Via Flaminia. Da piazzale Flaminio a piazza della Marina

Da piazzale Flaminio a piazza della Marina, via Flaminia corre rettilinea e percorsa dalle rotaie del tram.

MAPPA della Zona Flaminio 1 (da Porta del Popolo a Belle Arti)  

Il primo tratto di via Flaminia corre tra edifici umbertini di fine Ottocento. Quest’area della città nasce con il piano regolatore del 1883, il primo piano che prevede costruzioni fuori del perimetro delle antiche mura. In particolare lungo la via Flaminia, questo piano sancisce la cancellazione di numerose antiche ville, peraltro in diversi casi già fatiscenti e trasformate in disordinati insediamenti artigianali e industriali, per far posto ad abitazioni. Da qui a Belle Arti, a sinistra, la scacchiera regolare delle nuove abitazioni, case a blocco e villini che riempiono l’area tra via Flaminia e lungotevere Arnaldo da Brescia, danno l’immagine di un quartiere borghese quasi piemontese con al centro il grande palazzo con i Comando della Marina Militare. A destra invece, dopo pochi edifici, vedremo tracce inequivocabili del passato legato appunto a ville e successivi insediamenti industriali.

Una traversa lastricata (l’antico vicolo dell’Agnello, oggi via di villa Ruffo) si distaccava dalla strada poco dopo la porta verso nord-est e costituiva l’accesso principale alla sontuosa villa romana che occupava le alture incombenti, a destra della via, tra la Porta Flaminia e Valle Giulia, dove oggi sorgono Villa Ruffo e Villa Strohl Fern. In questa villa si trova il nucleo principale delle strutture della villa: un complesso di irregolari vani ipogei di età romana disposti ai lati di un ampio corridoio coperto.

Ai tempi dell’antica Roma, lungo la via si allineavano una serie di tombe. Alcune erano visibili altre vennero alla luce nel corso dei lavori di ampliamento della carreggiata e costruzione dei palazzi. Sul lato sinistro della strada, fino al 1911 si trovava un monumento circolare identificato da Lanciani con la tomba di Elio Gutta Calpurniano. Tutte vennero ricoperte o distrutte (vedi Sepolture lungo la via Flaminia).

Sotto palazzo Valli, il primo edificio a destra della via, si estendeva una vasta necropoli. All’altezza dei civici 34-37 si scoprì una fila di sepolcri, accanto a semplici tombe a cappuccina. Sepolcri in opera reticolata affiorarono presso l’angolo nord-est del fabbricato tra via degli Scialoia e via Mancini. Una serie di strutture, tra cui muri in reticolato e laterizio, di condutture fognarie e di tombe terragne di età alto medioevale prive di corredo sono state rivenute in questo isolato e nei pressi di via Mariano Fortuny. Sotto la Facoltà di Achitettura (ex Fabbrica del Ghiaccio) fu ritrovato anche un cippo del Pomerio. Sotto lo Studio Fortuny, durante i lavori di sistemazione della costruzione fatti dall’Ordine del Notariato nel 1965, fu ritrovato il Sepolcro di Lucio Aufidio.

Siamo al capolinea di uno dei pochi tram sopravvissuti a Roma dopo la politica contro le rotaie per le strade della città, inaugurata da Mussolini e confermata dai successivi amministratori capitolini. E’ la linea 2, che percorre in sede protetta la via consolare dal 1990, anno in cui sono organizzati nella capitale i campionati mondiali di calcio nella capitale. Questo luogo ha visto la storia del trasporto pubblico a Roma. Qui, nel 1877, è inaugurata la prima linea pubblica di trasporto a cavalli che arrivava fino a Ponte Milvio: l’omnibus, il progenitore del autobus. Nel 1890 arriva sulla piazza il primo tram elettrico italiano, la linea 1. Poco più avanti sulla via vedremo ciò che rimane del deposito degli omnibus e della vecchia fabbrica delle carrozze in via Mariano Fortuny. Per approfondire Piazzale Flaminio. I trasporti pubblici.

