Giulio III. Lo scandalo

Papa Giulio III è stato uomo di cultura e mecenate: protegge Michelangelo e fa lavorare tanti altri artisti al Vaticano e nella fabbrica della sua villa, potenzia la Biblioteca Vaticana e l’Università della Sapienza di Roma, ma è stato origine del peggior scandalo omosessuale della storia del Papato.

Già da cardinale le pasquinate lo additano insistentemente come sodomita, ma lo scandalo esplode quattro mesi dopo la sua elezione al papato, quando nomina cardinale il suo amante diciassettenne che ha fatto adottare dal fratello Baldovino con il nome di Innocenzo, e lo nomina vice-cancelliere di Stato, cioè capo di tutta la struttura governativa. Gli storici vicini al Vaticano mascherano lo scandalo dicendo genericamente che nomina “un nipote” e le nomine a cardinale vice-cancelliere dei nipoti a Roma erano assolutamente normali in uno stato in cui la prima preoccupazione di ogni nuovo papa era quella di non farsi avvelenare (lista cardinali nipoti).

Giovanni Maria del Monte aveva conosciuto il tredicenne Santino qualche anno prima. E’ il figlio di un suo servitore e il cardinale se ne innamora perdutamente, comprando la connivenza del padre del ragazzo con consistenti favori. In premio il ragazzo ottiene a quattordici anni redditizi benefici ecclesiastici e l’adozione da parte di Baldovino.

La nomina cardinalizia di Innocenzo, suscita le proteste dei cardinali più sensibili alla necessità di riformare i costumi della Chiesa per contrastare la Riforma protestante (il Concilio di trento era in pieno svolgimento) e suscita molto rumore nelle Corti europee.
L’ambasciatore veneto Matteo Dandolo scriveva che il giovane del Monte “era un piccolo furfantello”, e che il cardinal Del Monte “se lo prese in camera e nel proprio letto, come se gli fosse stato figliuolo o nipote.” Onofrio Panvinio, riferendosi alla vicenda, scriveva di Giulio III che era “eccessivamente dedito con intemperanza alla vita di lussuria e alle libidini” e, ancora più esplicitamente, lo definì “puerorum amoribus implicitus” (invischiato in amori per ragazzi).

Visto che il ragazzo accompagnava sempre il papa portando la sua scimmia, fu fatta circolare per Roma una voce “benevola” che spiegava la nomina come premio del fatto che il ragazzo era il custode di questo animale amato dal papa. Pasquino, subito, soprannomina il ragazzo “Bertuccino” e lancia i suoi strali: Ama Del Monte con uguale ardore la scimmia e il servitore. Egli al vago e femmineo garzoncello ha mandato il coppello. Perchè la scimmia, a trattamento uguale, non fa pure cardinale?

La lista dei commenti scandalizzati dell’epoca è lunghissima e, per i protestanti non ci furono dubbi sul fatto che il cappello cardinalizio fosse la ricompensa delle prestazioni sessuali del ragazzo, o al più per entrambe le cose, come propone il poeta francese Joachim du Bellay (1522?-1560): “… ma vedere uno staffiere, un bambino, una bestia, un furfante, un poltrone diventare cardinale, e per aver saputo accudire bene a una scimmia, un Ganimede avere il [cappello] rosso sulla testa … questi miracoli, Morel, accadono solo a Roma”.

Innocenzo peraltro si rivelò uno dei peggiori cardinali che la Chiesa abbia mai avuto: a 23 anni, dopo la morte di Giulio III, è coinvolto in una catena di stupri, violenze e perfino omicidi. Papa Paolo IV Carafa gli toglie la porpora e lo rinchiude a Castello ma sempre con punizioni molto blande.

I corpi di Giulio III e di Innocenzo sono sepolti insieme nella Cappella Del Monte nella chiesa di san Pietro in Montorio.
Bibliografia essenziale:

Joachim du Bellay, Les regrets [1558], in: Les antiquités de Rome. Les regrets, Garnier-Flammarion, Paris 1971, sonnet 105
Francis A. Burkle-Young e Michael Leopoldo Doerrer, The life of cardinal Innocenzo Del Monte: A scandal in scarlet, Edwin Mellen Press (Renaissance Studies, V. 2), New York 1997.

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