pa31 v1 da via Mafalda di Savoia a piazza Bligny V0

Nome del file YouTube: VIDEO-PASSEGGIATA DA VIA MAFALDA DI SAVOIA A PIAZZA BLIGNY – EDIZ. 105

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pa31 10  – COPERTINA IN BIANCO E NERO, INSERIRE MUSICA, CARICARE

(pa31 Copertina v1)  IMMAGINE SENZA AUDIO  

pa31 15 (audio pa315) – RIFARE: PARTIRE DAL PUNTO DI PARTENZA E SPIEGARE COME ARRIVARCI DA PIAZZA UNGHERIA EVIDENZIANDO LE STRADE DA PERCORRERE CON FRECCETTE, CARICARE

(n10)  Andiamo nel punto in cui la nostra video-passeggiata ha inizio.  Siamo a Roma nel quartiere Parioli,

(n11)  al limite occidentale di Villa Ada, m4

(n12) a metà strada tra piazza Ungheria m5

(n13) e piazza delle Muse. m5

(n21) In fondo a viale Romania, inizia una stradina: m6

(n22) si chiama via Mafalda di Savoia, m7

(n32) e ci porta nel piccolo slargo in cui la nostra passeggiata ha inizio. m8

pa31 20 –

(pa3 v.Mafalda Targa) In questa video-passeggiata percorreremo via Mafalda di Savoia,

(pa3 …) costeggiando il muro Villa Polissena,

(pa31 v.Mafalda foto aerea 2)  fino a piazza Bligny, dove inizia viale Romania. TAGLIO AUDIO

(pa31 p.Bligny foto aerea) Arrivati sulla piazza, ci guarderemo intorno e anche qui di scoperte ne faremo parecchie.   Una passeggiata con un percorso cortissimo quindi, ma che affonda le sue radici addirittura nella preistoria.

pa31 25 ex vR 11 – VIDEO –

Video Player

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Siamo in un piccolo slargo davanti al grande cancello di una villa. Una graziosa madonnella, sul muro rosa sembra darci la sua benedizione.  Dalla larghezza (o meglio dalla strettezza) della strada che prosegue in leggera discesa verso nord, capiamo che siamo su una strada antica. Qui, sotto i nostri piedi, infatti correva l’antica via Salaria,  una strada più antica della fondazione di Roma.

PA31 30 –  CARICARE

vR 13   – METTERE ALTRE IMMAGINI SULL’AUDIO ESISTENTE, CARICARE

La via Salaria è l’unica strada consolare che non ha preso il proprio nome né dal console che l’ha realizzata né della località che permette di raggiungere.  E sapete perché? Perché quando questa strada nasce non c’erano consoli, e i piccoli villaggi della penisola non avevano nemmeno un nome.  Su questa antica strada le greggi si spostavano con le stagioni, dai monti della Sabina, al mare e viceversa, semplicemente seguendo la sponda sinistra del Tevere.

vR 14  .  Un tratturo quindi, che si chiama così perché allora …

il litorale laziale era ricco di stagni d’acqua salmastra, dove era possibile raccogliere il sale.

E i mercanti facevano affari d’oro acquistandolo lì e portandolo, percorrendo questa strada, nelle zone interne della penisola,

… dove questa sostanza era preziosa per la conservazione invernale degli alimenti, come carni insaccate e formaggi. INTERRUZIONE (1 SEC.)

 

 

vR 15 – NELL’ULTIMA IMMAGINE INDICARE “VERSO LA SABINA” E “VERSO IL MARE”, CARICARE

Allora di strade non ce n’erano molte e la forza dei villaggi sui sette colli, che si unirono nell’ottavo secolo a.C. per formare l’Urbe, Roma, stava proprio nel poter controllare …

sia il guado sul fiume, in corrispondenza dell’isola Tiberina, …

sia il tratto di questa strada che, collegando i monti della Sabina con il mare seguendo il Tevere, passava sotto l’Aventino, il Palatino e il Campidoglio e risaliva la valle tra il Quirinale e il Viminale.

vR 18 – CARICARE

FARE NUOVO VIDEO PRM NELLA PIAZZETTA

 

Eccoci ancora nel nostro piccolo slargo, lungo l’antico percorso della Salaria vetus.  Da dove siamo noi ora la l’antica Salaria proseguiva verso nord, seguendo il percorso dell’attuale via di San Filippo Martire,

e si inoltrava a destra in quello che ora è il parco di Villa Ada verso Monte Antemnae per poi scendere giù al guado sull’Aniene.

