Gustavo Giovannoni

Gustavo Giovannoni (1873 – 1947) , storico e critico dell’architettura, ingegnere, architetto e urbanista, fu considerato il “maggiore conoscitore” della storia dell’architettura italiana.

Nel 1913 insegna Architettura Generale alla Regia Scuola di Applicazione per Ingegneri; tra 1927 e 1935 dirige la Scuola di Architettura di Roma e successivamente insegna Rilievo e Restauro dei monumenti presso la prima Facoltà di Architettura in Italia, quella aperta nel 1932 a Valle Giulia.

Come docente e come studioso rivolge l’attenzione alla città moderna, dando rilievo alla formazione e alla diffusione di una coscienza urbanistica che alimenta soprattutto fra i giovani. Ha modo di realizzare molte sue idee nella revisione architettonica di Forlì, che deve diventare, come “Città del Duce”, una vetrina del regime fascista, una piccola Roma.

Giovannoni propone negli anni Venti il superamento della uniformità neo rinascimentale dello stile Umbertino creando il genere del Barocchetto Romano ispirato alla rivisitazione del Barocco seicentesco e settecentesco; il barocchetto è caratterizzato da una forte variabilità e creatività e senso di decoro borghese, utilizzato tanto nell’edilizia popolare quanto nell’edilizia di pregio. Con la rivista “Architetura ed Arti Decorative” fondata e diretta da Giovannoni tra 1921 e 1927 si definiscono i tratti distintivi di tale architettura romana cercandone una interpretazione in chiave Moderna per trovare una via al superamento dell’eclettismo umbertino ormai in crisi.

I suoi primi interventi riguardano progetti di alcuni edifici destinati ad attività produttive e costruzioni residenziali. Tra questi si segnalano i progetti per la Società Birra Peroni a Roma, e in particolare lo stabilimento con annessa fabbrica del ghiaccio, del 1909 (nel 1901 aveva disegnato la galleria annessa alla birreria). In entrambe le circostanze impiegò il cemento armato, importato proprio in quegli anni dalla Francia, secondo un sistema codificato con il nome di “Brevetto Hennebique”: travi e pilastri a vista vi rivelano una concezione strutturale dell’edificio, ben evidenziato nelle sue parti e nei suoi caratteri costitutivi.

Risale al 1920 l’incarico di coordinare il progetto per la “città giardino” dell’Aniene, nell’area di Montesacro. Il fondamentale apporto di Giovannoni all’architettura italiana del XX secolo è da ricercarsi nella sua opera di studioso e di teorico, ben più che nella sua limitata attività di progettista e di urbanista. Il campo delle sue ricerche è molto ampio, ma può essere circoscritto a un ambito specifico: lo studio dei monumenti architettonici e dei centri antichi con riferimento, quasi costante, alla straordinaria casistica offerta da Roma. Nel 1921 in collaborazione con Marcello Piacentini fondò la rivista “Architettura e Arti Decorative”, che uscì fino al 1931. La sua grande passione per lo studio dei monumenti architettonici e dei centri antichi che la sua città natale gli offriva e la necessità di valorizzare questo immenso bene storico-artistico, lo collocarono come uno dei primi teorici e studiosi che contribuirono ad una formulazione scientifica dei campi in via di sviluppo quali la storia dell’architettura, il restauro dei monumenti e l’urbanistica, che avevano ancora natura non del tutto definita. Nel 1931, egli stesso, ispirò la “carta del restauro”: primo documento italiano che unificò le norme in materia di restauro; oltre a queste disposizioni burocratiche, egli era convinto che l’operatore del restauro dovesse avere varie competenze tra cui la capacità di leggere il manufatto nella sua storicità e nella sua consistenza costruttiva, ripensandolo secondo le regole sia dell’arte sia della tecnica. Il suo maggiore contributo lo apportò al concetto di ‘tutela’ in materia di conservazione e restauro: elaborò una strategia di valorizzazione applicabile alle diverse scale di intervento distinguendo, da una parte la tutela e il restauro dell’ambiente urbano, dall’altra, il fatto che fosse opportuno collocare il monumento in un ambiente che entrasse in comunicazione con esso. Da notare che la legge n.1497 del 1939 sulla protezione delle bellezze naturali porta il nome di Gustavo Giovannoni ed è una legge a tutt’oggi utilizzata dalle soprintendenze per tutelare vasti ambiti territoriali e urbani. La figura poliedrica di Gustavo Giovannoni, nel corso della sua vita, ha rappresentato l’associazione di più figure competenti e professionali fondendole in quella nuova dell’architetto “integrale”.

