fuori il Raccordo Anulare tra la Tiburtina e la Prenestina.  (Fontana di Benedetto XIV via Collatina Vecchia) CHIUSURA TROPPO BRUSCA. RIFARE AUDIO

 

 

vR 355 (ex vR 350 2a parte) ricaricare

Una volta arrivato nelle vicinanze di Roma, devia verso nord e il condotto supera l’Aniene a Portonaccio, passa sotto il quartiere Africanopiazza Vescovio, Villa Ada (tanto per darvi dei punti di riferimento) per poi proseguire sotto via di san Filippo Martire e viale Romania,

e ancora sotto via AldrovandiValle Giulia, Villa Borghese, Villa Medici.  Questa foto è stata scattata sotto il Ninfeo della villa di papa Giulio!

Arriva infine a Campo Marzio, dove è finalmente possibile vederlo, all’aperto in via del Nazareno

e, al chiuso, nella Rinascente in via del Tritone. 

 

 

vR 357 

Sono alimentate dall’Acqua Vergine tutte le fontane romane da Villa Giulia a piazza Navona, tra cui la fontana di Palazzo Borromeo in via Flaminia,

la Barcaccia a piazza di Spagna,

la splendida Fontana di Trevi

e, infine, la Fontana dei Fiumi.

 

 

vR 360 ricaricare NUOVO VIDEO PRM DA FARE ALLA FINE DI VIALE ROMANIA CON IN VISTA PIAZZA UNGHERIA

Siamo 0rmai in vista di piazza Ungheria. La nostra passeggiata è terminata. VIDEO PRM SUL POSTO

Arrivederci alla prossima e non dimenticate di seguirci su www.roma2pass.it. e sul canale Roma2pass di YouTube. Grazie  MOSTRANDO UN CARTELLO (ATTACCATO DA QUALCHE PARTE) CON SCRITTO L’INDIRIZZO DEL SITO

 

 

 

vR 370 PAGINA FINALE con audio Clelia INSERIRE AUDIO

Immagine uguale alla PAGINA DI COPERTINA  ma in questa inseriremo:

  • effetto bollicine OK
  • il link al primo video Roma2pass piazza Ungheria (direttamente su YouTube)
  • audio Clelia:

Se volete continuare la passeggiata su piazza Ungheria cliccate sull’icona comparsa su questa pagina.

 

ALLA FINE DEL LAVORO AGGIORNARE LE NUMEROSE SCHEDE ROMA2PASS TOCCATE DA QUESTO LAVORO

 

LEGENDA

  • in blu l’audio
  • in rosso le cose da fare

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