Nel folto della vegetazione di Villa Ada, si può vedere ancora oggi una “tagliata” nel tufo …

che testimonia la presenza dall’antica strada. (Tagliata di Villa Ada)   INTERRUZIONE (1 SEC.)

… (Basolato della via Salaria nel parco di Villa Giorgina www.roma2pass.it/villa-giorgina/)

vR 20 – CARICARE

FARE NUOVO VIDEO PRM NELLA PIAZZETTA

Proprio da qui quindi sono passati i Sabini che furono invitati a Roma per le celebrazioni in onore del dio Conso

e da qui ripassarono la sera, ammaccati e senza le donne più giovani, avendo vissuto sulla loro pelle l’episodio oggi noto col nome di Ratto delle Sabine. AGGIUNGERE FOTO A QUESTO AUDIO

Tra di loro, c’erano gli abitanti di Antemnae, una città che sorgeva a due passi da qui, sull’altura che domina la confluenza del Tevere con l’Aniene (ante amnes, appunto) e che ancora oggi chiamiamo Monte Antenne.

vR 22 Come noto, nella guerra tra Sabini e Romani che ne scaturì, gli Antennati furono sconfitti e, per secoli, la città diventa un avamposto di Roma, dotato di una possente cinta fortificata in grandi blocchi di tufo e di un tempio,

come testimonia il ritrovamento di una splendida antefissa, raffigurante la testa di Giunone Lanuvina).

INTERRUZIONE  (1 SEC.)

vR 25 –

A partire dal III sec. a.C. Antemnae viene progressivamente abbandonata per lasciare il posto a una grande villa della gens Acilia. Non avendo più senso che la via Salaria passasse per l’antica città che non esisteva più, i Romani progettano, per questa strada, un nuovo percorso.

Appena dopo l’attuale piazza di Priscilla, dov’erano allora delle impraticabili rupi scoscese, con il lavoro di migliaia di schiavi è realizzato un enorme sbancamento

… che apre un percorso in discesa. Un po’ più avanti inoltre, dove c’era il guado sull’Aniene, è gettato un ponte.

vR 27 

Ecco le tracce di Ponte Salario, ancora visibili sotto il moderno manufatto.

Nasce così la Salaria Nova: la via Salaria che conosciamo oggi e che, in modo molto più rapido rispetto alla Salaria vetus, cioè vecchia, porta in territorio Sabino.

Sia la Salaria vetus che la Salaria Nova uscivano dalle Mura Serviane da Porta Collina (che era presso via XX Settembre, dove oggi è il Ministero dell’Economia).     INTERRUZIONE  1 SEC

vR 30 –

Con la realizzazione delle mura dell’imperatore Aureliano, nel terzo secolo d.C., per la Salaria Vetus e costruita Porta Pinciana  … e, per la Salaria Nova, Porta Salaria. Con le mura nasce una netta separazione tra la città, ben difesa, … e la fascia di territorio esterna alle mura, denominata suburbio, aperta prima alle incursioni dei cosiddetti barbari e poi, per secoli, spopolata e insicura. Le vie consolari, tranne l’Appia e la Cassia (o Francigena, se volete), sono poco frequentate.

Anche la Salaria Vetus, che da Porta Pinciana arriva qui sulle attuali via Pincianavia Paisiellovia Emilio de’ Cavalieriviale Rossinipiazza Ungheriaviale Romania, diventa uno stradello campestre.

vR 32 

In particolare, il tratto della vecchia strada da via Paisiello a qui,

per secoli prende il nome di vicolo di San Filippo.