DA RIVEDERE
Ugo Giovannozzi – Firenze, 1876 – Roma, 1957. Si laurea nel 1900 a Torino, ed inizia subito a lavorare a Firenze presso lo studio dell’architetto Riccardo Mazzanti, nel 1903 inizia il suo lungo sodalizio con la Compagnia di assicurazioni La Fondiaria per la quale realizzerà diverse sedi in varie città italiane. Nel 1916, progetta la sistemazione urbanistica e gli edifici termali ed annessi di Montecatini, amplia e trasforma gli stabilimenti delle terme Leopoldine, del Tettuccio, del Regina, dell’Excelsior, del padiglione della sorgente Rinfresco, sistemando anche viali e parchi, in poco più di un decennio porta a termine una delle sue opere più importanti, caratterizzata dalla classicità delle proporzioni architettoniche e dall’imponenza dei colonnati in travertino toscano. Nel 1918 progetta il Preventorio di Fara Sabina e, nel 1924, il sanatorio antitubercolare “Cesare Battisti” di Roma. Chiamato a Roma dall’Istituto nazionale delle assicurazioni, progetta e realizza, tra il 1923 e il 1927 il palazzo per la sede centrale in via San Basilio, con la collaborazione, come anche a Montecatini, del fratello Ezio e di Giulio Bargellini per gli affreschi murali interni, e di Antonio Maraini quale scultore. Negli anni successivi faranno seguito le realizzazioni dei progetti per le altre sedi dello stesso Istituto a Roma, Torino, Livorno e Firenze, e il restauro di Palazzo Strozzi a Firenze (proprietà Ina). Negli anni Trenta realizza a Napoli, Firenze e Pisa le sedi della Banca italiana di sconto; a Milano il Padiglione per la Fiera campionaria (1925) e il Palazzo della Montecatini, in via Turati (1927-1928), e il Palazzo per gli uffici della Società Solvay; a Roma e Firenze le sedi della Società italiana del gas; i palazzi per l’Istituto di credito delle casse di risparmio, per la Società immobiliare Toscana, per il Collegio pontificio ungarico e germanico, e per l’Unione italiana delle Riassicurazioni a Roma; l’Istituto demaniale di biologia marina a Taranto (1930); il Palazzo della Cassa nazionale delle Assicurazioni sociali a Trieste (1931); la Banca popolare di via dei Conti, la Banca commerciale di via S. Egidio a Firenze; le sedi del Monte dei paschi a Montecatini, Firenze e Roma. Progetta inoltre il sanatorio “Carlo Forlanini” di Roma (1934-1935). Varie le committenze private, le Ville Schweiger a Roma e Montecatini, Villa Elia e Villa Menesini a Roma, il Villino Marchi a Firenze, le Ville Piccolellis e Ludolf a Marina di Massa, Villa Galletti a Monteverdi Marittimo, e ai riadattamenti delle Ville Donegani a Moltrasio e a Roquebrune, in Costa Azzurra; numerose cappelle e monumenti funerari, realizzazioni per la Magona d’Italia a Piombino, la centrale idroelettrica per la Montecatini a Merano, le centrali telefoniche della Società telefonica tirrena (Teti) a Roma, Firenze e Forte de Marmi. A Roma porta a compimento la realizzazione del Palazzo della Fondiaria in Via Bissolati e il cinematografo Fontana di Trevi; a Firenze, dove costruisce fabbricati di abitazioni per la Fondiaria e cura la ricostruzione di alcuni stabili danneggiati dai bombardamenti. Muore a Roma nel 1957.

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