Borahall: la villa Slataper

I luoghi hanno sempre avuto un’importanza speciale nella vita degli scrittori. Sono evocativi, vengono citati e descritti, anche indirettamente. Villa Borahall è una delle fonti delle memorie letterarie di Scipio Slataper in quanto luogo magico e sede delle sue fantasie giovanili. 

La villa settecentesca di via Bazzoni 15 a Trieste, nascosta da un alto muro ricoperto da una fitta edera, un tempo apparteneva a un ricco mercante britannico, Sir George Moore che svolgeva anche le mansioni di console americano a Trieste. E’ costruita alla fine del Settecento sulla collina di San Vito,  quando l’altura era incontaminata, con i suoi boschi, i campi coltivati, le minuscole case di contadini (nessuna delle quali rimane oggi) e la vista aperta sul mare.

La villa era stata chiamata dal suo proprietario inglese “Borahall” – la casa della Bora – in quanto la casa ha una posizione aperta a questo vento, che soffia violentemente contro l’ingresso principale provocando forti ululati e anche un leggero scuotimento delle pareti. Invece di essere scoraggiato dalla posizione, Moore non solo si gode la Bora che soffiando a più di 120 Km/ora lotta con la sua villa, ma si diverte a far condividere ai suoi numerosi ospiti il brivido del vento più violento del Mediterraneo.

George Moore arriva a Trieste a trentaquattro anni, nel 1814, benestante e vedovo, decidendo di dedicarsi al commercio in Austria. Nel 1804 a Istanbul si era sposato, rimanendo tuttavia presto vedovo, e a Trieste, nel 1817, si sposa di nuovo con una ricca americana, Sarah Nicholson di Baltimora nel Maryland che appartiene alla élite locale.

Moore è attratto dalla condizione di porto franco della città e dalle nuove grandi opportunità che offre agli uomini d’affari internazionali. Diventato rapidamente molto influente, nel 1821, all’apice della sua carriera e dopo il suo matrimonio con Sarah, viene nominato Console degli Stati Uniti a Trieste. Come molti cittadini britannici dell’epoca, non solo contribuisce alla crescita economica della città, ma sostiene generosamente diverse iniziative sociali per aiutare i meno fortunati. Aiuta finanziariamente anche il Teatro Nuovo (l’attuale Teatro Verdi) dove, dal suo palco centrale, non perde mai uno spettacolo.

Il Console americano ci tiene a farsi passare per scozzese in quanto il suo albero genealogico risale al ceppo scozzese dei Muir di Rowallan. In realtà, i Moore provengono dall’Irlanda da dove tre fratelli partono alla fine del Seicento sotto Guglielmo d’Orange: uno va a Glasgow, un altro in Inghilterra e un terzo, quello da cui discende il nostro George, si stabilisce nell’Isola di Man, dove acquisisce soldi e potere. George può quindi vantarsi di essere cugino (alla lontana) di un allora celebre eroe delle guerre napoleoniche, il luogotenente generale Sir John Moore di Glasgow, noto come “Moore of Corunna” artefice della vittoria sull’esercito napoleonico a La Coruna in Spagna.

Verso il marzo del 1833 decide di acquistare la bella casa settecentesca nella contrada di San Vito, affascinato dalla sua posizione nella natura e dalla bellissima vista sul golfo. La “Villa Moore”, nella quale il commerciante dimorerà fino alla morte (nel 1871), è tra le poche case inglesi della quale disponiamo di una descrizione particolareggiata, fornita dai tanti invitati alle feste e agli incontri intellettuali del ricco console.  I visitatori restavano sempre colpiti dall’alto muro di protezione, romanticamente medievale e coronato da un’anacronistica merlatura: una soluzione inventata da Moore, per non vedere le case di campagna sottostanti. Entrando nel parco, poi, si veniva accolti da un florilegio di piante rare e alberi meticolosamente curati. Il parco che circonda la villa era una gioia per gli occhi, con i suoi alberi secolari e piante rare. Tra la vegetazione sorgeva un’antica fontana in pietra con un enigmatico delfino. 

Moore è anche un collezionista d’arte e nella villa espone in biblioteca, quadri di Guido Reni e del Guercino, mentre nella sala da pranzo due monumentali ritratti, rispettivamente di Nelson e di Wellington, ricordano la nazionalità del proprietario. In occasione delle vittorie di Trafalgar e Waterloo, era tradizione che Moore desse sontuosi ricevimenti ornando i due ritratti con corone d’alloro.

Ricco, eccentrico, molto piacente, Moore diviene presto molto popolare nell’alta società triestina, le signore adorano la sua schiettezza e, sebbene sia sicuramente un gentiluomo, tuttavia non eccelle nell’etichetta. I concorrenti d’affari lo odiano per la sua spietatezza nel gestire i suoi traffici. Ha letteralmente comprato e venduto di tutto, assicurandosi che le sue merci raggiungessero anche le zone più remote dell’impero asburgico che, specie dopo le guerre napoleoniche, erano state provate da anni di conflitti e povertà.

Borahall diventa presto il luogo ideale dell’alta società triestina. Le sue feste internazionali, che attirano la ricca comunità di espatriati dell’epoca, sono famose in tutta la città; i suoi incontri ed eventi intellettuali danno forma alla vita culturale di Trieste. Dopo la morte di Moore, nel 1874, Borahall viene acquistata dalla famiglia Slataper. In questa casa Scipio scrive i suoi primi componimenti e una targa di pietra all’ingresso della villa ce lo ricorda con orgoglio. Qui lo scrittore passa anni felici prima del tracollo economico del padre e del trasferimento nella più modesta villa Pettinello di via Chiadino nel 1899.

Oggi la villa è ancora un gioiello: Borahall si erge isolata in tutta la sua misteriosa bellezza, nascosta al mondo dalle sue alte mura. E’ diventata un’esclusivo B&B (Villa Moore) con camere spaziose e una suite con il famoso terrazzo con vista (Borahall). Gran parte del suo parco è stato ridotto e poco rimane del suo famoso giardino lussureggiante, rimangono però un paio di alberi secolari, uno in particolare, un ippocastano sul quale Scipione Slataper amava arrampicarsi da bambino

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