Via Lorenzo Magalotti

Via Lorenzo Magalotti è una piccola traversa cieca di viale dei Parioli.

In questo articolo del Corriere della Sera intitolato “La meraviglia immobile della casa Morpurgo” è descritta la casa dell’avvocato Molle dove l’ architetto realizzò i mobili e ordinò preziose decorazioni ai più raffinati artigiani dell’epoca.

Via Lorenzo Magalotti è una di quelle corte strade private che si affacciano su viale dei Parioli in cui palazzi di diversi momenti del Novecento si affrontano costruendo una specie di piccolo canyon urbano. Non tutti gli edifici hanno la stessa prestanza, come in tutto il quartiere dove le palazzine erette rapidamente e disinvoltamente negli anni Cinquanta si sono addossate con una certa brutalità agli immobili degli anni Dieci e Venti costruiti in mezzo al verde e a piccoli giardini per fare della zona la residenza di una élite cittadina professionale dai gusti europei.

In via Magalotti ci sono alcuni bei palazzi, come quinte disegnate alla stradina. Ospitano in genere residenze private, anche se non mancano gli uffici: ai Parioli dai primi anni del secolo scorso a oggi gli appartamenti sono passati di mano parecchie volte, in genere ristrutturati, specie negli ultimi tempi, da ogni nuovo proprietario o affittuario.

Per questo quando, in uno in tanti appartamenti della strada non contrassegnato da alcun segno particolare, la signora Simeoni Molle chiude la porta dell’ ingresso alle nostre spalle resto per un momento disorientata e, insieme, incantata. Nel luogo dove mi trovo l’espressione «il tempo si è fermato» ha un significato letterale: tutto è rimasto come nell’anno 1931, quando il proprietario avvocato Molle affidò all’architetto Vittorio Morpurgo l’intero arredo: sistemazione delle stanze, mobili, soprammobili, tendaggi, tappeti, pavimenti, luci.

Morpurgo è tornato recentemente all’ onore delle cronache romane, ma alla rovescio, quando è stato deciso che la teca che aveva progettato per l’Ara Pacis doveva far posto alla nuova sistemazione, tutt’ora in corso, dell’ architetto americano Meier. Faceva parte di quella generazione di architetti degli anni Trenta che lavoravano a stretto contatto con i decoratori, i vetrai, i tappezzieri nel clima di mutamento estetico e del gusto che, oscillando tra tradizione e modernità, era nel cuore dell’establishment italiano più avanzato che dall’ Italia autarchica del Ventennio guardava golosamente alle altre capitali europee. In altri termini, l’epoca dell’Art Déco italiana, cui ora al Chiostro del Bramante è dedicata una grande mostra, che rende il merito dovuto alla ricchezza e originalità del periodo e a quegli oggetti in genere frettolosamente accantonati e disprezzati nel dopoguerra, perché troppo legati al nostro cupo entre-deux-guerres, e poi riemersi a caro prezzo e affannosamente ricercati nelle varie ondate revival degli ultimi decenni.

È proprio in occasione di questa esposizione, che uno dei curatori, Maria Paola Maino, è arrivato all’ appartamento Molle. Maino è da più di trent’anni una specie di Sherlock Holmes delle arti decorative e applicate della prima metà del secolo: indagini non facili attraverso una rete costruita pezzetto a pezzetto, stanando eredi ignari o riottosi degli artisti, degli artigiani e delle manifatture e piccole industrie, oppure collezionisti tenaci e bizzarri, o rovistando in botteghe, fiere, stabili in dismissione. Anche per lei, però, la casa del vecchio avvocato nel cuore dei Parioli è stata una sorpresa, resa possibile da un insieme di circostanze fortuite e fortunate.

L’avvocato Molle era un ligure, approdato a Roma da Oneglia agli inizi del secolo, uno studioso del diritto bancario che alla competenza nei codici alternava una curiosità viva e anticonformista per le novità. Nonché, dato essenziale, provvisto del dono di una straordinaria longevità: è morto a cento anni, alla metà degli anni Ottanta, lasciando la casa, realizzata e conservata con infinita cura, in eredità a una moglie più giovane di lui, scomparsa poi nel ’95 a novantasei anni.

Per amore dei genitori e per la fascinazione del luogo, e anche per fiducia nell’ energia che le cose rispettate e protette posseggono e emanano, l’unica erede della coppia, la figlia Mirella Simeoni Molle, non solo non ha voluto disfarsi dell’ appartamento e dei suoi preziosi arredi, ma ha cominciato dopo la morte della madre un faticoso e accuratissimo lavoro di restauro.

Oggi nell’appartamento di via Magalotti tutto – persino il sottile odore diffuso dai materiali e il gioco delle luci – è esattamente come settanta anni fa. Ogni particolare della casa è stato progettato seguendo il gusto eclettico e inventivo del Déco italiano di quegli anni, che traghettava la sinuosità preziosa del Liberty e l’euforia del Futurismo verso le linee più sobrie, geometriche e razionali delle arti applicate dell’Europa continentale.

Morpurgo ha messo al lavoro una schiera di artisti-artigiani tra i più rinomati del momento: nei due salotti ovali, uno dominato dai toni del verde, l’altro del rosa, ci sono decorazioni parietali di Giulio Rosso, collaboratore abituale di Piacentini, e di Venturino Ventura, oggetti di Napoleone Martinuzzi e Venini, tendaggi della disegnatrice di stoffe Fides Testi, lumi originali in vetro di Pietro Chiesa. I mobili li ha progettati lo stesso architetto con la passione quasi alchemica dell’ epoca per l’impasto dei materiali: marmi di differente natura, legni preziosi come il bois de rose, l’acero grigio e il castagno talvolta intrecciati a decorazioni in pasta di vetro di manifatture nordeuropee, poltrone in rafia e persino in pelle di serpente spesso sostenute dal tubolare metallico, freddo stigma della modernità trionfante e austera civetteria del momento, ma anche pannelli di rame e, nella stanza da pranzo, per terra un linoleum intarsiato che veniva suggerito all’alta borghesia come sostituto, e antidoto, ai preziosi e sorpassati tappeti di famiglia.

Ma più della perfezione dei suoi elementi è l’insieme di questa piccola Atlantide degli interni domestici, vero e proprio tesoro archeologico del passato prossimo, a sorprendere il visitatore, a raccontargli un’epoca e a impartirgli una lezione dal vivo sull’arte del conservare. Un’arte, nell’Italia e nella Roma degli ultimi cinquant’anni, accanitamente sottovalutata.
Rasy Elisabetta
Corriere della Sera del 11 aprile 2004 http://archiviostorico.corriere.it/2004/aprile/11/meraviglia_immobile_della_casa_Morpurgo_co_10_040411002.shtml

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