Un dipinto e una vecchia foto

Gira il corona virus e siamo tutti bloccati in casa. Non sapendo cos’altro fare mi sono messo davanti al computer a cercare vecchie foto abbandonate nella memoria strapiena di cose inutili.  

Tra le tante, attira la mia attenzione la foto di un piccolo quadro esposto alla Galleria Nazionale a Valle Giulia. Ha una cornice di legno scuro, molto semplice, e il titolo che ho appuntato è “Osteria a Monti Parioli” ma non ricordo il nome dell’autore né in quale anno sia stato dipinto.

In una visita alla Galleria mi aveva colpito e avevo sentito il bisogno di fotografarlo. Il dipinto ha una luce strana. Sembra lunare ma il piccolo pezzo di cielo in alto a sinistra, seppur nuvoloso, sembra chiaro e mi fa scartare questa ipotesi. E’ il sole che illumina i vecchi tavoli e le panche dell’osteria, solitarie, senza nemmeno un avventore.

Ma dov’era questa osteria? In fondo ai tavoli, un gran-de albero occupa buona parte del quadro e le sue fronde, chinandosi verso sinistra, sembrano indicare il paesaggio lontano che si apre sopra la siepe a sinistra. Il luogo è in una posizione elevata ma non riesco a distinguere le case in lontananza. C’è qualcosa però che mi è familiare: all’orizzonte: sopra un indistinto pano-rama urbano, ecco inconfondibile la sagoma scura del-la cupola di San Pietro.

Siamo sulle alture dei Parioli in un luogo aperto verso il tramonto. A questo punto, l’area in cui la vecchia osteria del quadro si potrebbe trovare si restringe ma, per andare avanti, devo avere qualche altro indizio. Decido allora di consultare le vecchie foto di quella zona. Da un soppalco tiro giù una scatola di legno piena di foto che incomincio a guardare, ad una ad una.

Dopo averne scartate parecchie ne trovo una che attira la mia attenzione. E’ una piccola foto in bianco e nero. Al centro, uno stradello lastricato di sanpietrini che scende, curvando verso sinistra. A sinistra l’entrata con una insegna di cui si legge solo l’ultima parola: ADIGRAT. In alto nella foto, c’è una grande costruzione. La riconosco: sono le antiche scuderie di Villa Balestra, oggi Villa Delfino, la grande villa che si affaccia su Valle Giulia e la valle del Tevere con una vista mozzafiato su Villa Borghese, Villa Giulia, Villa Strohl Fern, San Pietro e Monte Mario.

La strada in discesa allora è il vicolo dell’Arco Oscuro, l’antica via che venendo dall’Acqua Acetosa, saliva sulle alture dei Monti Parioli e riscendeva verso Villa Giulia per poi arrivare alla via Flaminia. E nella foto davanti a me si vede proprio la discesa del vicolo verso il fondo valle.

La foto è appunto presa nel punto più alto del suo percorso, dove il vicolo dell’Arco Oscuro, formava un quadrivio con cui due diverticoli. Quello a sinistra, che si intravede nella fotografia, andava verso il vicolo delle Tre Madonne (l’attuale via Ulisse Aldrovandi) su un tracciato oggi percorso da via Giuseppe De Notaris. Quello a destra andava verso vigna Capponi sul tracciato dell’odierna via di Monti Parioli per poi scendere alle catacombe di San Valentino in un percorso oggi ripreso da via di San Valentino. Siamo quindi dove oggi approssimativamente è piazzale Don Minzoni.

E l’osteria? Ma si, certo! Il portale a sinistra è quello dell’osteria del Forte Adigrat, l’ultimo nome di una osteria che dall’Ottocento era lungo il vicolo dell’Arco Oscuro, Dell’osteria del Forte Adigrat scrivono Orio Vergani (Milano 1998-1960), figura storica del giornalismo italiano, e Libero Bigiaretti, poeta e scrittore (Matelica 1905- Roma 1993) che nel 1943 ricorda la vecchia osteria con l’articolo “Domenica al Forte Adigrat” sul Messaggero: “Un’osteria campestre, come ce ne erano tante: con l’arco e il cancello di legno, l’incannucciata perimetrale, i tralicci e i pergolati, tra i quali, filtrando, si ammansivano i raggi d’agosto.

Tutto è scomparso negli anni Trenta quando il ministro della cultura popolare del regime fascista, Giuseppe Bottazzi chiede con forza la realizzazione del nuovo viale dei Martiri Fascisti che su un inedito percorso scende da piazza Pitagora a Valle Giulia cancellando il vicolo dell’Arco Oscuro e l’antica galleria che dava il nome alla stradina.

Pietro Rossi Marcelli

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