Teca dell’Ara Pacis

L’affermazione di Morpurgo nel panorama dell’architettura ufficiale del regime, perfettamente allineato sulle posizioni piacentiniane di disadorna e moderna monumentalità, fu suggellata dall’incarico per il progetto di piazza Augusto Imperatore.

Rione Campo Marzio

Frutto di scelte solo in parte ascrivibili a Morpurgo e oggetto di critiche aprioristiche dettate da pregiudizi ideologici, la travagliata sistemazione della piazza ebbe inizio nel 1934, in attuazione del piano regolatore del 1931, concludendosi solo nel 1952.

Dopo una prima soluzione di piazza chiusa (1935), per intervento diretto di Mussolini nel 1936 Morpurgo predispose un piano che presentava l’apertura verso il Tevere, la ricostruzione della spina di edifici lungo via Tomacelli, il cavalcavia tra le chiese di San Girolamo e di San Rocco.

La prima idea dell’architetto è quella di ricostruire l’Ara Pacis in un apposito spazio museale costituito da dieci sale ipogee; ma l’idea è fortemente osteggiata da Giuseppe Bottai.

Nel 1938, mentre si procedeva alla costruzione degli edifici intorno alla piazza, unificati da portici architravati e differenziati dai frequenti inserimenti di ornamentazioni plastico-musive e da variazioni volumetriche, Morpurgo propone differenti soluzioni sia per la collocazione dell’altare, sia per la struttura della teca destinata a contenerlo.

La teca è poi realizzata in forme estremamente semplificate e nel 2001 demolita per consentire la nuova sistemazione molto più articolata di Richard Meier.

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