Slataper, una famiglia di eroi

Circa a metà del percorso di viale Romania, c’è il cancello d’ingresso della LUISS da un lato e dall’altro la massiccia torre scura della Caserma che fu della Milizia Fascista e che oggi ospita il Comando Militare della Capitale.  Lì inizia una strada che si dirige verso il tramonto, via Scipio Slataper, intitolata ad un irredentista caduto nella Grande Guerra, mentre è intitolata a suo figlio, Scipio Secondo, la Caserma al n.2 della via. 

Scipio Slataper: qui a Roma, lontano dalla sua città natale, la Trieste mitteleuropea, e a più di un secolo dalla su morte, nessuno sa chi sia questo o questi personaggio dal nome curioso. Ma la sua vita, le sue opere, i suoi amori e addirittura la sua famiglia, sono collegati in qualche modo sia ad altri personaggi ai quali sono intitolate le strade di questa zona dei Parioli e o che hanno vissuto nei dintorni ???.

Una famiglia di combattenti, quella degli Slataper: la storia degli eroismi della famiglia si snoda tra il primo e il secondo conflitto mondiale, in un intreccio di destini: quelli del nostro Scipio, di suo fratello Guido, di suo figlio Scipio Secondo e del figlio di Guido, Giuliano.

Il più vecchio dei quattro è Scipio, nato a Trieste nel 1888, diplomato nel 1908 e poi trasferitosi a Firenze dove studia Lettere. Tornato a Trieste, nel 1913 sposa Luisa Carniel da cui ha un figlio: Scipio Secondo. Nato sotto il dominio asburgico, Scipio fa parte del movimento degli irredentisti, che lotta per passare dalla dominazione dell’impero austro-ungarico al Regno d’Italia. Per questo, allo scoppio del primo conflitto mondiale, parte volontario nelle fila dell’esercito italiano, fa parte del glorioso 1° Reggimento “Re” e raggiunge il grado di sottotenente di fanteria. Mandato al fronte sul Podgora (o Monte Calvario), perde la vita nel dicembre del 1915, colpito alla gola in un’azione in cui si era lanciato contro una pattuglia austriaca alla testa dei suoi uomini. Verrà decorato alla memoria con la medaglia d’Argento al Valor Militare.

Nella battaglia, è ferito il fratello Guido che, a soli 18 anni, ed era partito per il fronte con lui. Non appena guarito, Guido torna al fronte e partecipa alla Decima Battaglia dell’Isonzo (un vano tentativo dei reparti italiani di conquistare Trieste). Conquista il Monte Santo il 14 maggio 1917 ed è decorato con la Medaglia d’oro al Valor Militare, ma subito dopo è fatto prigioniero. Tornato in Italia alla fine del conflitto, combatte la guerra d’Etiopia nel 1935, dove ottiene una Croce di Guerra al Valor Militare ed è promosso maggiore. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 è nominato commissario straordinario di Trieste. Quando i nazisti occupano la città è fatto prigioniero. Sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen, torna a Trieste alla fine della guerra dove muore nel 1969. Questa è la prima generazione di eroi della famiglia Slataper.

La seconda generazione non è da meno; infatti sia Scipio che Guido hanno due figli che combattono e muoiono nella seconda guerra mondiale. Il figlio di Scipio, Scipio Secondo, nasce a Roma nel 1915, pochi mesi prima della morte del padre al fronte. Si laurea in ingegneria e nel 1941 entra in servizio nell’Arsenale di Torino. Chiede di essere trasferito in un reparto di combattimento, nell’artiglieria alpina della Divisione “Julia” di stanza in Grecia. Dopo due anni, rientra in patria e nel 1942 parte per il fronte russo. Lì, durante le fasi della tragica ritirata, nel gennaio del 1943, nel paese di Novo Postepolewka il suo reparto è attaccato dal nemico e lui è ferito. Le sue tracce si perdono da quel momento. Dato per disperso e decorato con medaglia d’oro al valor militare alla memoria.  A lui è dedicata la Caserma Slataper, al civico n.2 della strada intitolata al padre.

A distanza di una settimana, sempre sul fronte russo, muore anche il cugino Giuliano, secondogenito di Guido; nato nel 1922 a Trieste, arruolato non ancora diciottenne. Mandato sul fronte orientale, inquadrato nell’ARMIR, è ferito mortalmente dopo aspri combattimenti, nei pressi di Arnautowo. Anche lui è decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Così si chiude la storia tragica della famiglia Slataper, che ha combattuto prima e seconda guerra mondiale, lasciando sul campo un importante tributo di sangue.

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