Filippo era il primogenito di Felicita, una ricca vedova romana, uccisa con i suoi sette figli per essersi rifiutata di rinnegare la sua fede cristiana. Le loro spoglie furono nascoste dai confratelli in un cunicolo sulla Salaria Nova, nucleo delle catacombe poi chiamate col nome della martire. Oggi le Catacombe di Santa Felicita possono essere visitate, se vi interessa,  ogni 23 novembre, il giorno dell’anno dedicato alla santa.  vR 33 In queste catacombe riposavano anche le spoglie dei figli di Felicita, ma non quelle di Filippo, … (Catacombe di Santa Felicita – Il Redentore – affresco) che erano conservate e venerate nella catacombe di Priscilla, … (Convento di Priscilla – via Salaria 430) vicino a un ingresso secondario delle catacombe, su un colle adiacente a via Salaria, allora chiamato dai fedeli Monte delle Gioie.  (via Salaria piazza di Priscilla)

vR 34  –

Su questa piccola altura, papa Silvestro  vuole essere sepolto per stare vicino ai martiri … (Monte delle Gioie)  e si fa edificare la piccola basilica catacombale che possiamo vedere ancora oggi, seppur completamente ricostruita.  (Basilica di San Silvestro – via Salaria 275)  Papa Silvestro I è colui che, secondo una fake news durata secoli e secoli, aveva convinto Costantino il Grande a convertirsi e a scrivere l’Editto che liberalizzò la religione cristiana. (Basilica dei Santi Quattro Coronati – Oratorio di San Silvestro – 1248)

vR 35 –

Nei primi secoli del Cristianesimo i pellegrini, uscendo da porta Pinciana …

() e percorrendo la Salaria Vetus, visitavano le catacombe di Panfilo in via Paisiello (Santa Teresa del Gesù Bambino – via Paisiello) … e altre catacombe presenti nell’area dei Parioli, come quelle quelle di Sant’Ermete. (Villino Sant’Ermete – via Bertoloni 13)

vR 36  –

Poi, seguendo la piccola strada che passava qui dove siamo noi, continuavano il percorso della Salaria Vetus … (via Mafalda di Savoia che prosegue col nome di via San Filippo Martire) e attraversavano l’attuale Villa Ada, fino a raggiungere il Monte delle Gioie. (foto aerea) Entravano nella cappella di San Silvestro e da lì nelle catacombe di Priscilla per pregare sulla tomba di Filippo e di altri martiri. (Basilica di San Silvestro) I pellegrini tornavano poi in città lungo la Salaria Nova, l’attuale via Salaria, fermandosi a pregare nelle numerose catacombe presenti lungo questa strada, (foto aerea) come le Catacombe dei Giordaniquelle di Trasone e quella di Santa Felicita di cui abbiamo già parlato. (Catacombe dei Giordani – via Salaria 332)

vR 37  –    Questo pellegrinaggio, svolto dai cristiani dopo l’Editto di Costantino, ci spiega perché questa strada si è chiamata per secoli vicolo di San Filippo (mappa)

e perché  tutta quest’area, oggi chiamata genericamente la “zona di piazza delle Muse”, per secoli è stata chiamata Monte San Filippo. (piazza delle Muse)

 Questo nome peraltro é ancora presente nella toponomastica moderna: il proseguimento di via Mafalda di Savoia, infatti è via di San Filippo Martire (Targa di via di San Filippo Martire),

ormai un vicolo cieco, in quanto la realizzazione della grande tenuta Savoia nell’Ottocento (l’attuale Villa Ada), ha tagliato ogni collegamento tra questa zona e la via Salaria dove Filippo era sepolto. (via di San Filippo Martire) INTERRUZIONE

vR 38   –

Questo tratto dell’antico vicolo di San Filippo, in cui siamo noi ora, è oggi intitolato alla principessa Mafalda di Savoia, secondogenita di Vittorio Emanuele III, Re d’Italia. Sul lato della via verso via Salaria, vediamo infatti l’ingresso di Villa Polissena, la proprietà regalata dal re alla figlia nel 1925, in occasione del suo matrimonio con il principe d’Assia. La madonnella vicino al cancello è stata messa lì dopo la guerra, in memoria della principessa Mafalda, morta nel campo di concentramento di Buchenwald nel 1944. Infine ecco la strada che continua con il nome di via di San Filippo Martire. (via di San Filippo Martire) INTERRUZIONE

 

vR 39 –

Di fronte all’ingresso di Villa Polissena c’è un edificio rossiccio, senza pretese. E’ oggi la Casa del Santo Rosario, un convento delle monache Dorotee che affittano camere a studenti e turisti.  (Casa del Santo Rosario – via Mafalda di Savoia 3) Sulla porta c’è una piccola scritta: Villa Felicetti, ma chi sono i Felicetti lo vedremo più avanti. (Villa Felicetti – via Mafalda di Savoia 3)

