Villa Romana dell’Auditorium. Periodo 1

Questa pagina parla del primo periodo della pagina Villa Romana dell’Auditorium, dal 550 al 500 a.C., quando la villa era una fattoria.

La vita della Villa Romana dell’Auditorium inizia nella metà del VI secolo a.C. Un periodo caratterizzato dalle riforme democratiche del re Servio Tullio: il territorio del suburbio romano fu diviso e furono create le tribù rustiche costituite da aree aperte alla proprietà privata, affrancate dalla signoria gentilizia, pertanto si potrebbe riconoscere in questa fattoria un piccola proprietà terriera abitata da un libero cittadino agiato, forse un ex soldato di Roma.

E’ un edificio di circa mq 330, orientato in senso nord-sud, a pianta quadrangolare. Gli ambienti sono distribuiti su tre lati intorno ad una corte centrale scoperta, alla quale si accede probabilmente da un ingresso collocato ad ovest, passaggio dal quale dovevano entrare anche carri e bestiame. Già in questa epoca si è ipotizzata, su questo lato, l’esistenza di una strada secondaria, poi documentata nelle fasi successive, che doveva congiungersi a sud alla via pedemontana, ricalcata oggi da viale Maresciallo Pilsudski, che costeggia le alture, oggi dette Monte Parioli.

Le strutture rinvenute, poste direttamente sullo strato geologico senza fossa di fondazione sono realizzate in scaglie di tufo giallo tenute insieme da un legante di argilla. Gli elevati, completamente scomparsi, sono costituiti probabilmente da materiale deperibile, come legno e argilla pressata, mentre i pavimenti sono in semplice terra battuta. L’edificio si sviluppa su un unico piano ed è coperto da un tetto, forse a doppio spiovente, realizzato in tegole, rinvenute in grande numero. Già in questa fase il complesso presenta una distinzione di funzioni dei singoli ambienti: nella parte settentrionale sono le stanze di abitazione, nella parte meridionale i magazzini e in quella orientale gli ambienti di servizio dove sono state individuate, grazie a reperti ceramici, le singole attività produttive. Alcuni ambienti sono utilizzati come dispense e magazzini.

In particolare. in uno di essi si è riconosciuto un forno a cupola, a sezione ogivale del diametro interno di un metro, le cui pareti, realizzate in argilla e tufo e rivestite da uno spesso strato di argilla per evitare dispersioni di calore, presentano all’interno tracce di combustione. Un tale forno può raggiungere elevate temperature, pertanto si è supposto che venisse utilizzato sia per la cottura dei cibi che per la manifattura del vasellame. Nella stanza adiacente, probabilmente adibita a cucina, sono presenti resti di un focolare in argilla con cotta e cenere e, inserito nel pavimento, un bacino in impasto chiaro sabbioso.

Esternamente al muro settentrionale dell’edificio si addossa una struttura realizzata con schegge di tufo giallo, con un orientamento differente da quello del resto dell’edificio: probabilmente vi si può riconoscere un muro di recinzione di un’ area adibita ad hortus o al ricovero di animali.

Questa prima fase, datata, sulla base dei reperti ceramici, intorno al 550 a.C., ricorda per semplicità, tecnica costruttiva e planimetria, alcuni edifici rurali di epoca arcaica della Magna Grecia” e dell’Italia centrale come, in particolare, quello rinvenuto nel suburbio romano in località Torrino. Tale impianto, per il quale è stato utilizzato il termine “fattoria”, è stato interpretato come una casa rurale, all’interno della quale coesistevano funzioni abitative e produttive.

Intorno al 500 a.C. il complesso è raso al suolo. È possibile che la distruzione sia da mettere in relazione con i cambiamenti sociali e politici conseguenti alle questioni agrarie che, nei primi anni della repubblica, videro in contrapposizione patrizi e piccoli proprietari terrieri privati dei privilegi già acquisiti.

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Tratto da un testo di Paola Chini e Antonella Gallitto, pubblicato su “Il grande Auditorium di Roma. Una porta sul futuro” TIELLE MEDIA Editore S.r.l., 2005

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