Sfasciacarrozze

Sfasciacarrozze è un breve racconto, tratto da Isole. Guida vagabonda di Roma di Marco Lodoli, che parla dei numerosi sfasciacarrozze che occupano le sponde del Tevere tra la confluenza dell’Aniene e il Ponte di Tor di Quinto lungo la via Olimpica lungo una stradina nascosta: lungotevere dell’Acqua Acetosa.

Ci affatichiamo, in mille modi c’industriamo per avere una vita migliore, che oggi significa possedere tante cose ed essere in perfetta sintonia con lo stile del tempo: ma a volte ci prende il sospetto «che quanto piace al mondo è breve sogno» e che forse non vale la pena di sprecare troppe energie per caricarsi di oggetti inutili o per mascherarsi.

Le rovine dei Fori, i saldi nelle vetrine dei negozi, la spazzatura che trabocca dai cassonetti a volte parlano una lingua semplice e sapiente. E poi ci sono gli sfasciacarrozze, solenni monumenti alla fugacità del tempo. Quegli sfasci di macchine sono parte integrante del paesaggio romano, commenti silenziosi e implacabili al fracasso della vanità umana.

Di solito davanti a questi templi di carcasse e ruggine c’è un uomo grasso seduto su una seggiolina, sereno e indifferente come un oracolo, con un cane di nessuna razza nota sdraiato accanto. Lui accoglie l’automobile che solo poco tempo fa era nuova, che costò cambiali e preoccupazioni, e la scaraventa nel mucchio. Lui, per altro, sa dove ripescare la portiera decente di una Ritmo, il fanalino di destra di una Skoda, un parafango che può ancora parare montagne di fango. Getta e recupera, inghiotte e sputa, e il resto del tempo ozia osservando con le palpebre semiabbassate le automobili che fuggono nei viali. Sembra che dica: vi aspetto tutte qui.

Da poco a Tor di Quinto hanno fatto sloggiare i vecchi sfasciacarrozze, perché poco decorosi e forse anche abusivi. Gli ospiti importanti che arrivano a Roma non debbono vedere quei cumuli di rottami, non è un buon biglietto da visita per la nostra città. Eppure siamo quasi convinti che lo spettacolo di quelle rovine contemporanee possa fare solo bene alla mente. Che ognuno faccia la sua parte, bisbigliano i motori immobili, ma che nessuno pensi di durare per sempre.

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