Un fattaccio in via del Castro Pretorio

Forse non tutti sanno che il film “L’imbalsamatore” di Matteo Garrone (2002) è liberamente tratto da una vicenda realmente avvenuta nella torrida estate romana del 1986, quella dei mondiali in Messico. Protagonista dei fatti è il nano della stazione Termini.

Mappa Nomentano 2 (Rione Castro Pretorio)

Un bel ragazzo che viene dalla profonda periferia romana di Casal Bruciato sulla Tiburtina, si presenta al laboratorio di tassidermia “Igor” in via . Ha letto un annuncio di lavoro sul giornale e vuole comprarsi la moto, una Honda Nsf 125.

Di lui si innamora ossessivamente il titolare della ditta, Domenico Semeraro, detto Mimmo, un metro e trenta centimetri d’altezza. Cristiano Armati e Yari Selvetella nel loro libro “Roma criminale” raccontano le abitudini di questo piccolo uomo originario di Ostuni, che ogni sera, con il suo foulard rosso al collo “esce dalla casa-laboratorio di via Castro Pretorio 30 e raggiunge a piedi la vicina stazione, in cerca dell’avventura di una notte, o dell’amore per ragazzi ingenui, possibile preda di un baratto tra la bruttezza e il denaro, tra l’attenzione che il mondo nega loro e l’asfissiante cura che lui è disposto a donare”.

Armando, un bel ragazzone moro, vuole la moto. E Domenico vuole lui. Le conseguenze sono: un contratto di lavoro regolare e un rapporto patologico fatto di soldi e droga, velocità su due ruote e festini notturni. Ma non ci sono solo loro due in quel laboratorio dove vengono imbalsamati piccoli animali: c’è anche Samantha, l’altra assistente di Mimmo, una ragazza sola, con genitori distratti. Anche lei consuma la droga che le offre il nano-datore di lavoro, anche lei viene ritratta in pose oscene, proprio come Armando. Si innamorano.

Il nano impazzisce di gelosia. Lei rimane incinta, la fanno abortire. Di nuovo, aspetta un figlio. Questa volte nasce una bambina. Armando vuole rimettersi sulla buona strada e vivere con Samantha, abbandonare il nano, le orge e gli stupefacenti. Ma Mimmo li ricatta: ci sono le foto pornografiche di entrambi, ci sono conversazioni telefoniche che scottano. Per i familiari di entrambi i ragazzi sarebbe uno shock. Il nano riesce ancora una volta a incastrare il giovane, promettendogli soldi, lusso. E soprattutto nuovi ricatti.

“E’ la notte tra 25 e 26 aprile 1990. Alle 3.15 del mattino – si legge su “Roma criminale” – davanti al laboratorio di Castro Pretorio , mentre Armando è intento ad aggiustare un nuovo motorino, scoppia una lite furibonda tra il nano e Samantha, che li ha raggiunti per cercare di impedire la partenza”. “Il nano brandisce un bisturi (…) Armando che finalmente ha preso coscienza della propria statura, forza e responsabilità, afferra il nano per il foulard da dandy che porta al collo. Mimmo si dibatte e lui lo stringe più forte, lo solleva da terra, tirandolo su per il fazzoletto. Mimmo pesa meno di 50 chili. Armando lo scaraventa a terra e continua a stringere, finché il nano non muore.

E’ morto ma lui prende a calci il cadavere, la tira fuori tutta, all’improvviso, la sua rabbia.”. Il nano finisce dentro un sacco della spazzatura, e poi viene gettato dai due giovani in una discarica di via di Lunghezzina, vicino alla borgata di Corcolle.

Armado sarà condannato a 15 anni di carcere, Samantha a un anno con la condizionale, per averlo aiutato ad occultare il cadavere.

 

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