Isaia Levi

Alla fine delle guerra ci sono state innumerevoli dimostrazioni di ringraziamento e gratitudine da parte degli ebrei che si erano salvati grazie all’assistenza di istituzioni ecclesiastiche. Una delle storie più rilevanti è quella di Abramo Giacobbe Isaia Levi, uomo illustre e Senatore del Regno fino alla promulgazione delle leggi razziali, che durante l’occupazione nazista venne nascosto dalle suore di Maria Bambina nella casa da loro gestita a fianco dell’Istituto Patristico “Augustinianum”, adiacente al colonnato di destra di piazza San Pietro. Per riconoscenza donò al papa Pio XII la Villa Giorgina, attuale sede della Nunziatura Apostolica in Italia

Levi, figlio di ebrei, sposato con un’ebrea, Nella Coen, figlia dello storico Achille Coen, è stato un abilissimo uomo d’affari e poteva contare anche su una fitta rete di utili relazioni. Durnte la sua vita ha saputo gestire con grande abilità l’impresa di famiglia (produzione di tessuti), che consolida e amplia estendendola alla confezione e alla grande distribuzione. Già al tempo del primo conflitto mondiale il suo giro d’affari è notevole e può disporre di un consistente patrimonio immobiliare. Uomo intraprendente, allarga i suoi interessi anche al campo cinematografico, elettrico e bancario: fonda la ditta “Penne Aurora” ed è stato presidente della Società Editrice Zanichelli.

Nel 1925 si iscrive al Partito nazionale fascista, che non rinnegò mai, è nominato Cavaliere del Lavoro, Commendatore e Grande Ufficiale della Corona d’Italia e, nel 1933, Senatore. In seguito alla promulgazione delle leggi razziali del 14 luglio del 1938 deve rinunciare a molte delle cariche che ricopre ma riusce a ottenere dall’apposita Commissione del Ministero degli Interni, lui totalmente e inequivocabilmente ebreo, la sorprendente e preziosissima dichiarazione di “non appartenente alla razza ebraica”, cosa che gli permette una tranquilla gestione dei suoi affari e della sua vita.

Gran parte della vita e dei gesti di quest’uomo rivelano l’immenso dolore di un padre e il desiderio di perpetuare il ricordo della sua unica figlia Giorgina, morta precocemente di leucemia. E quando il senatore Levi muore nel 1949 lascia buona parte del suo patrimonio al papa Pio XII e alla Santa Sede, in ricordo della figlia. Il suo testamento recita: “Lascio al Pontefice regnante Pio XII Villa Levi attualmente villa Giorgina in ricordo della mia amata bambina. Ventimila metri quadrati di superficie e un giardino con piante di valore. Nella villa ci sono frammenti antichi, e quanto di meglio esiste ai nostri tempi. L’architettura è di stile neoclassico con sontuosi soffitti in legno riportati da ville romane del 5/600”. Villa Giorgina, situata in via Po n. 27, era stata costruita negli anni Venti con il nome di Villa Levi. Secondo le sue stesse parole il Senatore Levi dona questa villa al papa per: “Essere stato preservato dai pericoli della iniqua persecuzione razziale sovvertitrice di ogni rapporto della vita umana e grato alla protezione concessagli in quel turbinoso periodo dalle Suore di Maria Bambina”, presso le quali aveva trovato ospitalità nel peggior pericolo delle persecuzioni razziali. Nell’atto di donazione il Senatore Levi suggerisce anche la finalità d’uso e propone di adibirla a sede della Pontificia Accademia per le Scienze o come Nunziatura Apostolica. Volontà che è esaudita da papa Giovanni XXIII e nel 1959 la Villa diventa sede della Nunziatura a Roma.

Il Senatore Levi è stato un personaggio di notevole statura morale. Prima che le leggi razziali lo costringono a nascondersi aveva creato la “Fondazione pane e case per tutti”. Il programma di distribuzione del pane ai poveri funziona fino a quando non arrivano i nazisti, mentre la parte relativa alle case non ha il tempo di diventare operativa. Era molto sensibile alla condizione della gioventù, battendosi perché venissero adottate misure per la protezione dell’infanzia per un miglioramento sociale e morale della società. Alla fine della guerra, grazie al sostegno amoroso della moglie, Nella Coen, il Senatore Levi si converte alla religione cristiana ma non dimenticherà mai i suoi correligionari e devolve una ingente somma di denaro agli ebrei vecchi, disabili e che vivono in stato di povertà. Una parte considerevole delle sue fortune, inoltre, è lasciata all’Ospedale Mauriziano di Torino.

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