Villino di Lola Mora de Hernandez

All’incrocio di via Sardegna con via Romagna, c’è il villino di Lola Mora de Hernandez, una costruzione molto elaborata nella decorazione in stile eclettico, che nel progetto originale era dotato di una torre angolare con tetto a cono.

Il villino si sviluppa su tre piani, ha un fronte lineare su via Sardegna mentre su via Romagna è mosso, caratterizzato da due torrette circolari angolari.

Questo villino fu costruito nel 1912 dall’ingegner Quadrio Pirani per la scultrice argentina Lola Mora Vega de Hernandez.  Questa casa e la sua padrona hanno giocato un ruolo fondamentale sia nell’evoluzione dell’estetica romana che nella emancipazione femminile. Lola Mora (1866 – 1936) è stata una grande scultrice argentina, la cui storia può essere considerata emblematica per l’epoca in cui visse.

A vent’anni cominciò a studiare Belle Arti con il pittore italiano Santiago Falcucci che per primo la mise in contatto con la grande tradizione dell’arte e in particolare della scultura italiana. Lola si trasferisce a Roma e qui prende lezioni di scultura da Giulio Monteverde il quale riconobbe in lei un talento da sviluppare. Lo spirito indipendente di Lola e la sua innata trasgressione delle regole, la spingono a tentare una sfida alla bellezza tradizionale inserendo una sorta di “brutalismo” nella levigatezza del marmo, cosa questa, per quei tempi di moralità vittoriana, del tutto inaccettabile sia dalla critica e dal pubblico che non si rendevano conto che con quelle sculture sbozzate Lola Mora si stava avvicinando alle avanguardie del XX secolo  da Alberto Giacometti a Eduardo Chillida Juantequi, da Pablo Picasso a Henry Moore anticipate dai visionari Auguste Rodin e Antoine Buordelle. Lola non era sposata, lo farà a quarant’anni con un uomo molto più giovane e ricco di lei, Luis Hernandez Otero, che lei stessa lascerà dopo pochi anni, i suoi amanti non ne surclasseranno mai la personalità né lei permetterà loro di assumere nella sua vita un ruolo predominante. Lola passava ore nel suo laboratorio in pantaloni e camicioni ampi, a lavorare la creta e il marmo, a immaginare e a scolpire le sue statue vibranti di donne che esibivano trionfalmente e senza pudori la loro nudità, una nudità che così esibita faceva parte allora solo del mondo postribulare e pornografico di cui gli uomini erano segreti e ipocriti fruitori. Contemporaneamente fuori del suo laboratorio la sua bellezza, il suo fascino, la sua eleganza nei salotti di Roma e Buenos Aires ne imponevano fortemente la presenza. Lola oltre al suo talento artistico aveva enormi capacità di immaginazione sul futuro e di conoscenze tecniche che le permisero di brevettare molte nuove idee riguardanti l’esplorazione mineraria, la ferrovia (fu una delle realizzatrici della ferrovia transandina, per dove oggi passa il famoso Tren de las Nubes – il treno delle nubi –  che raggiunge i 5000 metri sulla Cordigliera delle Ande), un sistema per proiettare film senza schermo, utilizzando una colonna di vapore e un sistema di cinematografia a colori basandosi nell’iridescenza delle emulsioni oleose sulla celluloide. Fu anche urbanista e autrice del Primo Progetto della metropolitana e della galleria subfluviale in Argentina, proposto per la sua capitale. Molte opere di Lola si trovano esposte nelle piazze e nei musei di varie città argentine ma la sua scultura più famosa resta “Las fuente de las Nereidas” (La fonte delle Nereidi). Il gruppo scultoreo rppresenta una grande conchiglia che sostiene in una spirale di corpi che tende verso l’alto le bellissime sensuali Nereidi. Lola Mora morì a Buenos Aires il 7 luglio del 1936 ed in sua memoria il Congresso Nazionale dichiarò il giorno della sua nascita, il 17 di novembre, come “Giorno Nazionale dello Scultore e delle Arti Plastiche”. In questa sua splendida residenza di quella che allora si chiamava via Dogali, e che lei stessa aveva progettato e fatta costruire in perfetto stile Liberty assieme a Quadrio Pirani, Lola riceveva artisti e personaggi celebri, dal suo maestro Giulio Monteverde a Gabriele D’Annunzio, da Guglielmo Marconi a Mario Rutelli, che da lei (o con lei) trasse ispirazione per la famosa fontana delle Naiadi di Piazza dell’Esedra. Era amica di Eleonora Duse e di Grazia Deledda che si ispirò alla figura di Lola Mora ed alla cada di via Dogali per sviluppare ambienti e personaggi del suo romanzo “Nel Deserto”. Persino le regine Elena e Margherita sono state illustri ospiti del suo atelier romano, un’abitazione che anni dopo divenne residenza della famosa cantante Lina Cavalieri. E proprio quel villino in via Dogali, oggi via Romagna, fa ancora bella mostra di sé e del suo importante valore artistico e storico, come sede romana di Banca Marche.

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