Nel vecchio edificio di Palazzo Odescalchi, demolito da Candido Valli per consentire l’allargamento della strada e costruire il suo palazzo (palazzo Valli è il primo edificio a destra all’angolo tra piazzale Flaminio e via Flaminia), c’era l’albergo dei Tre Re stato e ancor prima c’era la Locanda a Villa Cavalieri (i Cavalieri furono proprietari della Vigna Altemps, preesistente a Palazzo Odescalchi). In effetti un’altra “vocazione” di questo luogo perpetuatasi fino ad oggi, come potete vedere guardandovi intorno, è la ristorazione. Fino a qui, infatti, i contadini potevano portare i loro prodotti senza pagare il dazio (che si pagava alla porta) e i romani venivano “fuori porta” a mangiare e bere il vino a buon prezzo sotto le pergole. Qui sorgeva il Prospetto Barocco, oggi facciata di un palazzetto in via del Campidoglio.

Sul lato sinistra della via, sul marciapiede davanti al portone al civico 21, cinque placche d’ottone, dette “pietre d’inciampo”, ci ricordano che lì abitavano persone deportate nei campi di concentramento nazista nel 1944 e mai più tornate. Qui dietro, a via Gianbattista Vico 31, abitava Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, comandante del residuo di esercito italiano fedele al re dopo l’armistizio e con le truppe tedesche che controllavano la città. Era prigioniero a via Tasso quando ci fu l’attentato di via Rasella e fu fucilato dai tedeschi alle fosse Ardeatine. Più avanti un palazzo il cui pian terreno è completamente occupato da una banca. E’ il vecchio cinema Arlecchino, in cui si può vedere la cabina di proiezione al primo piano aggettante sulla strada.

A destra, se date un’occhiata nel portone al numero 26, uno dei palazzi costruiti dal Valli, potete ancora vedere, in fondo, un tratto dell’ormai scomparso Vicolo delle Grotte. Più avanti, dopo una serie di palazzi, notiamo una casetta con una grande vetrina in via Flaminia 58 con l’insegna “Bambole”. E’ la Clinica delle Bambole. Poi si apre il mercato rionale Flaminio I, ormai senza più clienti e con il destino segnato. Un progetto del comune prevede qui un edificio per uffici con tre piani interrati per le auto. Sopra la ripida parete di tufo dietro il mercato sorge Villa Ruffo. Sotto la parete, dietro la cancellata, rivediamo Vicolo delle Grotte, chiuso ed inutile. Fino a qualche decennio fa, un falegname aveva bottega nella grotta che si intravede dietro il mercato.

A sinistra del mercato sorge un grande edificio. E’ una delle sedi distaccate della storica Facoltà di Architettura della Sapienza a Valle Giulia. L’edificio nasce ad inizio secolo, come Fabbrica del Ghiaccio. Di fronte, al civico 57, un moderno caffè nei locali che fino agli ultimi anni del Novecento hanno ospitato l’Osteria dei Pittori.

Arriviamo ad un incrocio, con via Pasquale Stanislao Mancini a sinistra e via Mariano Fortuny sulla destra. All’angolo sinistro, il grande palazzo dell’ing. Giulio Gra, a destra al civico 82 è il vecchio capannone abbandonato di proprietà dell’ATAC . Era il Deposito degli omnibus di fine Ottocento, poi dei tram a cavalli e infine dei tram elettrici in funzione fino a qualche decennio fa. Poco più avanti, sempre sull’area del vecchio deposito, è stato allestito il Museo dei Bambini di Roma “Explora”, basato sul concetto di mettere a disposizione dei bambini fino a 12 anni una città con tutte le sue articolazioni funzionali, da osservare, toccare e sperimentare.

via Flaminia prosegue rettilinea costeggiando sulla destra il cosiddetto Borghetto Flaminio, sovrastato dai pini di Villa Strohl Fern. Dopo Explora, una viuzza a destra senza nome porta ad un circolo di bocce e, in fondo il parcheggio per i visitatori del museo. Qui possiamo vedere alcune piccole costruzioni commerciali e industriali fatiscenti che compongono il Borghetto. Dietro questa costruzioni un piazzale con alcuni carrozzieri dove mensilmente si organizza un mercatino di chincaglieria.

A sinistra di via Flaminia si apre piazza della Marina dominata dal Palazzo Marina del ministero della Difesa. Sul giardino del palazzo ministeriale e su parte della piazza sorgeva la Fonderia Barucci.

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