Papà dei soldatini

In via Lago di Lesina 13, a pochi metri da via Nemorense e davanti al parco Nemorense, c’è uno strano negozio le cui vetrine sono piene di “soldatini”.

Si entra e subito ci si tuffa in quel passato infantile fatto di pomeriggi sdraiati sul tappeto a giocare a indiani contro giacche azzurre, di un fortino in legno leggero, del sogno di un’epopea eroica. Chissà, forse i collezionisti che entrano nella “Bottega del soldatino” sono solo dei romantici in cerca di emozioni perdute.

Qui è dal 1912 che si costruiscono i “soldatini”.

“Peccato però che siano in via d’estinzione anche i romantici”, racconta Lorenzo Antonini, mentre col pennellino rifinisce i capelli di un Garibaldi, rigorosamente a cavallo, con la giubba della Repubblica romana. Lorenzo, 45 anni, un passato da ufficiale di cavalleria, è la terza generazione di casa Antonini a creare soldatini di piombo.

E questo negozietto, pieno di libri di storia militare e antichi cavallucci a dondolo (“la passione di nonno Francesco”, spiega Lorenzo), quest’anno compie cent’anni tondi tondi. “In realtà la “fabbrichetta” era in questo palazzo, ma al secondo piano. Nella casa che fu del padre mio padre – racconta Lorenzo – . Nonno aveva frequentato una scuola per imparare a fare strumenti chirurgici. E a fondere il piombo era un mago”.

Dal bisturi ai soldatini per Francesco Antonini, è un attimo. Nel 1910 importa dalla Germania alcuni stampi della gloriosa fabbrica Gebruder Schneider, e il gioco è fatto, dalle sue mani nascono fanti inglesi, soldati prussiani, ussari. E i bambini dell’epoca impazzivano per i reparti dell’esercito ottomano, contro il quale l’Italia combatteva allora. Il business arrivò in un secondo momento con gli ordini arrivati dalla Rinascente a Milano e dai magazzini Lafayette a Parigi. Quei calchi ormai sono cimeli, ma Lorenzo continua a utilizzarli per le sue opere in miniatura: 54 millimetri di precisione. E tanta passione.

Per ogni esemplare ci vogliono anche 3 0 4 giorni di lavoro. Ogni particolare, dalle divise alle armi, dagli ornamenti all’espressione dei volti, è dipinto con meticolosa attenzione. Non è certo una professione remunerativa, spiega Antonini, e con gli anni il lavoro è sempre meno, anche se questi soldatini grazie alle vendite online sono in giro per mezzo mondo. “La colpa, più che della crisi economica – racconta Lorenzo mentre sistema in una vetrina un plotoncino di militari di sua maestà Ferdinando II – è della crisi generazionale. I miei clienti sono ex bambini degli anni Cinquanta e Sessanta, che in omaggio a quei tempi collezionano esemplari preziosi. Che poi preziosi più di tanto non sono: prezzo al soldatino tra i 50 e i 350 euro a seconda se il conio già c’è o è da fare ex novo”.

Per il futuro non vede grosse chance, Lorenzo. “I ragazzini di oggi preferiscono i videogiochi, le armi di plastica – spiega – E un domani, tutto faranno meno che comprare soldatini di piombo”. Un tempo però questa bottega era la preferita di Francesco Cossiga, Giovanni Ciarrapico e Giovanni Spadolini “che era innamorato dell’epopea garibaldina”. Alle 6 di un pomeriggio scuro e piovoso come quello di ieri la saracinesca della bottega è già tirata giù. E dentro, nel buio degli scaffali, ci piace immaginare che sia questa l’ora in cui il soldatino di piombo senza una gamba della favola di Andersen si svegli alla ricerca della sua amata ballerina.

Da un articolo di Alessandra Paolini (2012) che ringaziamo.

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