Approfondimento

Migliaia di comuni italiani celebrano il 20 Settembre, dedicandogli una delle vie principali.  Roma non fa eccezione e con una delibera del 1871, il consiglio comunale impose questo nome all’antica via di Porta Pia voluta da papa Pio IV (un Medici che non era un Medici) e che Pio IX (un Mastai Ferretti) tentò inutilmente di difendere.  La celebrazione della breccia di Porta Pia e quindi della restituzione di Roma all’Italia, con la contemporanea fine del potere temporale dei papi, esalta una data fondamentale della nostra storia, ne tiene sottotraccia alcuni aspetti, sottovaluta la straordinaria occasione di modernità e laicismo che l’avvento del fascismo avrebbe vanificato.

Cominciamo da quel giorno: alle 9 del mattino i cannoni dei bersaglieri del generale Cadorna sbriciolarono un pezzetto delle Mura Aureliane, a una cinquantina di metri da Porta Pia. L’ultima opera del vecchio Michelangelo Buonarroti venne risparmiata, i bersaglieri sciamarono per le accoglienti strade romane che non aspettavano altro, mentre il governo pontificio decise, alle 10.35, che la guerra era durata abbastanza e accettò la resa. Edmondo De Amicis, ancora lontano dalla fama di Cuore ma già dotato di notevole fantasia, descriverà una Porta Pia tutta sfracellata, che vide solo lui.

Si sottolinea poco che i prussiani di Bismarck avevano appena sbaragliato a Sedan le truppe di Napoleone III, ultimo vero difensore del Papa Re, altrimenti la battaglia per Roma sarebbe stata molto più dura. Non si parla mai delle estenuanti trattative per arrivare a un accordo col papa, durate un decennio e mai concluse per i progressivi e ondivaghi irrigidimenti vaticani. Il
risultato fu che Pio IX decise di fare l’offeso, si chiuse in Vaticano, protetto dalle notevoli garanzie (la legge delle Guarentigie) fornite comunque dal Regno d’Italia, e con il «non expedit» tentò di tenere i cattolici lontani dalla vita della giovane Italia. Non riuscì quasi in niente, ma cinquantanove anni dopo Mussolini per chiudere la ferita coi Patti Lateranensi, dovette accettare il cattolicesimo come religione di Stato e abolire la festa civile del XX Settembre, pagare un indennizzo di 1,7 miliardi di lire, sbrigandosi a chiudere le trattative perché Pio XI e i suoi, avendo capito l’aria che tirava, chiedevano sempre di più (per esempio di rinominare via XX Settembre, via Pia e non ci riuscirono per poco).

Non viene colta, in molte analisi, la straordinaria occasione laica di modernizzare uno Stato appena nato, paralizzato dal potere temporale dei papi e che, pochi decenni dopo l’avvento del fascismo, ha fatto tramontare definitivamente.  Resta una data da festeggiare con passione: il 20 Settembre non é un giorno qualsiasi.  E una Porta Pia intatta che Michelangelo volle più decorata verso Roma che verso l’esterno. Erano infatti i romani ad aver bisogno di conforto, non chi arrivava da fuori.

Fonti:  Da una pagina del sito … di … che ringraziamo.

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