Stabilimento della Birra Peroni. Approfondimento

Lo Stabilimento della Birra Peroni, la cui attività produttiva è terminata nel 1971, costituiva fino a qualche anno fa una delle poche testimonianze di architettura industriale realizzate a Roma nei primi anni del secolo. Iniziato nel 1898, il complesso era il risultato di diverse fasi costruttive ed era articolato in tre gruppi di edifici.

II primo, tra via Bergamo, piazza Alessandria, via Mantova e via Nizza, comprendeva gli edifici per il ciclo della lavorazione della birra; il secondo e il terzo, delimitati rispettivamente da via Alessandria e via Mantova e da via Reggio Emilia, via Nizza e via Cagliari, erano occupati dalla fabbrica del ghiaccio, dagli uffici e dai servizi. Furono costruiti negli anni compresi tra il 1908 e il 1922 in sostituzione di un precedente complesso a padiglioni in legno del 1901.

L’intervento di Giovannoni riguardava vari edifici e in particolare quello del sudhaus (o sala cotture, con i grandi recipienti in rame per l’ebollizione) lungo via Bergamo con la caratteristica torretta con altana del serbatoio dell’acqua (1908-09) e la fabbrica del ghiaccio su via Alessandria (1912-13). In questi, che sono i progetti migliori, egli riuscì a realizzare un difficile equilibrio volumetrico e linguistico tra l’architettura dell’edilizia residenziale circostante e quella dei fabbricati industriali che, non va dimenticato, erano in quegli anni ancora privi di caratteri tipologici ed espressivi ben definiti.

Giovannoni progettò anche il complesso delle scuderie e dei magazzini su via Reggio Emilia (1912-13) e il prospetto dell’edificio dell’Amministrazione su via Mantova (1912). Quest’ultimo fu però modificato nel 1922 su disegno dell’ing. A. Palopoli che è l’autore di buona parte delle altre costruzioni.

Giovannoni aveva realizzato anche alcuni padiglioni del primo nucleo della fabbrica: lo chalet in legno della Birreria (1901-02) e la galleria in cemento armato (1901-03) che la collegava con gli altri edifici. Entrambi furono demoliti intorno al 1914 per realizzare un nuovo sudhaus in aggiunta a quello costruito qualche anno prima lungo via Bergamo. Il nuovo fabbricato fu pensato da Giovannoni come una duplicazione del precedente, imperniato sull’elemento di snodo della torretta; il programma fu successivamente modificato e l’ edificio realizzato – che conteneva solo dei serbatoi d’acqua e che è stato demolito di recente in attuazione del Piano di recupero – era così dimesso da rendere assai dubbia la sua attribuzione.

Nel 1971, in applicazione delle norme di attuazione del Piano Regolatore del 1962 che non consentono la presenza di edifici industriali nelle zone centrali della città, ma anche per necessità produttive, la Società ha trasferito la sua attività in un nuovo stabilimento lungo la via Collatina. Dopo le modifiche alla zonizzazione, introdotte dalla Variante del 1974, che destinava l’area a zona residenziale B3, e dopo l’approvazione nel 1978 della legge 457, che disciplina tra l’altro l’attuazione degli interventi sulle parti degradate della città, è stato redatto un Piano di recupero del complesso. Il Piano, elaborato da Alberto Racheli, è stato approvato nel 1930. Prevede, nel rispetto dell’involucro architettonico originale, interventi restauro, risanamento conservativo, demolizioni e nuove costruzioni.

Ai tre gruppi di edifici corrispondono tre diversi lotti: “il lotto A (via Mantova, lato via Bergamo) è stato acquistato da un gruppo immobiliare privato che lo ha ristrutturato con uffici, negegozi (tra cui una delle sedi romane dei magazzini COIN), alloggi e parcheggi, mentre il lotto B (via Mantova, lato via Alessandria) è rimasto in parte di proprietà della Birra Peroni, che vi ha realizzato gli uffici della Direzione Generale della Società, e in parte è stato ceduto ad un altro operatore che vi ha costruito un parcheggio multipiano a servizio del quartiere. Il 5 lotto C (tra via Nizza, via Cagliari e via Reggio Emilia), che corrisponde al complesso delle scuderie e dei magazzini, è stato invece ceduto al Comune di Roma che lo ha destinato alla sede della Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea.

Il settore della Galleria, inaugurato nel 1999, è caratterizzato da un atrio marcato da una grande copertura vetrata e prende sei sale espositive, ” due nuclei di laboratori, una biblioteca-mediateca, un bookshop, una caffetteria e un deposito per le opere tenute in riserva ricavato nei sotterranei e reso visibile attraverso un profondo pozzo che si apre sul pavimento dell’atrio con una vera e propria «finestra orizzontale». Quando sarà completato, il complesso sarà dotato di cinque centri di documentazione (arti decorative, storia dell’architettura della città contemporanea, cinema e fotografia, storia delle tecniche artistiche e studi sul Novecento), un cinema e un parcheggio interrato per 350 posti auto. li progetto architettonico, curato dall’Ufficio Progetti per la Città Storica dell’Assessorato per le Politiche del Territorio, è opera di Antonio Simbolotti, Mauro Panunti e Francesco Stefanori.

Fonte del testo P.O. Rossi. Roma guida all’architettura moderna 1909-2000

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