Villa Romana dell’Auditorium. Periodo 2

Questa pagina parla della nascita della Villa Romana dell’Auditorium, dal 300-al 225 a.C.

Tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. nella Villa Romana dell’Auditorium la fattoria del primo periodo è sostituita da un complesso completamente differente e decisamente più articolato, distinto tra un edificio a nord con funzioni abitative e produttive e un’ area a sud interpretata come quartiere servile.

L’edificio, di circa 700 metri quadri presenta una pianta rettangolare orientata in senso nord-sud con ambienti disposti intorno a due distinti cortili centrali, con differenti caratteristiche: la parte settentrionale è destinata a zona residenziale e quella meridionale a zona di servizio. Questo edificio è realizzato in opera quadrata di tufo litoide lionato e peperino con grossi blocchi disposti di testa per le fondazioni e di taglio solo per la parte inferiore dell’alzato, costituito principalmente da materiale deperibile.

La nuova costruzione occupa l’ingombro della fattoria distrutta ricalcando in parte le antiche strutture e livellando il terreno con vari strati di colmate. L’ingresso, come per la fattoria, è sul lato occidentale: dalla strada; tramite uno stretto corridoio si accede all’area settentrionale dell’edificio, costituito da una vasta corte con pavimento in terra battuta e fornito di una canaletta per il deflusso delle acque.

Sul cortile si affacciano una serie di ambienti. In particolare, sul lato orientale è allestito un portico ligneo del quale restano tracce di alcuni pali di sostegno della tettoia: sotto al portico, alloggiato su un piano pavimentale in battuto, è collocato un torchio oleario con una superficie di spremitura costituita da un blocco di cappellaccio squadrato (m 1,40 x 1,30). È ancora visibile il canale circolare di deflusso per il liquido di spremitura che è raccolto in una fossa realizzata nel terreno detta “inferno”, divisa in due bacini. A nord del portico, si accede ad un’area probabilmente destinata alla conservazione dell’olio, come dimostrerebbe il ritrovamento di numerosi frammenti di anfore. La produzione dell’olio costituisce, con buona probabilità, la principale ricchezza del complesso e pertanto non stupisce la presenza del torcular nella zona residenziale dove le attività possono essere gestite e controllate direttamente dal proprietario. Sul lato nord della corte si affacciano tre ambienti: quello centrale, di maggiori dimensioni, ospiterà in una fase successiva il “tablino”.

Nella parte residenziale due ambienti, quello nord-orientale e quello sud-occidentale, sono stati realizzati con una muratura di maggiore spessore. Questa caratteristica costruttiva ha fatto ipotizzare l’esistenza di due torri, all’interno di una delle quali sono stati ritrovati due pesi da telaio forse relativi ad attività di tessitura.

La planimetria della parte settentrionale dell’edificio presenta analogie con altre dimore coeve come quella etrusca di Acquarossa, presso Viterbo. Sul lato orientale del portico è stato riconosciuto un piccolo ambiente, separato dal resto dell’edificio e aperto verso la campagna, dove sono stati ritrovati numerosi oggetti riferibili ad un culto domestico”.

Il settore meridionale dell’edificio ospitava gli ambienti di servizio, adibiti ad attività produttive. Anche in questo caso, come per la zona settentrionale, soono riutilizzate solo poche strutture pertinenti alla fase della “fattoria”, mentre perlopiù i muri furono rasati e i dislivelli colmati con l’argilla. Un lungo corridoio unisce l’ala residenziale con un vasto ambito a pianta quadrangolare (m 8,70 x 7,20), probabilmente un cortile rustico intorno al quale erano organizzati i singoli locali di servizio.

Nell’angolo nord-occidentale della corte, è un pozzo in blocchi di tufo (ca. m 0,60 di diametro), a pianta circolare con la ghiera costituita dalla parte superiore di un grosso dolio in impasto rosso, e a seguire, sempre sul lato nord, è un lungo bancone in lastre di peperino, forse utilizzato come piano di lavoro. Nell’angolo sud-orientale è un focolare, costituito da una fossa foderata da tegole disposte per taglio, presso il quale, al momento dello scavo, sono state trovate tracce di cenere e vasellame con segni di combustione.

Oltre al focolare appena descritto sono stati identificati i resti di altri modesti piani di cottura. E’ inoltre rialzato il piano di calpestio dell’ambiente all’interno del quale, nella fase della “fattoria”, è stato allestito il forno a cupola: con questa modifica il forno è nascosto e sostituito con un focolare, costituito da due tegole accostate, in prossimità del quale sono stati trovati alcuni frammenti di olle ed una coppa di bucchero.

A sud della corte, all’interno di due vani, sono stati rinvenuti numerosi frammenti di bacini e dolii, in impasto chiaro sabbioso, che farebbero presupporre l’utilizzo di questi locali come magazzini per le derrate alimentari. Tra la metà del V secolo a.C. e il 300 a.C. l’ala meridionale dell’edificio subisce delle parziali ristrutturazioni che non alterano sostanzialmente la distribuzione e l’organizzazione degli ambienti di servizio anche se sono rialzati i piani pavimentali, rifatti alcuni muri e suddivisi diversamente gli spazi. In particolare il piano di calpestio della corte è rialzato di circa cm 40, il bancone in peperino nascosto e nell’angolo sud-occidentale è collocata una vasca rettangolare realizzata in lastre di tufo giallo.

Anche le stanze situate sul lato meridionale dell’edificio sono ristrutturate: è rialzato il pavimento, abbattuta la parete divisoria e creato un nuovo tramezzo. È possibile che il cortile della zona rustica avesse un ingresso su una strada secondaria che consentiva l’accesso dei cavalli e dei carri per il carico e lo scarico delle merci.

A sud di questo vasto complesso, oltre una stradina, è costruito un recinto, forse con stalla, utilizzato per custodire gli animali. Un muro e due porte separavano questa area dalla parte servile che, articolata in abitazioni, celle e orti per i servi, è realizzata in scheggioni di tufo e circondata da un alto muro così da costituire una sorta di “villaggio murato” di circa mq 1400.

Questa seconda fase si viene ad inserire in un contesto storico particolarmente delicato che vede il passaggio dalla monarchia alla repubblica. In questo periodo, secondo la tradizione letteraria, si assiste ad una ripresa del potere da parte dei patrizi che riconquistano il controllo della proprietà terriera precedentemente frazionata tra piccoli proprietari.

L’edificio sopra descritto si sostituisce alla fattoria, rappresentandone in un certo senso una continuità di vita. È probabile che un ricco patrizio fosse subentrato ai proprietari precedenti, forse caduti in rovina, organizzando il complesso in un modo più organico e funzionale e sfruttando il territorio per la coltura dell’olivo, come farebbe presupporre la presenza del torchio.

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Tratto da un testo di Paola Chini e Antonella Gallitto, pubblicato su “Il grande Auditorium di Roma. Una porta sul futuro” TIELLE MEDIA Editore S.r.l., 2005

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