E’ delle monache anche il piccolo giardino posteriore, invisibile dalla strada dove siamo noi, che arriva a via Tommaso Salvini dove oggi c’è un benzinaio. (Casa del Santo Rosario Facciata posteriore verso il giardino e via Salvini)

Ma è arrivato il momento di muoverci e allora (…)

incamminiamoci su via Mafalda di Savoia verso piazza Bligny. (…)

INTERRUZIONE

 

pa31 40  –

(pa3 b11) Al termine di via Mafalda di Savoia siamo a piazza Bligny. Una piazza “a forma di tridente”,

creata da viale Romania che si apre verso tre vie:

(pa31 b12) a destra  via Mafalda di Savoia da dove veniamo noi,

al centro via Salvini

e, a sinistra, via di Villa San Filippo.

 

pa31 50 – RICARICARE

vR40 –

(pa3 b11)  Andiamo al centro della piazza e guardiamoci intorno.

(pa3-p.Bligny-Panoramica-4.jpg) Sul lato della piazza verso villa Ada vediamo un edificio basso e lungo.

vR 41    E‘ il casino nobile di un’antica vigna che gli Assia, figli di Mafalda, hanno donato dopo la guerra all’Arma dei Carabinieri. Davanti a noi viale Romania, a destra una grande caserma, poi via di Villa San Filippo, e via Tommaso Salvini. Verso piazza delle Muse. Stretto tra via Salvini e via Mafalda di Savoia, c’è un grande portale tinteggiato in un rosa acceso. Il portale non è antico, è ottocentesco, ma è l’ingresso di quella che fin dal Seicento era una grande tenuta nobiliare, Vigna Scarlatti, …

vR 43 –  una proprietà talmente grande che inizialmente arrivava, da dove siamo, al vicolo dell’Acqua Acetosa e sulle rive del Tevere.

vR 45   – Gli Scarlatti, toscani, si estinguono nella famiglia Del Grillo (quella di Onofrio marchese del Grillo, famoso per i suoi colossali scherzi, e … (Marchesi Del Grillo) infine nei marchesi Capranica, noti per aver realizzato nel loro palazzo a Campo Marzio  il Teatro Capranica, che è stato per molto tempo il principale teatro di Roma. Sono queste le famiglie che terranno questa grande proprietà per due secoli. vR 50  – Nell’Ottocento la tenuta è nota come Villa San Filippo, come leggiamo sul portale, ma dove è il suo casino nobile? In realtà lo abbiamo già visto, a via Mafalda di Savoia E’ il palazzetto delle monache Dorotee, con ingresso nella piazzetta da cui siamo partiti, dipinto dello stesso colore del portale davanti a noi. vR 55 –  (pa3-v.Mafalda-Villa-Felicetti-Ingresso-RR-scaled.jpg) Sul portoncino, vi ricordate, c’è una piccola targa in pietra, con scritto Villa Felicetti, che ci indica il nome degli ultimi proprietari della grande villa. I Felicetti infatti acquistano la proprietà a inizio Novecento e sono loro a lottizzarla. INTERRUZIONE  vR 57  –  Per realizzare via Tommaso Salvini, l’asse del nuovo quartiere, è demolito un oratorio dedicato a San Filippo che era  qui, sul confine della proprietà Scarlatti. La prima palazzina realizzata dai Felicetti è quella che si affaccia su piazza Bligny che segna l’ingresso del nuovo quartiere e che, con il suo grande stemma al terzo piano, ci indica la data di costruzione: 1928.   vR 60   Ed è ai Felicetti che, poco dopo il 1920, sono espropriati dei lotti di terreno a favore di alcune cooperative.   Tra esse, quella degli Invalidi della prima guerra mondiale che costruiscono i villini che vediamo ancor oggi su via Adelaide Ristori. Ma quando questo quartiere inizia ad accogliere i suoi abitanti, qui siamo in aperta campagna, lontano da tutto. Piazza Ungheria è ancora un polveroso incrocio senza servizi da offrire e la zona è talmente remota che nel 1924 da queste parti, verso piazza delle Muse, fu innalzata l’Antenna dei Parioli per diffondere le prime trasmissioni radiofoniche italiane,  registrate nello studio appositamente allestito a Palazzo Corrodi in via Luisa di Savoia. INTERRUZIONE

