Dal Cinquecento al 1900

Nel Quattrocento, rispetto ai secoli precedenti, la situazione urbanistica del territorio preso in esame non subisce mutamenti degni di nota. I fulcri intorno ai quali ruota la vita civile ed ecclesiastica sono ormai chiari: lungo le direttrici costituite da via Flaminia, via Salaria, via Nomentana e via Tiburtina, dal perimetro delle Mura Aureliane andando verso l’esterno, si dispongono le comunità religiose conventuali e le tenute suburbane con le rispettive ville, che soprattutto a partire dal 1400 occupano aree sempre più vaste.

Il ritorno dei papi da Avignone nel 1420 trova Roma in gravi condizioni di spopolamento, degrado ed abbandono e rappresenta l’inizio di una forte espansione edilizia di grandi dimensioni e con la rivitalizzazione di vecchi rioni.

Nel Cinquecento si aprono nuove strade rettilinee che ripristinano antichi percorsi. E’ tracciato il Tridente, via del Babbuino, via Ripetta, con al centro il rettifilo del Corso, E’ tracciata la via Tinitatis, da Trinità dei Monti a Ripetta (oggi via Condotti e via Fontanella Borghese). Si sposta così il baricentro della città verso nord e Porta del Popolo diventa l’ingresso per tutti i visitatori (e gli invasori) provenienti da nord. Il Corso fino ad allora denominato via Lata dal nome della Regio romana, che costituiva il tratto dentro le mura della via Flaminia. diventa il primo tratto del percorso di cortei trionfali di ogni personaggio di rilievo che arriva a Roma (per esempio Cristina di Svezia).

Ad un sempre maggiore sviluppo urbano all’interno delle Mura Aureliane, fa da contrappunto un graduale spopolamento della periferia appena fuori le mura. Questo fenomeno è evidente soprattutto dal 1400 al 1600, periodi di massimo splendore per la politica papale che rafforza il proprio potere sulle tenute suburbane, ormai unicamente di proprietà della Chiesa.

Verso nord, all’interno delle Mura Aureliane nella zona di Campo Marzio, il tessuto edilizio era fitto già nel XII secolo e ciò interessa indirettamente l’area fuori della cinta muraria perché è soprattutto lungo la Via Flaminia e a ridosso del primo tratto del Muro Torto che sorgeranno le nuove costruzioni a partire dal 1484. Di quell’epoca sono la Casina del Curato, dell’ambito della vigna di papa Giulio, il Tempietto di Sant’Andrea presso Ponte Milvio, al centro dell’area del cimitero dei Pellegrini, ed infine la Chiesa di Sant’Andrea del Vignola, commissionata da papa Giulio III nel 1554. La magnificenza del nepotismo, dal Rinascimento al Barocco, caratterizza la zona con la realizzazione del grande complesso di Villa Giulia, da parte di papa Giulio III (pontifice dal 1550 al 1555) e papa Pio IV (pontifice dal 1559 al 1565). Dallo smembramento della Villa Giulia nacque nel 1570, Villa Cesi che si trasformerà, alla fine del 1700, in Villa Poniatowski.

La città incomincia ad espandersi fuori le mura. Riprendendo le abitudini degli antichi romani si costruiscono grandi ville suburbane, lungo le vie consolari ed in collina. Le ville erano costituite da una dimora signorile, utilizzata per diletto e rappresentanza ma anche abitate per alcuni periodi dell’anno, e da un complesso agricolo produttivo, spesso caratterizzato da vigne. Costituiscono pertanto un simbolo di ricchezza della famiglia che le possiede, ma anche un investimento economico che produce reddito.

Nel Seicento, con Paolo V Borghese (1605-1621) gli interventi urbani diventano coscientemente indirizzati verso la costruzione di una comoda capitale e i principali luoghi urbani sono organizzato con un carattere scenografico e spettacolare. Nasce la città barocca concepita come il grande teatro dell’Universo. Il pontefice equilibra le linee di espansione della città definite dagli interventi di Sisto V, facendo costruire il palazzo Massimo Borghese a Campo Marzio e la sontuosa Villa Borghese subito fuori Porta Pinciana.

Nel XVIII secolo l’interesse crescente per l’antichità caratterizza gran parte delle attività intellettuali romane. Sulla via Salaria, per volere del cardinale Alessandro Albani, nasce la più sontuosa delle ville patrizie del settecento, Villa Albani, destinata ad accogliere collezioni archeologiche con i migliori esemplari dell’arte classica e con la consulenza impareggiabile di Giovanni Winckelmann, che qui svolge il doppio lavoro di sovrintendente della collezione Albani e di prefetto pontificio delle antichità. Qui ha origine l’archeologia intesa come storia dell’arte e nasce il laboratorio del neoclassicismo in cui operano personaggi locali e internazionali: studiosi, teorici, letterati, storici dell’arte, incisori, pittori, scultori, architetti, un laboratorio sintetizzato dal gusto per le antichità romane del Piranesi..

La nuova topografia di Roma, come risulta dalla Pianta del Nolli del 1748, mostra una città immersa in una campagna piena di insediamenti delle famiglie della nobiltà romana.

A inizio Ottocento, sotto Napoleone, un grandioso progetto urbanistico è studiato per la zona nord di Roma esterna alle Mura (Parco Napoleone).

Dopo il 1870 il richiamo, rappresentato dalla nuova capitale, fa affluire verso Roma persone di ogni ceto. Cominciano a sorgere i primi “borghi”.

Ancora all’inizio del Novecento, come mostrano la Forma Urbis di Rodolfo Lanciani e la carta geologica dell’area Romana del Verri, il territorio tra il Tevere, l’Aniene, la via Nomentana e le Mura Aureliane è caratterizzato dalla campagna e dalle numerose ville. Solo allora inizia la distruzione di quel tessuto agreste con la localizzazione dei quartieri Salario, Trieste, Nomentano, Pinciano, Parioli, Flaminio e Nomentano che diventano laboratori dell’architettura moderna.

Bibliografia essenziale: Tra il Tevere e l’Aniene. Il Girasole

Pagine correlate:  La preistoriaDalle origini al Quattrocento,  Dal Cinquecento al 1900,

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