Storia

Questa pagina racconta brevemente la storia, tra fine Ottocento e i primi anni del Duemila, della zona di via Guido Reni, praticamente il nucleo del quartiere Flaminio.

L’area tra la via Flaminia e il Tevere è stata per secoli soggetta a inondazioni e quindi era utilizzata per coltivazioni spesso stagionali. L’unica proprietà citiamo quella dei Marchesi Casali con un casale collegato a via Flaminia con un antico sentiero, il vicolo dei Casali. A metà Settecento, l’area su cui oggi sorge Villa Flaminia è individuabile già nelle mappe catastali . Nel periodo napoleonico, secondo il progetto del Valadier, l’area avrebbe dovuto far parte della grande Villa Napoleone tra via Flaminia ed il fiume.

Con l’arrivo degli italiani e la realizzazione degli argini

aduto NapoleoDi questi ambiziosi progetti l’unica realizzazione è viale Tiziano che segue il Tracciato della Passeggiata flaminia.

rogetti Anche in questa grande area sulla via Flamia Successivamente la villa ebbe diversi nomi, a seconda dei proprietari. A fine Ottocento è nota come Villa Massani poi, nei primi decenni del Novecento è nota come Villa Oblieght.

Tracce dell’antica villa riguardano il viale principale di accesso dalla via Flaminia, oggi inglobato nella struttura di Villa Flaminia. Lo stesso viale. oltrepassato il corpo principale della villa, terminava in una rotonda alberata corrispondente all’attuale piazza Melozzo da Forlì che conserva l’impianto della rotonda con cipressi. Un’ulteriore traccia della Villa Oblieght è probabilmente un corpo di fabbrica all’interno dello stabilimento militare di materiali elettronici e di precisione (Caserme di via Guido Reni), non allineato rispetto agli altri padiglioni.

Con l’arrivo degli italiani e la realizzazione degli argini del fiume, a fine Ottocento nell’are

Nel 1877, l’imprenditore di origine ungherese, Ernesto Emanuele Oblieght, imprenditore nel campo delle costruzioni ferro-tranviarie, ottiene dal Comune di Roma la concessione per la costruzione di una linea ferroviaria a cavalli (l’omnibus) lungo la via Flaminia, da piazza del Popolo a Ponte Milvio; il deposito delle vetture e le scuderie sono collocati sulla sinistra dì via Flaminia a circa 2 km da Porta del Popolo, nell’area di Villa Massani (Villa Obliegt), dove oggi sorge Villa Flaminia.

Nel 1906, La Società Automobili Roma inizia la costruzione di uno stabilimento per la fabbricazione e montaggio di automobili da erigersi sulla via Flaminia, dopo Villa Massani. L’anno successivo, sul medesimo lato della strada, la Società per l’Acciaio comincia la costruzione di uno stabilimento per la fabbricazione della lega.

Nel 1911, la strada è progettata nel Piano Regolatore del 1909 e realizzata dalla Banca Commerciale di Torino nel 1911 con il nome di viale dei Settanta, approssimativamente sul tracciato di un antico sentiero, il vicolo dei Casali, che da via Flaminia arrivava alla tenuta e al casale dei Marchesi Casali.

Nel 1916, l’amministrazione militare converte i fabbricati della Società Automobili Roma e della Società per l’Acciaio in stabilimento per la produzione di munizioni e armi, in seguito denominato Regia Fabbrica d’Armi. Per adeguarlo alle necessità belliche del momento, lo stabilimento è ristrutturato e ampliato con nuovi edifici e inglobando un manufatto che insisteva nell’area di Villa Massani. Al fine di portare alla massima potenzialità la Fabbrica d’armi, l’amministrazione militare amplia il complesso anche sul lato nord di via dei Settanta; questa, secondo una convenzione tra il Comune di Roma, il Ministero per le Armi e Munizioni e la Banca Commerciale, è chiusa al traffico cittadino costituendo in questo modo un unica area industriale-militare. Nasce così al centro del quartiere Flaminio un’isola inaccessibile che rompe la continuità dell’abitato e tale situazione, nonostante l’insediamento del MAXXI e della sua piazza a destra di via Guido Reni, è ancora oggi presente.

Nel 1919, la Reale Fabbrica di Armi diventa un importante stabilimento industriale di servizio delle Forze Armate. In questa data, il vasto presidio militare è completamente edificato nella forma che sostanzialmente conserverà fino a tutto il Novecento.

Nel primo dopoguerra, l’Officina Militare è incaricata di riordinare, riparare e ammodernare il materiale proveniente dal fronte di guerra. Via Guido Reni è riaperta ed entra a far parte integrante del sistema del tridente del Flaminio, di cui da allora costituisce l’asse principale.

Nel secondo dopoguerra, l’impianto muta la denominazione da Fabbrica d’Armi a Stabilimento Militare Materiali Elettronici di Precisione. Lo Stabilimento Militare Materiali Elettronici di Precisione, rimane in uso fino al primianni Novanta. Durante tutta la sua attività i rumori delle macchine e delle persone che vivevano e lavoravano in questo luogo animano il quartiere.

Bibliografia essenziale:

  • D. Cialoni, La Reale Fabbrica di Armi e il Poligono di Tiro.
  • Dalle armi alle arti. Trasformazioni e nuove funzioni urbane nel quartiere Flamini& a cura di A. Vittorini, Ministero BBCC, Direzione Generale per l’Architettura e l’arte contemporanee, Roma, 2004

Torna a via Guido Reni

I commenti sono chiusi