Storia

Porta Pinciana si apre nelle Mura Aureliane e risale alla costruzione delle mura quando fu realizzata una posterula per far passare la Salaria vetus, un’antichissima via nata prima della nascita di Roma utilizzata per il commercio tra i Latini, Sabini e i popoli dell’interno.

Nel 403 d.C., la posterula fu ingrandita dall’imperatore Onorio e affiancata e protetta da due torri semicircolari. La porta attuale conserva ancora l’originale arco centrale in travertino e la torre orientale potrebbe essere frutto del semplice rifacimento dell’originale torre di epoca. Sulla cortina in pietra sono visibili curiose protuberanze fatte scolpire da Onorio, di probabile origine pagana, che avrebbero dovuto garantire un sostegno sovrannaturale alla difesa della porta. All’interno si notano le guide lungo cui scorreva la saracinesca manovrata dalla camera sovrastante.
Quando i barbari scesero verso l’Urbe, questa porta, posizionata com’era in cima al colle, passò da un ruolo di passaggio di terz’ordine ad una posizione di estrema importanza strategica. Quando il generale bizantino Belisario, nel 536, entrò nella città, per opporsi a Goti e Ostrogoti, mise mano all’opera di consolidamento e rafforzamento di questo tratto delle Mura Aureliane, il fornice in travertino di questa porta, serrato tra le due torri di guardia, venne rinforzato nonché disposto di sbieco rispetto all’asse principale delle mura, in maniera tale che l’invasore a piedi o a cavallo, scoprisse il fianco coperto dallo scudo, dovendo svoltare a destra per l’entrata. Esternamente, nella chiave di volta dell’arco è scolpita una croce greca mentre su quella dell’arco interno è scolpita una croce latina a significare che la città latina era difesa da un esercito bizantino.

Il nome della porta è un toponimo che discende dalla “gens Pincia”, proprietaria del colle omonimo. La porta ebbe diverse denominazioni nella sua storia: anticamente era chiamata “porta Salaria vetus” perché di qui transitava la Salaria vetus, un’antichissima via nata prima della nascita di Roma utilizzata per il commercio tra i Latini, Sabini e i popoli dell’interno. La porta venne chiamata anche Porta Turata perché per secoli rimase chiusa e, dopo che assunse la denominazione Pinciana, per corruzione fu detta anche Porta Porciana, Porta Portiniana e Porta Belisaria. Quest’ultimo nome deriva da una leggenda molto diffusa nel medioevo e “documentata” da una scritta (non più esistente) incisa alla destra della porta “Date obolum Belisario”, che racconta che Giustiniano, a seguito del coinvolgimento di Belisario in una congiura volta a rovesciarlo, lo avesse spogliato di tutti i suoi beni e fatto accecare, costringendolo a mendicare nei pressi dell’Ippodromo di Costantinopoli. Secondo questa leggenda, Belisario cieco e in miseria, sarebbe tornato a Roma e avrebbe mendicato sulla soglia di Porta Pinciana che era stata l’epicentro della sua gloria. Nel quadro di David, Belisario viene riconosciuto da uno dei suoi soldati mentre chiede l’elemosina insieme alla figlia Giovanna. La scena però sembra essere più ambientata a Roma che a Costantinopoli. Questa storia però appare del tutto falsa anche perché Belisario morì in ricchezza, e il nome di Porta Belisaria potrebbe discendere dal fatto che, durante l’assedio di Vitige (537-538), il generale bizantino pose qui il suo quartier generale.

Lungo il fianco interno delle mura, nei pressi della porta all’angolo tra via Campania e via Marche, inserito in una edicola addossata alle mura, si trova un grande busto che raffigura il generale bizantino (ma potrebbe anche essere Alessandro Magno). E’ quanto resta della statuaria che adornava i giardini di villa Ludovisi, la splendida vila completamente smantellata alla fine del XIX sec. per far posto all’omonimo quartiere residenziale.

Nel 1808 il terreno interno alle mura in corrispondenza della porta entrò a far parte di Villa Ludovisi e la porta venne murata per essere poi riaperta solo ai primi del ‘900. I fornici ai lati di Porta Pinciana sono aperti in epoca moderna per ragioni di viabilità ma Porta Pinciana è una delle poche porte di Roma i cui restauri non hanno influito pesantemente sull’aspetto originario, ed è quindi rimasta praticamente quasi uguale a com’era millecinquecento anni fa.

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Per approfondire: Porta Pinciana. Storia. Pagine correlate: Porta Pinciana impacchettata da Christo, L’assedio di Roma (537-538): //wwwbisanzioit.blogspot.it/2013/05/lassedio-di-roma-537-538.html

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