vR 65  

Nel 1929 finalmente, qui arriva il tram. (…) Prima le linee 18, 31 e 32, e poi la linea 4, che da piazza Indipendenza arriva qui, a piazza Bligny. Per tornare indietro, le vetture percorrono l’anello via Salvini, via Morelli, vicolo Emiliani (oggi via Eleonora Duse) e via di Villa San Filippo dove è fissato il capolinea. (…) Sulla tabella al capolinea però non c’è scritto il nome della via ma “Villa Felicetti”, il toponimo con cui allora tutta quest’area era nota. La linea 4 sarà poi servita da filobus, che svolgeranno il servizio fino al 1959. INTERRUZIONE

vR 70  –

Prima di lasciare Villa San Filippo vogliamo raccontare come nasce il casale basso e lungo che vediamo attraverso il portale e che ci aveva già incuriosito quando lo avevamo visto venendo su da via Mafalda di Savoia. (…) E’ infatti una costruzione veramente strana per Roma e per questo quartiere in particolare. La spiegazione ce l’ha data un anziano e simpatico signore che abita da queste parti. (…) In questa area tra via Mafalda e via Salvini, dopo la fine della guerra, un reparto di marines è stato acquartierato per alcuni anni.  Sono loro che hanno costruito una fila di baracche in legno da utilizzare come magazzini, che poi i proprietari del suolo hanno regolarizzato, ricostruito e trasformato in uffici. (…) Ovviamente la grande palazzina degli anni settanta che vediamo in secondo piano, allora non c’era. (via Tommaso Salvini 4) INTERRUZIONE vR 75  –   Tommaso Salvini, milanese, come tutti i personaggi ai quali sono intitolatile strade da queste parti è stato un uomo di spettacolo, in particolare un attore. Ma se andate al Gianicolo troverete il suo busto insieme agli eroici garibaldini. A vent’anni infatti è stato uno dei difensori della Repubblica Romana (…)

vR 80   –

(…) A destra di via Tommaso Salvini, c’è via di Villa San Filippo, una breve e rettilinea strada che costeggia a sinistra la caserma dei Carabinieri.

(…) Qui iniziava un antico stradello campestre, il Vicolo di Schateau, che portava appunto alla vigna di Giacomo Enea Duchateau e ad altre vigne sparse su questa altura dei Parioli. La vigna Duchateau è poi diventata Villa Emiliani il cui nome è rimasto nella strada qui vicino.

(…)   A inizio Novecento, questa era anche la strada per raggiungere Vigna Filonardi, che era dove oggi è la clinica Quisisana,

(Ferruccio Ferrazzi – Pioggia d’autunno 1923, Olio su tela) e il campo di tiro al piccione, che era nei campi affacciati sull’Acqua Acetosa, dove ora è l’esclusivo circolo “Antico Tiro a Volo”.  INTERRUZIONE

vR 81 – FARE EX NOVO (ANDREA CERCA LE FOTO), CARICARE

In piazza Bligny, c’è un elegante bar d’angolo.

Settanta anni fa, in quei locali c’era una modesta latteria di zona con due vetrine su via di Villa San Filippo, aperta nel 1947 dai Piazza: tre fratelli e una sorella, tutti regolarmente sposati, e vende latte e burro e si e no qualche caffè, alla clientela dei negozi accanto. I grandi bar dei Parioli, allora, erano l’Hungaria, l’Euclide ed il bar delle Muse nelle omonime piazze.

Un giorno, la latteria inizia a fare gelati, dei buoni gelati. Non si sa chi dei proprietari ebbe l’idea, ma di sicuro si rivelò una trovata geniale. Da allora infatti i ragazzi-bene che bighellonavano nelle tre piazze dei dintorni cominciano a frequentare il baretto per prendere il gelato e la sua fama si diffonde nel quartiere.

Ma il fatto che il bar fosse senza nome è un problema per darsi un appuntamento. Chiamarlo “il gelataio di via di Villa San Filippo” è semplicemente improponibile! In quegli anni, nel locale affollato, un ragazzo chiede un gusto particolare. “Non so se oggi l’hanno fatto” risponde uno dei tre fratelli “aspetti che domando a mia moglie” (le donne della famiglia, infatti, lavoravano invisibili nel retrobottega). Si affaccia alla porta del laboratorio, ma non vede sua moglie e, ad alta voce, chiede a suo fratello: “Carlo! c’è …”.  Apriti cielo!  Quei burloni dei pariolini cominciano subito a immaginare rapporti omosessuali e torbide relazioni tra i gestori.

