Incipit

Tratto da “Il lampadario di cristallo” di Enrico d’Assia.   

“Nella camera dove sono nato a Villa Savoia, c’era un lampadario di cristallo non molto antico e nemmeno tanto bello. Nel 1946 la villa, tranne l’ala comprendente quella stanza, venne data in affitto da mio nonno Vittorio Emanuele III allo Stato egiziano, che la trasformò in ambasciata. Lentamente, gli spazi non abitati subirono un’inevitabile decadenza, e il lampadario, avendo perso la sua funzione, si coprì di ragnatele.
Negli anni 70, l’ambasciata volle espandersi e chiese all’amministrazione la possibilità di occupare anche gli appartamenti riservati. Accordato il permesso, tornai a malincuore, per l’ultima volta, a rivedere la stanza nella quale tanto spesso avevo trovato rifugio e che avevo dovuto abbandonare in fretta la sera dell’8 settembre del ’43: inizio di tempi difficili. Sollevai lo sguardo verso il lampadario di cristallo, unico elemento decorativo rimasto. Di brillante, in verità, aveva ben poco: le ragnatele e la polvere avevano definitivamente vinto la battaglia. Non ebbi incertezze: mi fu chiaro che quell’ultimo testimone della vita familiare non poteva finire in un ufficio di estranei. Chiesi perciò a un vecchio guardiano di staccarlo dal soffitto ed esso poco dopo faceva il suo ingresso, tintinnando allegramente a Villa Polissena, dove tuttora vivo.
Amorevolmente ripulito, trovò posto nella mia camera da letto Il mattino seguente, alzandomi come d’abitudine di buon’ora, apri le persiane in attesa che il sole superasse le dense cupole dei pini, di là dal muro di confine di Villa Savoia. Improvvisamente, ebbi la sensazione che alle mie spalle succedesse qualcosa di insolito. Mi voltai: la stanza era invasa da mille schegge di luce, ognuna di forma, intensità e colore diversi sole, colpendo i cristalli del lampadario, aveva scatenato questo spettacolo gioioso, quasi un tacito ringraziamento per averlo sottratto al buio dell’oblio. …”

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