Ma questa è una delle leggende che giravano allora. Un’altra racconta che, essendo aperto fino a notte fonda, la gelateria fosse punto di ritrovo di persone ‘stravaganti’, come si diceva allora,  gay compresi. In quegli anni però, la morale bacchettona non permette nemmeno di pronunciare la parola “omosessuale” né tanto meno “frocio”, un epiteto dispregiativo e volgare. Ma la trasgressione pre-sessantottina sta dilagando, e per indicare la gelateria il nome “dei tre frocetti” incomincia a diffondersi tra i ragazzi dei Parioli.

Piano piano, anche le ragazze incominciarono a utilizzare questo nome: il diminutivo infatti era meno volgare, secondo loro, e faceva pure chic.  Un nomignolo forse non troppo politically correct, ma conosciuto da tutti compresi i giornalisti di tutto il mondo che per decenni raccontano aneddoti e storie di questa gelateria. In ogni caso, il successo del nome, insieme alla qualità e la varietà dei gusti dei gelati e il loro duro lavoro fa la fortuna dei fratelli Piazza. In un decennio la gelateria si allarga e occupa i locali adiacenti, aprendo le sue vetrine su piazza Bligny.

Il tentativo di imporre il nome “perbene” di Bar San Filippo non riesce (anche perché nessuno, ieri come oggi, sa chi fosse questo santo!). In compenso la clientela aumenta e diventa sempre più eterogenea e internazionale.

Negli anni settanta nella serata, la calca intorno al bancone è tale che qui, per evitare discussioni e perfino risse tra gli avventori, sono utilizzati, per la prima volta a Roma, “i numeretti”: sul marciapiede c’è la fila di persone in attesa del proprio turno, nella strada, ingorghi di auto e moto.

Numerosi i clienti illustri della storica gelateria: da Fellini a Monica Bellucci, che abitano qui vicino, passando per l’alta borghesia pariolina. “Dai Bulgari, ai Fendi, ai De Sica, ai Rossellini, erano tutti clienti”, racconta Rita, l’ultima proprietaria e figlia di Giulia che insieme ai fratelli aprì il locale, sfogliando un ingiallito album dei ricordi. Tra le foto una magnifica Silvana Mangano, la sedia preferita di re Farouk, Mina in abito da sera, un articolo addirittura del New York Times e un assegno di Fellini che, spiega la proprietaria, “pagava sempre così, mai in contanti”.

Con il successo arriva la concorrenza e un’altra gelateria è aperta qui dietro, a meno di cento metri da qui su via Eleonora Duse. Il proprietario è un certo “Giovanni” che da al locale il suo nome.  In quegli anni la qualità di entrambe le gelaterie è sopraffina e si creano lunghe discussioni tra gli affezionati avventori su quale delle due sia la migliore. Quando le gelaterie artigianali cominciano a diffondersi nel centro storico e in altre parti di Roma, il fatturato di entrambe le gelaterie cala e nel 2018 i fratelli Piazza decidono di abbassare le serrande per sempre.

La sera prima della chiusura erano in tanti, tutti commossi, a gustare l’ultimo gelato dei tre frocetti, nel locale pariolino ormai entrato nella storia della mondanità romana di quegli anni.

I locali d’angolo sono oggi è gestito dalla famiglia …… che porta avanti la tradizione di qualità ed eccellenza inaugurata dai “tre (non) frocetti”.

vR 84 –

Prima di terminare la nostra video passeggiata, spendiamo due parole sul nome della piazza in cui siamo.

vR 85    Bligny è una cittadina francese tra Parigi e Lussemburgo, a nord della regione dello Champagne.

Lì, nel 1918, avvenne una battaglia storica:  la “Seconda Battaglia della Marna”, detta anche “Battaglia di Bligny”, a cui partecipò un contingente italiano di 25.000 uomini.

I fanti italiani assolsero eroicamente il loro compito di difesa delle posizioni e il sacrificio fu pesantissimo, oltre 4000 morti.

Ma la resistenza di tutto il fronte alleato sulla Marna significò l’inizio della sconfitta tedesca nella Prima Guerra Mondiale.​ INTERRUZIONE

pa31 60 ex vR 86 – Pagina Fine – RICARICARE

(pa32 Fine v1) La video passeggiata è terminata. Grazie per averci seguito , arrivederci alla prossima.

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